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RC auto: polizze e polis - recenti riforme e nuove prospettive per compagnie, agenti e consumatori

Abstract dello studio della Fondazione F. Caracciolo Centro Studi ACI
presentato il 27 giugno 2007 presso l'Università LUISS Guido Carli

 

RC Auto: Polizze e Polis
Recenti riforme e nuove prospettive per Compagnie, Agenti e Consumatori.

Di Enrico Leonardo Camilli e Francesco Ciro Scotto.

Circolano sulle strade italiane più di 34 milioni di veicoli, in media 59 ogni 100 abitanti, ai quali sono collegate (almeno in teoria) 34 milioni di polizze RC Auto. Un numero cresciuto rapidamente negli ultimi 30 anni, quale diretta conseguenza del boom economico e dello sviluppo della motorizzazione di massa Nel 69, anno di emanazione delle legge istitutiva dell’obbligo di assicura-zione della responsabilità civile per i veicoli a motore, il numero di autovetture circolanti non superava i 10 milioni e nel 59, anno  di adozione della Convenzione di Strasburgo, meno di 5 abitanti su 100 potevano vantare la proprietà di una automobile.
In concomitanza con l’aumento del parco circolante, nel tempo sono aumentati, inoltre, i costi globali sostenuti dalla famiglie nella spesa per i trasporti fra i quali si colloca la spesa assicurativa che rappresenta, per rilevanza, la terza voce (la precedono costi di acquisto e costi per il rifornimento di carburante).
Una spesa il cui costo è sottratto alle “normali” regole di mercato - in cui, di norma, il libero gioco di domanda e offerta trova nel prezzo finale il suo punto di equilibrio - bensì si caratterizza per un rigido assetto normativo dal quale emergono una serie di peculiarità che generano una cornice di regole, derogatorie rispetto a quelle “generali”, cornice all’interno della quale la domanda e l’offerta trovano nuovi modelli di composizione, nuovi punti di equilibrio e in cui l’insieme delle disposizioni e degli interventi regolatori, più che in altri comparti, finiscono per incidere in maniera decisiva sulla determinazione dei prezzi e sulle loro dinamiche evolutive.
 La diffusione su larga scala, il forte peso economico, l’incidenza degli aspetti regolatori sono le premesse con cui il nuovo studio della Fondazione Filippo Caracciolo, Centro Studi Aci, intitolato RC Auto Polizze e Polis, ha cercato di analizzare l’insieme delle riforme che nell’ultimo biennio hanno cambiato il volto delle Assicurazioni Private con l’obiettivo di fare il punto della situazione, interrogandosi sulla validità del nuovo impianto normativo delineatosi con l’adozione del Codice delle Assicura-zioni Private (2005) e con i recenti Decreti che recano il nome del Ministro Pierluigi Bersani (2006, 2007), norme che, nella disciplina della responsabilità civile autoveicoli, per la loro portata innovatrice, trovano un altrettanto significativo esempio solo nella legge 990/69.
Più nel dettaglio lo studio, tenendo conto dei principi generali e delle peculiarità che informano il diritto delle assicurazioni e in particolare quello dell’ RC Auto (necessarietà del rischio, obbligatorietà della domanda, criteri statistico attuariali nella determinazione del premio, trasparenza del mercato, deroghe al generale di-vieto di scambio di informazioni, vincoli contrattuali imposti per legge – massimali- ) ha analizzato i possibili effetti di questa generale riforma fortemente ispirata, almeno nei principi, alla creazione di un mercato efficiente e concorrenziale alla luce di due principali quesiti:
a) potrà il nuovo assetto normativo delineato dal codice delle Assicurazioni ed, in particolare dall’indennizzo diretto, migliorare l’efficienza del mercato assicurativo?
b) L’auspicato miglioramento di efficienza troverà un terreno sufficiente fertile, in termini di concorrenza fra le imprese (aspetti fortemente influenzati dalla fase di distribuzione, oggetto degli interventi contenuti nei Decreti Bersani), per tradursi in  tariffe più basse per i consumatori?
Considerata la complessità del tema le risposte sono state molteplici.
Dall’analisi delle disposizioni è emersa certamente con chiarezza la volontà del legislatore di limitare la mole dei ricorsi pendenti e di quelli potenziali. Per fare ciò si è mosso in due direzioni:
· Primo. Ha adottato una serie di norme di interpretazione autentica con le quali ha cercato di fornire una risposta definitiva su alcuni contrasti interpretativi che negli ultimi erano stati motivo di contenzioso nei tribu-nali nazionali;
· Secondo. Ha subordinato l’esperibilità del ricorso giurisdizionale ad adempimenti particolarmente stringenti.
Tali misure, soprattutto quelle di interpretazione autentica possono essere salutate con favore. Sui limiti alla proponibilità dei ricorsi, invece, nonostante gli intenti certamente lodevoli del legislatore, occorre evidenziare il rischio che gli stessi possano tradursi in una compressione eccessiva del diritto di difesa. Limitare processualmente l’accesso al giudice, infatti, è un tentativo che apre strade pericolose che rischiano di scontrarsi con la tutela di diritti costituzionalmente garantiti
Nelle diverse modifiche non è venuto ovviamente meno il ruolo imprescindibile, in termini di civiltà giuridica e sociale, del man-tenimento dell’obbligatorietà dell’assicurazione per i rischi legati alla circolazione, una voce che è e deve rimanere obbligatoria; lo richiedono gli obblighi internazionali derivanti dalla Convenzione di Strasburgo, l’armonizzazione comunitaria, il buon senso sociale e giuridico. Va però tenuto conto che questa caratteristica rende una parte maggiormente debole rispetto all’altra e di conseguenza richiede la predisposizione di strumenti che riequilibrino il rapporto. In assenza di adeguate contromisure si rischia la diffusione di forme di “autotutela” da parte degli assicurati, che si manifestano in comportamenti opportunistici degli stessi al momento della liquidazione del danno. Nello studio è emerso come si sia delineata una percezione per cui la frode nei confronti dell’assicurazione al momento della liquidazione del sinistro, sia considerata quasi un risarcimento rispetto alla posizione di subordinazione nel momento della stipula. In termini di sistema, tuttavia, tale degenerazione è deleteria. Si pensi che in alcune province italiane l’incidenza delle frodi sul totale dei sinistri liquidati è superiore al 10%.
In quest’ottica lo studio analizza come il ricorso al meccanismo del risarcimento diretto possa rappresentare una soluzione valida, almeno a livello potenziale, per far fronte a tale problema. In un sistema di risarcimento diretto, infatti, il consumatore da un lato assume una nuova forza contrattuale legata alla sua possibilità di negoziare una serie di condizioni idonee a variare in maniera signi-ficativa l’entità della tariffa dedotta nella polizza (forme di prede-terminazione del danno, vincoli nella scelta di autofficine autorizzate), dall’altro la fase liquidativa, ritorna nell’alveo del rapporto contrattuale e diventa elemento di valutazione del servizio da parte del contraente. Con tale meccanismo pertanto è ipotizzabile che il numero delle frodi possa essere ridotto con evidenti riduzioni del costo delle tariffe.
Sull’indennizzo diretto meritano di essere evidenziati ancora due aspetti:

a) In tale sistema giocherà un ruolo fondamentale il mecca-nismo di rimborsi interni fra compagnie. La previsione, introdotta dal d. P. R. n. 254 (rubricato “Organizzazione e gestione del sistema di risarcimento diretto”), di una camera di compensazione e di importi forfetari nelle compensazioni fra imprese, ha posto le basi per la costituzione di un sistema fortemente ispirato al contenimento dei costi. Viceversa, laddove si fosse optato per rimborsi interni, equivalenti alle somme liquidate è possibile ipotizzare che le compagnie assicurative avrebbero privilegiato gli interessi dei loro assicurati a quelli delle società concorrenti, provvedendo poi a scaricare su queste ultime la totalità dei costi sostenuti. Nell’attuale regolazione permane, tuttavia il rischio che non scattino dei veri e propri incentivi all’abbattimento dei costi. Tale rischio è tanto più attuale in un mercato che tende a divenire sempre più concentrato. Il pericolo è quello di arrivare ad un costo medio riconosciuto molto vicino a quello ottenuto in sede di compensazione. L’effetto sarebbe quello di determinare un rallentamento nell’auspicata spinta concorrenziale.
b) Il meccanismo del risarcimento diretto modificherà, pre-sumibilmente, i criteri di determinazione delle tariffe i quali non saranno più calcolati soltanto sulla pericolosità del soggetto e sulla sua capacità di provocare sinistri, ma terranno conto di una serie di diversi fattori, anche ma non soltanto negoziali, fino ad ora ignorati nel calcolo del premio. Verrà limitatamente privilegiata la facoltà di scelta del consumatore che, a fronte di polizze più contenute, potrà concordare delle fasce di non risarcimento. Ne guadagneranno, certamente, le categorie meno abbienti che, a fronte di risarcimenti più bassi (i meno ricchi dispongono in genere di macchine con parti di ricambio meno costose), potranno beneficiare di sconti nella stipula della polizza.

Si è accennato in precedenza agli effetti negativi derivanti dallo squilibrio nella forza contrattuale fra compagnie e assicurati (squilibrio generato dall’obbligatorietà della domanda) e agli sforzi operati per arrivare a forme di riequilibrio. Fra queste vanno menzionate le misure mirate migliorare la trasparenza del mercato e quelle che nascono allo scopo di smantellare la forte integrazione verticale che caratterizza il rapporto fra compagnia ed agente. Il riequilibrio è infatti una condizione indispensabile perché i vantaggi di efficienza attesi dall’indennizzo diretto possano tradursi in vantaggi per la collettività. Perché questo accada servono, tuttavia, una serie di condizioni e presupposti di base. Va da sé, infatti, che tutto il  lavoro risulta vanificato, se non è comunque presente un sistema di vigilanza tecnica adeguato, sia esso svolto dall’ISVAP o, in futuro, da altri organismi.
Sempre in tema di Codice delle Assicurazioni Private, merita, infine, una breve riflessione il nuovo comma 4bis, introdotto, nell’art. 134 del testo in esame, dalla legge 40/07. Con tale comma si prevede la possibilità di estendere la stessa classe di merito acquisita con un veicolo non solo ad ulteriori veicoli intestati al medesimo acquirente, ma anche ad altri di proprietà di soggetti appartenenti al suo nucleo familiare.
La norma, pur ispirata ad una logica di tutela del consumatore, presenta una serie di problemi. In primis non brilla per chiarezza, in quanto non è ben precisato se la stessa riguardi solo le ulteriori polizze sottoscritte con la medesima compagnia oppure anche quelle stipulate con altre imprese. C’è tuttavia, un ulteriore aspetto ancora più preoccupante. La disposizione presumibilmente determinerà un abbassamento della classe di rischio per molti utenti/veicoli, ma il suo effetto prevalente sarà probabilmente quello di far venir meno quel legame necessario fra attestazione e rischio che rende significativo l’utilizzo della classe di merito nella determinazione delle tariffe. Tale provvedimento pur rivelandosi, come emerso, idoneo a determinare un generalizzato abbassamento della classe di merito appare, quindi, censurabile per tre ordini di ragioni:
· Primo. Una polizza, magari elevata, che non rispecchi più l’effettiva pericolosità del soggetto comporta la necessità di dover distribuire tale il rischio “non attestato” su tutti gli altri assicurati, con evidenti levitazioni generali dei prezzi;
· Secondo. Un meccanismo in cui perdano importanza i parametri di rischiosità, lasciando lo spazio ad altri sistemi di calcolo del premio meno armonizzati dell’attestato avrà come diretta conseguenza un nuovo innalzamento degli switching costs
· Terzo. La possibilità di evitare l’innalzamento della classe di rischio e il conseguente aumento di tariffa attraverso il ricorso a tale previsione normativa, potrà far venir meno l’influenza positiva che il meccanismo del bonus/malus e le sue conseguenza avevano sulla prudenza e sulla formazione dei conducenti, con effetti negativi a catena sull’intera circolazione stradale.
Infine vanno valutati gli effetti delle riforme Bersani che hanno, tra l’altro, introdotto in Italia la nullità di clausole di esclusiva fra compagnia e agente. In particolare, il divieto di esclusiva rischia di diventare inefficace se, oltre a riguardare le norme che in via diretta hanno tale oggetto, non sarà esteso a tutte le altre clausole del contratto di distribuzione (probabilmente d’agenzia solo di nome) che mirano a replicare il medesimo effetto. Si pensi ad esempio ad un modello di commissioni di tipo progressivo. Tornando nuovamente sul testo sarebbe auspicabile un provvedimento che preveda la nullità anche per tali tipo di clausole provvedendo a favorire un sistema che appaia il più possibile neutrale rispetto alla quantità di polizze vendute a favore di un mandatario.
Risolto questo aspetto è poi necessario scongiurare una altro tipo di rischio: quello di una corsa al rialzo delle provvigioni offerte dalle compagnie per accaparrarsi la fedeltà dell’agente. Il rischio è quello che il distributore non offra al cliente la polizza più conveniente, ma gli prospetti quella su cui avrà la possibilità di guadagnare la commissione più elevata. Una soluzione potrebbe essere quella di trasferire il pagamento dell’agente dalla Compagnia al consumatore. Tale posizione appare allineata a quella prospettata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
 Ulteriore aspetto che andrebbe chiarito dovrebbe essere quello della possibilità di introdurre deroghe temporanee al divieto di esclusiva, legate soprattutto alla creazione di nuovi modelli di distribuzione o all’utilizzo di canali esistenti specializzati nella vendita di altri beni o servizi, questo sulla falsariga del sistema delle autorizzazioni in deroga al divieto di intese anticoncorrenziali di cui all’art. 4 della legge 287/90 a tutela della concorrenza.
C’è infine un ultimo aspetto, tanto positivo quanto probabilmente involontario e ignoto agli autori della riforma Bersani. Come emerso nello studio, attualmente le polizze RC Auto sono vendute quasi e-sclusivamente attraverso il canale agenziale. Canali di vendita come internet o il telefono, che in altri settori (alloggi alberghieri, biglietteria aerea) stanno per superare i modelli di distribuzione tradizionali, in quello assicurativo non riescono a decollare. Dal 2001 al 2005 la quota di polizze venduta su internet rispetto al totale,  è passata dallo 0,4 all’ 1,4%. Influiscono certamente su questo alcuni fattori fra cui possono essere menzionati:
1. una scarsa propensione al confronto da parte degli assicurati imputabile alla percezione che i consumatori hanno della polizza RC Auto, cioè quella di una tassa
2. la complessità del contratto che implica un rapporto di fiducia e la sua durata nel tempo, aspetti che consigliano un’assistenza tecnica, assente su internet
3. l’esistenza di rapporti fiduciari con gli agenti distributori che agisce in termini di fidelizzazione

 ma la totale “inconsistenza” del dato che, si ritiene utile ripetere non supera 1,4%, potrebbe avere anche un’altra spiegazione. Le compagnie assicurative oggi vivono grazie alla loro catena diretta di agenti che commerciano più del 90% dello loro polizze. Se le stesse offrissero su internet polizze con prezzi più competitivi, molti consumatori non sarebbero disposti a pagare l’ulteriore commissione all’agente e nessun agente vorrebbe lavorare con una compagnia che offre su internet tariffe più contenute di quelli che lui fa pagare al suo cliente per avere lo stesso servizio (ovviamente il prezzo dell’agente è più alto perché include la sua commissione). Le stesse agenzie danneggerebbero, pertanto, il loro ramo più verde.
     È possibile ipotizzare che se oggi le agenzie sopravvivono è anche perché godono di prezzi più bassi. In un sistema in cui i rapporti fra compagnie e agenzie non saranno più di “esclusiva” per legge, le stesse compagnie potranno non voler più offrire prezzi così bassi ad agenti che possono essere pagati e sussidiati da imprese che sono lo-ro dirette concorrenti.

Occorre rispondere ad un’ultima domanda. Perché uno studio dal titolo, Polizze e Polis?
In estrema sintesi, il principale obiettivo del lavoro è stato quello di valutare l’efficienza e la concorrenza nel settore assicura-tivo, in altri termini l’esistenza di un mercato che produce a costi ridotti (efficienza) e trasferisce i suoi vantaggi a favore di tutti (concorrenza).
Bene le Polizze e il loro contenimento rappresentano la sfida dell’efficienza, come obiettivo del mercato nella sua dimensione imprenditoriale che tende all’ottimizzazione delle risorse, mentre la tutela della polis -nel suo originario significato di luogo in cui le scelte individuali si confrontano e piegano al bene collettivo-  è il fine al quale deve tendere un’attenta regolamentazione che garantisca l’esistenza di un mercato concorrenziale. 

 

 

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