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  • Dott.ssa Maristella Giuliano

Reati di fuga e di omessa assistenza

Corte di Cassazione Sezione IV Penale
Sentenza n.40722 del 7 settembre 2017

Reato di fuga – reato di omessa assistenza –art. 189 cds comma 6 e 7 – configurabilità – comportamenti ex post – irrilevanza

 

I reati di "fuga" e di "omessa assistenza" sono reati omissivi di pericolo e si perfezionano istantaneamente nel momento in cui il conducente del veicolo investitore viola l'obbligo di fermarsi  e si allontana. Pertanto non solo non è configurabile il tentativo, ma i comportamenti tenuti ex post ossia successivamente alla loro consumazione, non sono rilevanti ai fini della valutazione della loro configurabilità. Nel caso di specie il soggetto investitore  si è allontanato di circa  100 metri e successivamente è ritornato sul luogo del sinistro.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

QUARTA SEZIONE PENALE

 

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Presidente:

Francesco Maria CIAMPI

Rel. Consigliere:

Alessandro RANALDI

ha pronunciato la seguente

Sentenza

 

Ritenuto in fatto

 1. Con sentenza del 28.4.2016 la Corte di appello di Firenze, per quanto qui interessa, ha confermato la sentenza del Tribunale di Arezzo con riferimento alla penale responsabilità di A. A. in ordine al reato di cui all'art. 189, commi 1, 6 e 7 cod. strada, per non essersi fermato e non aver prestato assistenza alle persone rimaste ferite in un incidente stradale.

 

2. Avverso la sentenza propone ricorso per cassazione il difensore di fiducia dell'imputato, articolando sei motivi di censura.

 2.1. Con i primi due motivi lamenta violazione di legge e vizio di motivazione in merito alla violazione dell'art. 189, comma 7, cod. strada (omessa assistenza alle persone ferite).

 Deduce che la Corte di merito non ha dato alcuna motivazione circa la sussistenza del predetto reato, che presuppone l'effettività del bisogno di soccorso dell'investito, che viene meno nel caso di assenza di lesioni o se altri vi abbiano già provveduto e non risulti più necessario.

 Osserva che nel caso di specie l'imputato non si diede alla fuga facendo perdere le proprie tracce, ma dopo un momentaneo e fugace allontanamento di soli 100 metri fece immediato ritorno sul luogo del sinistro in attesa dei soccorsi.

 Deduce comunque la mancanza dell'elemento psicologico (dolo) in capo al prevenuto, non avendo egli verosimilmente avuto consapevolezza della necessità di assistenza.

 2.2. Con il terzo motivo lamenta la carenza di motivazione in merito alla mancata applicazione dell'art. 56 cod. pen. (tentativo) in relazione alla fattispecie di cui all'art. 189, comma 7, cod. strada, avendo la Corte di merito motivato il diniego solo con riferimento all'ipotesi del comma 6.

 

2.3. Con il quarto motivo lamenta violazione di legge in relazione all'art. 189, comma 6, cod. strada.

 Deduce che nessuna "fuga" ha caratterizzato la condotta del prevenuto, il quale piuttosto si sarebbe limitato ad un momentaneo ed istintivo allontanamento di soli 100 metri, subito rientrato dopo essersi reso conto di quanto avvenuto. Rileva che, in definitiva, l'imputato è stato compiutamente identificato a seguito dell'incidente, per cui il reato non sarebbe configurabile.

 2.4. Con il quinto motivo lamenta violazione di legge in relazione alla mancata applicazione alla fattispecie dell'art. 56 cod. pen., sotto il profilo della desistenza volontaria o del tentativo.

 2.5. Con il sesto motivo lamenta vizio di motivazione in merito al mancato riconoscimento dell'attenuante di cui all'art. 62-bis cod. pen.

 

2.6. Invoca, infine, l'esimente di cui all'art. 131-bis cod. pen.

 

Considerato in diritto

 1. I primi cinque motivi di ricorso, trattabili congiuntamente in quanto tutti essenzialmente riguardanti la questione circa la configurabilità nel caso di specie dei reati di fuga e omessa assistenza cui all'art. 189, commi 6 e 7, cod. strada, sono infondati.

 1.1. Si tratta di censure dedotte in relazione alla ritenuta colpevolezza del prevenuto in ordine ai suddetti reati, con le quali sono state svolte doglianze che attengono sostanzialmente a valutazioni probatorie ed apprezzamenti di merito. In proposito si osserva che tali doglianze, relative ad asserite carenze argomentative sui singoli passaggi della ricostruzione fattuale dell'episodio, non sono proponibili nel giudizio di legittimità, quando la struttura razionale della decisione sia sorretta, come nella specie, da un percorso motivazionale che risulti comunque esteso a tutti gli elementi offerti dal processo, e il ricorrente si limiti sostanzialmente a sollecitare la rilettura del quadro probatorio al fine di dimostrare l'assenza di consapevolezza da parte dell'imputato e, con essa, il riesame nel merito della sentenza impugnata.

 1.2. Le argomentazioni svolte dal ricorrente, in chiave di puro merito, non valgono a scalfire la motivazione fornita dalla Corte territoriale in punto di responsabilità: ed invero giudici non hanno mancato di richiamare espressamente gli elementi acquisiti a carico dell'imputato, ed in particolare la circostanza relativa al repentino allontanamento del A. A. dal luogo del sinistro, dopo aver provocato uno scontro frontale con l'autovettura condotta dall'B. B. È stato appurato che l'imputato stava viaggiando a velocità elevata e che, trattandosi di scontro frontale fra le due auto, con scoppio degli airbags, di per sé chiaramente idoneo a produrre eventi lesivi alle persone, e tenuto conto delle lesioni riportate dal soggetto trasportato dal prevenuto (C. C.: trauma cranico commotivo ed escoriazioni al volto), A. A. aveva immediatamente percepito tali lesioni e si era reso conto degli esiti lesivi del sinistro; ciononostante il ricorrente aveva deliberatamente assunto la decisione di darsi alla fuga, esortando anche il C. C. a fare altrettanto (decisione dovuta anche al fatto di essersi posto alla guida dell'auto in stato di ebbrezza e privo della patente di guida).

 1.3. Con motivazione stringente, coerente e logica, oltre che giuridicamente corretta, la Corte di merito ha ritenuto la sussistenza di tutti gli estremi oggettivi e soggettivi dei reati di cui all'art. 189, commi 6 e 7, cod. strada, escludendo nella specie la configurabilità della volontaria desistenza da parte del prevenuto, posto che il A. A., dopo essere fuggito, allontanandosi per circa 100 metri ed incitando nel contempo il C. C. a fare altrettanto, fermatosi per vedere cosa stava facendo il compagno, si accorgeva che il C. C. era stato bloccato dall'altro conducente, B. B., che egli conosceva per essere il Comandante della Compagnia Carabinieri di Bibbiena. Pertanto la Corte osserva correttamente che il ritorno del A. A. sul luogo del sinistro, dopo l'iniziale fuga, era stato determinato non da una libera scelta, ma dalla consapevolezza di essere stato ormai riconosciuto dall'B. B., per cui era ormai impossibile raggiungere il proprio scopo. Conseguentemente l'azione criminosa non veniva proseguita per una necessità causata da fattori esterni non riconducibili ad una libera scelta interiore del prevenuto (in tal senso cfr. Sez. 2, n. 7036 del 29/01/2014, Canadè, Rv. 25879101; Sez. 2, n. 18385 del 05/04/2013, Pesce e altri, Rv. 25591901).

 1.4. Quanto all'invocata ipotesi del tentativo, i giudici di merito hanno condivisibilmente evidenziato che i reati di "fuga" e di "omessa assistenza" hanno natura di reati omissivi di pericolo e si perfezionano istantaneamente nel momento in cui il conducente del veicolo investitore viola l'obbligo di fermarsi, ponendo in essere, con il semplice allontanamento, una condotta contraria al precetto di legge (Sez. 4, n. 11195 del 12/02/2015, Dandaro, Rv. 26270901).

 Nel caso in disamina è indubbio che il ricorrente, subito dopo il sinistro, è immediatamente fuggito dal luogo dell'incidente, al fine di allontanarsi e non essere identificato, omettendo di prestare nell'immediatezza la necessaria assistenza alle persone ferite. Del resto la valutazione in ordine alla configurabilità dei reati in questione va fatta con giudizio ex ante, al momento di verificazione del sinistro, e non valutando ex post comportamenti avvenuti successivamente alla loro (istantanea) consumazione.

 

2. Il sesto motivo è infondato.

 Le circostanze attenuanti generiche sono state motivatamente negate a causa dei numerosi e gravi precedenti penali a carico del prevenuto e l'assenza di elementi positivamente valutabili a tale fine.

 

Si tratta di una esauriente e ponderata valutazione di merito, come tale insindacabile nella presente sede di legittimità.

 3. Quanto all'invocata causa di non punibilità di cui all'art. 131-bis cod. pen. si osserva che la richiesta è stata dedotta dal ricorrente in maniera generica e immotivata, e che comunque nel caso non ne sussistono i presupposti, dovendosi chiaramente escludere la minima offensività dei fatti alla luce delle circostanze obiettivamente emerse e già valutate dai giudici di merito (scontro frontale a elevata velocità con feriti, a seguito di guida in stato di ebbrezza e senza patente da parte del prevenuto, il quale subito dopo il sinistro si è immediatamente dato alla fuga).

 

4. In definitiva il ricorso va rigettato; segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

 

Per questi motivi

 

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

 

Così deciso il 26 aprile 2017.

 

Il Presidente: CIAMPI

Il Consigliere estensore: RANALDI

 

Depositato in Cancelleria il 7 settembre 2017.

Il Funzionario Giudiziario

 

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