• Giurisprudenza
  • Limiti di velocità, Arresto, fermata e sosta
  • Dott.ssa Maristella Giuliano

Veicolo fermo in autostrada

Corte di Cassazione IV sez. penale
25 ottobre 2013

Eccesso di velocità – circolazione in autostrada – ingombro della carreggiata da parte di veicolo fermo – imprevedibilità – non sussistenza

 

La presenza di un veicolo fermo in autostrada, comportante parziale o totale ingombro della carreggiata, non è fatto eccezionale ed imprevedibile.

Per questa circostanza, anche se la guida in autostrada consente un’andatura veloce, non viene meno l’obbligo di prestare attenzione allo spazio che si va impegnando, in modo da essere in grado di poter arrestare il veicolo in casi, del tutto prevedibili, d’ingombro o di ostacoli per precedenti incidenti o per la presenza di veicoli in avaria.

 

 

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con sentenza del 1732010 il G.U.P. del Tribunale di XXXX, in sede di rito abbreviato, condannava Xxx per triplice omicidio colposo alla pena di anni due di reclusione, nonché al risarcimento del danno in favore delle costituite parti civili da liquidare in separato giudizio.

All'imputato era stato addebitato che, alla guida di un'autovettura XX con passeggeri a bordo, percorrendo l'autostrada A 19 ad una velocità di circa 140 Km/h, superiore al limite imposto di 100 Km/h, aveva perso il controllo del mezzo andando a collidere con un autocarro YY fermo sul margine destro della carreggiata per una foratura, determinando il decesso del conducente dell'autocarro YY, Xxx e la morte di due passeggeri dell'Xxx, Xxx e Xxx (acc. in Xxx Xxx il 1872007).

Con sentenza del 9122011 la Corte di Appello di Xxx confermava la pronuncia di condanna

Avverso la sentenza ha proposto ricorso il difensore dell'imputato, lamentando: l’erronea applicazione della legge ed il vizio di motivazione in relazione alla affermata sussistenza del nesso causale tra la condotta di guida dell'imputato e gli eventi mortali; nonché in ordine alla qualificazione come colposa della sua condotta di guida. 

Infatti il giudice di merito non aveva tenuto conto che il limite di velocità era di 130 e non 100 km/h; il posizionamento dell'autocarro YY costituiva un'invasione della carreggiata e non una sosta di emergenza; peraltro la sosta non era segnalata dal posizionamento del "triangolo". Pertanto tali circostanze avevano determinato un’interruzione del legame casuale tra la sua condotta e gli eventi.

Il vizio di motivazione si palesava anche sotto il profilo dell'affermata sussistenza dell'elemento psicologico. Invero la grave negligenza commessa dal conducente dell'autocarro YY, non solo aveva interrotto il nesso causale, ma per la sua imprevedibilità con consentiva di rilevare alcuna colpa dell'imputato il quale, circolava ad una velocità di poco superiore al limite di 130 km/h previsti sul tratto dell'autostrada.

Il vizio di motivazione in relazione alla omessa concessione delle attenuanti generiche prevalenti ed al complessivo trattamento sanzionatorio.

 Il ricorso è infondato e deve essere rigettato.

La corte distrettuale ha rilevato che la responsabilità dell'imputato nell'incidente emergeva dalle seguenti circostanze:

nel pomeriggio del 1872007 il veicolo dell'imputato, con a bordo sei passeggeri trasportati da Xxx all'aeroporto di Xxx, percorreva l'autostrada A 19 ad un velocità di km/h 140 superiore al limite di Km/h 100;

il conducente tardivamente aveva visto un furgone fermo lungo il margine destro della carreggiata;

nel frenare aveva perso il controllo del mezzo andando ad impattare contro il dell'autocarro YY in sosta;

tale mezzo era ben visibile in quanto aveva le luci accese ed i lampeggianti attivati. 

Ne desumeva la Corte di Appello che il Xxx, per negligenza, non si era accorto della presenza del veicolo sul margine destro e la imprudente eccessiva velocità di circolazione non gli aveva consentito di mantenere il controllo del mezzo ed evitare lo scontro.

Sulla base di tali valutazioni la Corte confermava la pronuncia di condanna.

Ciò detto, in ordine al censurato vizio di motivazione sull'indicazione del limite di velocità, il giudice di merito ha ben spiegato che nel tratto stradale interessato dal sinistro, poiché si trovava collocato in prossimità dello svincolo per Cefalù, la segnaletica verticale indicava il limite di 100 Km/h; pertanto era inoperante l'ordinario limite vigente nei tratti autostradali. Correttamente, pertanto, la corte di merito, così come il Tribunale, ha ritenuto superato da parte dell'imputato di gran lunga il limite segnalato di ben 40 km/h.

A tale imprudenza se ne è poi aggiunta un'altra e cioè non avere prestato attenzione ad eventuali ingombri presenti sulla carreggiata.

Va rammentato che questa Corte di legittimità ha ripetutamente affermato che "In tema di circolazione stradale, la circostanza che le autostrade consentano un'andatura veloce non fa venir meno l'obbligo di prestare costante attenzione allo spazio che si va impegnando nonché quello di regolare l'andatura in relazione alle obiettive condizioni della strada, in modo da essere sempre in grado di poter arrestare il veicolo in casi, del tutto prevedibili, di ingombro o ostacoli per precedenti incidenti" (Cass. Sez. 4, Sentenza n. 8576 del 17/05/1989 Ud. (dep. 14/06/1989), Rv. 181573; conf., Cass. Sez. 4, Sentenza n. 1174 del 05/06/1968 Ud. (dep. 17/12/1968), Rv. 109735; Cass. Sez. 4, Sentenza n. 13270 del 31/05/1990 Ud. (dep. 10/10/1990), Rv. 185489).

Nel caso di specie, come evidenziato nelle sentenze, la strada aveva una buona visibilità ed una sufficiente ampiezza (due corsie ed una banchina asfaltata); nonché la sosta forzata (per una foratura) dell'autocarro YY era segnalata dai lampeggianti del veicolo, per cui usando la normale attenzione, l'imputato avrebbe avuto tutta la possibilità di accorgersi del parziale ingombro della corsia di destra e passare oltre nello spazio residuo di detta corsia e quello intero della corsia di sinistra.

Né può dirsi che la circostanza di un totale o limitato (come nel caso di specie) ingombro della carreggiata sia un fatto imprevedibile, perché è ben possibile che altri veicoli siano coinvolti in sinistri, ovvero patiscano avarie che impongono la fermata. Nel caso che ci occupa, come evidenziato dal giudice di merito, la sosta dell'autocarro YY lungo il margine destro della carreggiata (per metà sulla banchina e per l'altra metà sulla corsia di destra) era stato fatto imposto da una foratura. Pertanto nessuna condotta negligente può essere addebitata al defunto conducente, tale da costituire causa esclusiva del sinistro.

Consegue da quanto detto che correttamente i giudici di merito hanno individuato nell’imprudente e negligente condotta di guida dell'Xxx la esclusiva causa dell'incidente.

In ordine all’invocata prevalenza delle attenuanti generiche, la corte distrettuale ha ribadito la mera equivalenza, evidenziando il grave grado della colpa e la gravità delle conseguenze.

Ciò premesso, va ricordato che "per il corretto adempimento dell'obbligo della motivazione, in tema di bilanciamento di circostanze eterogenee, è sufficiente che il giudice dimostri di avere considerato e sottoposto a disamina gli elementi enunciati nella norma dell'art. 133 cod. pen. e gli altri dati significativi, apprezzati come assorbenti o prevalenti su quelli di segno opposto, essendo sottratto al sindacato di legittimità, in quanto espressione del potere discrezionale nella valutazione dei fatti e nella concreta determinazione della pena demandato al detto giudice, il supporto motivazionale sul punto quando sia aderente ad elementi tratti obiettivamente dalle risultanze processuali e sia, altresì, logicamente corretto" (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 3163 del 28/11/1988 Ud. (dep. 25/02/1989), Rv. 180654; conf., Cass. Sez. 1, Sentenza n. 758 del 28/10/1993 Ud. (dep. 26/01/1994), Rv. 196224).

Nel caso di specie il giudice del merito ha effettuato una valutazione di circostanze di segno opposto, giungendo alla valutazione di equivalenza, con una motivazione congrua ed immune da vizi logici o giuridici e come tale, quindi insindacabile in sede di legittimità.

Quanto al complessivo trattamento sanzionatorio, premesso che l'imputazione è di triplice omicidio colposo (art. 589, ultimo comma, c.p.). anche in tal caso va rammentata la giurisprudenza di questa Corte, secondo cui la determinazione della misura della pena tra il minimo e il massimo edittale rientra nell'ampio potere discrezionale del giudice di merito, il quale assolve il suo compito, anche se abbia valutato globalmente gli elementi indicati nell'articolo 133 c.p. Anzi, non è neppure necessaria una specifica motivazione tutte le volte in cui la scelta del giudice risulta, come nel caso di specie, contenuta in una fascia media rispetto alla pena edittale (cfr. ex plurimis, Cass. IV, 20 settembre 2004, Nuciforo, RV 230278).

Segue, per legge, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

 

Per questi motivi

 

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

 

 

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