Smaltimento batterie al piombio: interviene l’Antitrust

La nuova normativa europea che impone la raccolta e il riciclaggio corretti delle pile usate, e che stabilisce la responsabilità dei produttori quando le pile si trasformano in rifiuti, è entrata in vigore il 26 settembre u.s. e sostituisce quella del 1991: quest'ultima, infatti, non ha determinato gli effetti desiderati ai fini del controllo sui rischi per la salute umana e l’ambiente che derivano da alcuni metalli pesanti, come il piombo e il mercurio, presenti nelle pile. La raccolta e il riciclaggio impediscono che dette sostanze si diffondano nell’ambiente e permette di risparmiare energia e risorse naturali.
Secondo l’Antitrust, però, lo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva Ue sullo smaltimento di pile e accumulatori restringe il gioco della concorrenza. Infatti, esso prevede il mantenimento di un unico "sistema" per la raccolta e il trattamento delle batterie al piombo esauste, che corrisponde all’attuale Consorzio obbligatorio Batterie al Piombo esauste e rifiuti piombosi - COBAT. Secondo l'Autorità è invece necessario che i sistemi nazionali di raccolta, recupero e smaltimento di rifiuti risultino effettivamente improntati alla tutela e promozione della concorrenza, attraverso una pluralità di soggetti legittimati ad operare anche in competizione tra loro, in modo da ottenere una maggiore efficienza del servizio con conseguenti benefici anche sotto il profilo ambientale.
Per l’Antitrust la definizione del COBAT quale unico possibile "sistema" di raccolta e trattamento delle batterie al piombo esauste, oltre ad alterare la struttura di mercati già esistenti, ostacolando gravemente la libertà d’impresa degli operatori, definisce un regime che preclude ogni sviluppo concorrenziale del settore. La sottrazione al mercato di diversi stadi della catena produttiva e l’impossibilità da parte di imprese, anche se dotate dei requisiti tecnici, di sicurezza e amministrativi all'uopo necessari, di operare al di fuori del "sistema", pregiudicano anche la possibilità di conseguire gli obiettivi ambientali che stanno alla base della direttiva che il decreto recepisce. Inoltre, la definizione di un unico “sistema” deputato ad operare la raccolta e smaltimento di batterie esauste può privare il Paese di una risorsa di rilievo come il piombo secondario, il quale, se non trattato all’interno dell’unico canale disponibile rappresentato dal COBAT, potrà unicamente essere destinato al recupero in altri Paesi.