• Atti preparatori
  • Arresto, fermata e sosta, Mobilità persone con disabilità
  • Dott.ssa Maristella Giuliano

Sosta e circolazione per disabili

Interrogazione a risposta in Commissione 5-00097
Commissione Trasporti del 10 luglio 2008

 

Atto CameraInterrogazione a risposta in Commissione 5-00097 presentata da PAOLO GRIMOLDI martedì 10 giugno 2008 nella seduta n.015 GRIMOLDI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. -          Per sapere :  premesso che l'articolo 188, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, recante il «Nuovo codice della strada» e l'articolo 381 del relativo regolamento di attuazione disciplinano la circolazione e la sosta dei veicoli al servizio di persone invalide; la vigente normativa prevede che i soggetti legittimati ad usufruire del contrassegno invalidi siano autorizzati dal sindaco del comune di residenza in conformità alle norme contenute nel regolamento, con particolare riferimento agli allegati corrispondenti al titolo V, figura v. 4; in materia è poi intervenuto il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, recante il «Codice in materia di protezione dei dati personali» che, all'articolo 74, prevede per i contrassegni invalidi il ricorso alla sola indicazione dei dati idonei ad identificare l'autorizzazione rilasciata senza l'apposizione di simboli o diciture che facciano riferimento alla condizione del disabile; alcuni Comuni hanno interpretato la normativa di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003 sostituendo il simbolo convenzionale della sedia a rotelle con il simbolo del comune stesso; ciò ha creato non poche incertezze sulla corretta applicazione della norma anche da parte degli organi di polizia locale; l'incertezza normativa si ripercuote molto spesso a svantaggio degli stessi soggetti disabili che, rimanendo vittime di sanzioni pecuniarie da parte di agenti accertatori di comuni diversi da quello di residenza, di fatto si vedono limitati della libertà di circolazione nel territorio nazionale; la figura di cui agli allegati del regolamento rappresenta un simbolo convenzionale dal quale non emerge alcuna indicazione della patologia, essendo utilizzata anche a livello internazionale per qualunque disabilità che comporti difficoltà a deambulare e assicuri il diritto ad utilizzare i posti riservati; la sostituzione del simbolo non permette poi il riconoscimento di validità del contrassegno negli altri Stati esteri. In tal senso, la Raccomandazione del Consiglio dell'Unione europea n. 98/376/CE invita gli Stati membri ad elaborare il contrassegno di parcheggio per disabili secondo un modello comunitario uniforme, di cui agli allegati del documento, che può essere utilizzato in parallelo con i contrassegni rilasciati negli altri stati membri; l'Italia, anche se non esiste un preciso obbligo di recepimento, non ha ancora adeguato la normativa nazionale sul contrassegno di parcheggio per disabili ai criteri di cui alla raccomandazione 98/376/CE -: se il Ministro interrogato non ritenga opportuno adottare una circolare esplicativa riguardante l'attuazione della normativa sul contrassegno invalidi, finalizzata a legittimare l'impiego del simbolo di cui agli allegati del regolamento di attuazione del codice della strada sui contrassegni rilasciati su tutto il territorio nazionale, garantendo da un lato il diritto alla libertà di circolazione per i soggetti disabili e dall'altro il rispetto della normativa sulla privacy; se non ritenga opportuno uniformare la normativa nazionale in materia di contrassegni per i parcheggi riservati agli invalidi ai criteri contenuti nella raccomandazione 98/376/CE al fine di garantire ai soggetti disabili il diritto di circolare liberamente nel territorio dei Paesi dell'Unione europea. (5-00097)     Commissione trasporti alla Camera – seduta  di giovedì 10 luglio     TESTO INTEGRALE DELLA RISPOSTA Il Codice della strada ha posto particolare attenzione alle problematiche afferenti la sfera dell'handicap motorio, attraverso una serie di norme che facilitano la mobilità dei diversamente abili, garantendo a questi ultimi un rapporto «attivo» con la strada.  In particolare l'articolo 188 del Codice della strada e il decreto del Presidente della Repubblica n. 503 del 1996 prevedono che gli utenti diversamente abili possano usufruire di importanti agevolazioni, esponendo il contrassegno previsto dall'articolo 381 del Regolamento di esecuzione del Codice della strada.  Il contrassegno, che ha validità nazionale, permette una rapida individuazione da parte degli organi di polizia stradale dei veicoli al servizio della persona diversamente abile e pone in condizione l'agente accertatore di non rilevare, attraverso l'esposizione dell'autorizzazione, eventuali infrazioni ad obblighi dai quali gli aventi diritto sono esonerati quali, ad esempio, il transito nelle corsie preferenziali, la sosta in zone di divieto dove è espressa la deroga, la sosta e il transito in zone ove vige il divieto ai sensi dell'articolo 7 del Codice della strada, la sosta gratuita nelle aree a tariffazione, eccetera. Il fine del contrassegno è, pertanto, quello di agevolare la loro mobilità e, nel contempo garantire loro la possibilità di usufruire delle facilitazioni previste dal Codice della strada e dal decreto del Presidente della Repubblica n. 503 del 1996, al riparo da improprie contestazioni o verbalizzazioni di infrazioni.  Tutto ciò risulta tuttavia oggi in contraddizione con il disposto dell'articolo 74, comma 1, del decreto legislativo n. 196 del 30 giugno 2003 «Codice in materia di protezione dei dati personali», che non prevede l'esposizione «di simboli o diciture dai quali può desumersi la speciale natura dell'autorizzazione, per la sola visione del contrassegno», vanificando in tal modo gli aspetti di vantaggio che sono stati citati ed esponendo gli aventi diritto ad ulteriori difficoltà.  Tale opinione è condivisa anche da alcune importanti associazioni di categoria che non ritengono lesivo della loro dignità l'esposizione del contrassegno attuale, e che ben conoscono le difficoltà che i loro iscritti devono affrontare a causa di un contrassegno del tutto anonimo. Peraltro, tale contrassegno non individua, con la sola esposizione, il titolare ma il veicolo al suo servizio, tutelandone di fatto la privacy. Si aggiunga che sarebbe estremamente complicato predisporre un unico modello di contrassegno che contenga i soli dati indispensabili ad individuare l'autorizzazione rilasciata, privo di simboli o diciture dai quali possa desumersi la speciale natura dell'autorizzazione e che sia riconosciuto all'istante da tutte le forze dell'ordine, senza che questo assuma, di fatto, il significato di «auto al servizio delle persone invalide», vanificando così l'intento del legislatore, per non parlare della facilità con cui tali contrassegni potrebbero essere contraffatti o falsificati. Per completezza di informazione si precisa che, proprio a seguito di quanto previsto dalla legge n. 196 del 2003, in Italia non è possibile adottare il contrassegno europeo «Parking Card for disabled people», valido nella Comunità Europea ed emanato con raccomandazione del Consiglio del 4 giugno 1998, che permette a tutti i cittadini della Comunità di usufruire in ogni Paese delle facilitazioni ivi previste.  Si concorda con l'interrogante sull'opportunità di pervenire quanto prima ad un chiarimento sulla materia nell'interesse della categoria delle persone diversamente abili attraverso una modifica al richiamato articolo 74, della legge n. 196 del 2003 che preveda la soppressione della parte che vieta «l'apposizione di simboli o diciture dai quali può desumersi la speciale natura dell'autorizzazione per effetto della sola visione del contrassegno», fermi restando i vincoli di tutela dei dati personali. Senza tale modifica preliminare, non è possibile procedere ad uniformare la normativa nazionale ai criteri contenuti nella Raccomandazione 98/376/CE e garantire, di conseguenza, ai soggetti disabili, il diritto di circolare liberamente nel territorio dei Paesi dell'Unione Europea. Nonostante che gli interventi del Ministero presso il garante per la protezione dei dati personali non abbiano dato, fino ad oggi, riscontri positivi, si rassicura l'interrogante che è ferma intenzione del Ministro proporre in tempi rapidi la modifica normativa del citato articolo 74.