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R.C. auto: brevi cenni sul risarcimento del danno

Di Maura Fraschina

SOMMARIO: Premessa; a) L’indennizzo diretto ex art. 149 cod. ass., b) la procedura ordinaria ex art. 148 cod. ass., c) L’azione diretta del terzo danneggiato ex art. 144 cod. ass., d) Convenzione terzi trasportati 1. Il danno alla persona; 1.1 Micropermanenti e codice delle assicurazioni: eccezione di costituzionalità. Giudice di pace di Torino, 30.11.2009 (ordinanza) Sez. V civ. – GU Polotti di Zumaglia; 2. Pluralità di danneggiati e provvisionale; 3. Il Fondo di garanzia per le vittime della strada; 4. Risarcimento del danno in caso di sinistri avvenuti in Italia con veicoli immatricolati all’estero ovvero avvenuti all’estero; 4.1 Sinistri avvenuti in Italia; 4.2 Sinistri avvenuti all’estero.

 

  Premessa.

Il Codice delle assicurazioni prevede due procedure per il risarcimento del danno, la prima per il risarcimento da parte dell’assicuratore della responsabilità civile del danneggiato (c.d. sistema di indennizzo diretto), la seconda per il risarcimento da parte dell’assicuratore della responsabilità civile del danneggiante.  

a) L’indennizzo diretto ex art. 149 cod ass.  

 Con l’introduzione del sistema di risarcimento diretto è previsto:

-         l’obbligo per il danneggiato di rivolgere la richiesta di risarcimento all’impresa che ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato;

-         l’obbligo per l’impresa diretta di procedere – nei tempi previsti dall’art. 148 cod. ass.[1] – alla liquidazione del danno nei confronti del proprio assicurato non responsabile.

Condizioni di applicazione. La procedura di indennizzo diretto si applica qualora sussistano le seguenti condizioni:

 -         sinistri tra due veicoli entrati in collisione, senza coinvolgimento di altri responsabili;

-         sinistri verificatisi in Italia, Repubblica di San Marino, Città del Vaticano;

-         veicoli:

1. identificati;

2. immatricolati in Italia, Repubblica di San Marino, Città del Vaticano;

3. assicurati per la responsabilità civile (con imprese aderenti alla CARD[2]).

 I danni risarcibili con indennizzo diretto sono:

 -         danni al veicolo (senza limite);

-         danni alle cose trasportate di proprietà del conducente e/o assicurato (senza limite);

-         lesioni del conducente non superiori al 9% di invalidità permanente. L’assicuratore del danneggiato ha diritto di recuperare dall’assicuratore del responsabile un importo prefissato, stabilito annualmente da un Comitato tecnico istituito presso il Ministero dello sviluppo economico sulla base dei costi medi dei risarcimenti corrisposti nell’esercizio precedente (art. 3 D.P.R. 18.07.2006, n. 254). L’importo recuperato dall’impresa del danneggiato può anche essere superiore ovvero inferiore all’indennizzo corrisposto. Il regolamento contabile delle rispettive spettanze delle imprese aderenti al sistema è effettuata da una stanza di compensazione.

   b) La procedura ordinaria ex art. 148 cod. ass.  

 Residualmente, quando non ricorrono i presupposti di cui all’art. 149 cod. ass., la richiesta di risarcimento deve essere rivolta all’assicuratore del veicolo responsabile mediante l’invio di una lettera raccomandata contenente le indicazione e corredata dei documenti di cui all’art. 148, I e II comma, cod. ass.  

c) L’azione diretta del terzo danneggiato ex art. 144 cod. ass.  

 Verificatosi il sinistro, il terzo danneggiato ha diritto a proporre azione diretta nei confronti dell’assicuratore per il risarcimento del danno, entro i limiti delle somme per le quali è stata stipulata l’assicurazione. Il danneggiato può agire anche nei confronti dell’assicurato. Secondo la giurisprudenza le obbligazioni del responsabile e dell’assicuratore nei confronti del danneggiato sono solidali ex artt. 1292 c.c. e ss nei limiti dell’entità dell’indennizzo dovuto dall’assicuratore. L’impresa di assicurazione non può opporre al danneggiato eccezioni derivanti dal contratto, né clausole che prevedano l’eventuale contributo dell’assicurato al risarcimento del danno. L’impresa assicurativa ha, tuttavia, diritto di rivalsa verso l’assicurato, nella misura in cui avrebbe avuto contrattualmente diritto di rifiutare oppure di ridurre la propria prestazione[3].  

 d) Convenzione terzi trasportati.  

Con la convenzione terzi trasportati[4] – C.T.T. in vigore per i sinistri avvenuti dal 1° gennaio 2006 – la gestione del danno del terzo trasportato è affidata alla compagnia del veicolo vettore, ovvero il veicolo sul quale il trasportato viaggiava al momento del sinistro. La convenzione terzi trasportati ha lo scopo di regolare l’esercizio della rivalsa conseguente alla gestione del danno del trasportato, effettuata tra imprese consorziate ai sensi dell’art. 141 cod. ass. La convenzione si applica ai sinistri tra due o più veicoli a motore identificati e coperti da assicurazione obbligatoria e riguarda i danni alla persona del trasportato, purché gestito in Italia, e alle cose di sua proprietà a bordo del veicolo assicurato. Nella convenzione rientrano anche i sinistri senza collisione, mentre non ne fanno parte i sinistri che coinvolgono un solo veicolo, la cui responsabilità non è imputabile ad alcuno, ove non è possibile una rivalsa (ad esempio il veicolo che esce di strada con un trasportato a bordo per colpa esclusiva del conducente). L’esercizio dell’azione di rivalsa avviene tramite stanza di compensazione[5]. Se il veicolo responsabile è un mezzo non identificato o non assicurato ovvero straniero, l’azione di rivalsa deve essere esercitata nei confronti, rispettivamente, del Fondo di garanzia per le vittime della strada ovvero dell’UCI (vedasi paragrafi 3 e 4). In caso di rivalsa di enti mutualistici (INAIL; INPS), assicurazioni private o datori di lavoro, la gestione spetta alla compagnia del veicolo vettore.   Premessi brevi ceni sulle procedure, veniamo ora ad analizzare le questioni più rilevanti oggetto della presente trattazione.  

1. Il danno alla persona.  

 Il danno patrimoniale alla persona dovuto a invalidità permanente ovvero ad inabilità temporanea si determina in funzione  del reddito di lavoro, con le modalità e i limiti previsti dall’art. 137 cod. ass. In mancanza di reddito di lavoro quantificabile, il reddito che occorre tenere presente non può essere inferiore a tre volte l’ammontare annuo della pensione sociale. Il codice delle assicurazioni ha stabilito anche i criteri del danno biologico. Per danno biologico si intende la lesione temporanea o permanente all’integrità psico-fisica della persone suscettibile di accertamento medico-legale che esplica un’incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito. Il codice prevede una disciplina diversa per le lesioni più gravi e per quelle di lieve entità (c.d. micropermanenti). Nel primo caso è prevista la predisposizione, con decreto del Presidente della Repubblica, di una specifica tabella, unica su tutto il territorio nazionale, delle menomazioni comprese tra dieci e cento punti e del valore pecuniario da attribuire a ogni singolo punto, secondo i criteri di cui all’art. 138 cod. ass. Nel secondo caso (menomazioni pari o inferiori a nove punti), l’art. 139 cod. ass. stabilisce i criteri ai quali deve uniformarsi il giudice nella liquidazione del danno, riservando ad una tabella, predisposta con decreto del Presidente della Repubblica, l’individuazione delle menomazioni comprese tra uno e nove punti di invalidità. Tuttavia, sono state avanzate numerose critiche al sistema differenziato di liquidazione delle micropermanenti rispetto agli altri illeciti.  

1.1 Micropermanenti e codice delle assicurazioni: eccezione di costituzionalità[6]. Giudice di pace di Torino, 30.11.2009 (ordinanza) sez. V civ. – GU Polotti di Zumaglia.  

 I criteri di liquidazione delle micropermanenti nel codice delle assicurazioni sono i seguenti:

1.      valutazione tabellare con riferimento al valore punto variabile in funzione dell’età e del grado di invalidità;

2.      valore del punto crescente, in misura “più che proporzionale” in relazione all’aumento della percentuale invalidante;

3.      valore del punto decrescente proporzionalmente (0,5%) per ogni anno di età del danneggiato a partire dall’undicesimo anno di età;

4.      ulteriore risarcimento sino al 20% del danno biologico in base alle condizioni soggettive del danneggiato;

5.      valori monetari delle micropermanenti più contenuti, stante la maggior facilità di assorbimento dei postumi rispetto alle macropermanenti.

Con la recente ordinanza 30.11.2009, il Giudice di Pace di Torino – visti gli articoli 137 della Costituzione, 1 della legge costituzionale 9 febbraio 1984 n. 1 e 23 della legge 11 marzo 1953 n. 87 – sollevava questione di legittimità costituzionale dell’articolo 139 cod. ass. in relazione agli articoli 2, 3, 24 e 76, della Costituzione nonché del principio della ragionevolezza. Tale ordinanza di rimessione permette di analizzare più sistematicamente il sistema risarcitorio del danno non patrimoniale definito nel codice delle assicurazioni. Ciò evidenziando i numerosi profili di incostituzionalità da tempo discussi in dottrina e in giurisprudenza.

 In particolare, si eccepisce:

1.      violazione dell’art. 76 della Costituzione per l’introduzione di un limite per la liquidazione del danno alla persona non previsto dalla legge delega 23/7/2003 n. 229 ed inferiore a quanto in precedenza liquidato con le tabelle in uso presso i vari Tribunali;

 -         illegittimità costituzionale degli artt. 5 della legge n. 57/2001 e 23 della legge n. 273/2002 laddove, a seguito di caducazione dell’art. 139 cod. ass., si giungesse ad una reviviscenza di dette norme dovendosi applicare gli ordinari criteri risarcitori del danno alla persona comunemente adottati dalla giurisprudenza di merito e di legittimità;

2.      violazione dell’articolo 3 comma 2 della Costituzione a fronte dello squilibrio esistente tra la personalizzazione del danno dell’infortunato effettuata secondo le tabelle in uso presso i vari Tribunali e quella concessa dai criteri di cui all’art. 139 che pongono limiti rigidi[7], squilibrio che è ancora più evidente se si prende in considerazione anche solo il fatto che un’invalidità del 10%, allo stato, viene liquidata con le suindicate tabelle, mentre quella del 9% viene liquidata con i criteri di detta norma ed ulteriore difformità di trattamento è evidenziabile dopo l’intervento delle Sezioni Unite della Suprema Corte laddove venne rivisitata la liquidazione del danno non patrimoniale, soprattutto con riferimento ai contenuti del danno biologico con conseguente impossibilità di riconoscere il danno morale come in precedenza accadeva nella pratica[8];

3.      violazione dell’articolo 3 comma 1 della Costituzione con riferimento al soggetto danneggiante od alla tipologia della causa del danno;

-         sotto il primo aspetto viene preso in considerazione il fatto che la procedura di risarcimento diretto prevista dall’art. 149 del d.lgs n. 209/2005 si affianca senza sostituirla, alla procedura ordinaria[9], nel senso che il danneggiato può agire per il risarcimento del suo danno sia nei confronti della propria assicurazione sia nei confronti del danneggiante con il risultato che nel rapporto assicurato assicuratore operano necessariamente i criteri dell’articolo 139, mentre nel rapporto tra danneggiante e danneggiato regolato dalle norme ordinarie potrebbe aversi una liquidazione dello stesso danno secondo le tabelle in uso presso i singoli Tribunali con risultati ovviamente difformi.

 -         riguardo al secondo aspetto viene invece in considerazione il fatto che il danneggiato da eventi della circolazione stradale viene risarcito con i limiti di legge, mentre questi finirebbero per non operare per il soggetto danneggiato da altri eventi;

4.      violazione degli articoli 2 e 24 della Costituzione in relazione ad una corretta e necessaria personalizzazione del danno, posto che il limitato incremento del 20% concesso dalla legge non tiene conto delle diverse effettive ricadute che uno stesso pregiudizio può provocare a vari soggetti portando ad un livellamento dei risarcimenti soprattutto nella valutazione dei risvolti dinamico relazionali che in concreto possono avere conseguenze differenti da soggetto a soggetto; 

5.      violazione dell’articolo 32 della Costituzione per il mancato risarcimento della sofferenza fisica e morale quale limite del diritto alla salute e ciò in particolare dopo l’intervento delle Sezioni Unite della Cassazione laddove si ritenga che il danno morale resti compreso nel danno biologico tanto più che il primo non consiste solo nel dolore fisico preso in considerazione nella quantificazione del secondo, ma anche nella sofferenza morale. Ulteriori profili di incostituzionalità, non esaminati nella suddetta ordinanza di rimessione, dipendono anche dai differenti criteri risarcitori, allo stato, delle micro e macropermanenti nel codice delle assicurazioni: per le micropermanenti si applicano le tabelle normative, mentre per le macropermanenti il danno si liquida come per gli altri sinistri non essendo state ancora emanate le tabelle normative. Sarà interessante verificare se la Corte Costituzionale, anche in caso di ritenuta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale sollevata dal Giudice di pace di Torino, indicherà i termini per una interpretazione costituzionalmente orientata dei criteri risarcitori delle micropermanenti, avvalorando i principi dell’integrale risarcimento del danno alla persona e della parità di trattamento rispetto a fatti illeciti produttivi di lesioni micropermanenti non ricompresi nel codice delle assicurazioni.  

 

2. Pluralità di danneggiati e provvisionale.

  Le legge si preoccupa di garantire il soddisfacimento paritetico dei danneggiati da uno stesso sinistro, qualora il risarcimento dovuto dal responsabile superi le somme assicurate. In questo caso i diritti dei danneggiati nei confronti dell’impresa di assicurazione sono proporzionalmente ridotti sino alla concorrenza delle somme assicurate (art. 140 cod. ass.). E’ previsto il pagamento di una somma da imputarsi sulla liquidazione definitiva del danno (c.d. provvisionale), nel corso del giudizio di primo grado, a favore del danneggiato che si trovi in stato di bisogno a causa del sinistro. La provvisionale non può superare i quattro quinti della presumibile entità del risarcimento e va liquidata soltanto in quanto risultino gravi elementi di responsabilità a carico del conducente. L’ordinanza con la quale il giudice provvede all’assegnazione è irrevocabile sino alla decisione del merito (art. 147 cod. ass.).  

 

 3. Il Fondo di garanzia per le vittime della strada.  

 La costituzione del Fondo di garanzia per le vittime della strada completa la tutela dei terzi danneggiati, in quanto assicura il risarcimento di danni non indennizzabili mediante l’assicurazione. Il Fondo di garanzia per le vittime della strada, istituito con legge n. 990 del 1969 (abrogata con l'entrata in vigore del Codice delle Assicurazioni Private), è amministrato, sotto la vigilanza del Ministero dello Sviluppo Economico, dalla Consap S.p.A. con l'assistenza di un apposito Comitato, presieduto dal Presidente della Società, o in sua vece, dall'Amministratore Delegato, composto da rappresentanti del Ministero dello Sviluppo Economico, del Ministero dell'Economia e delle Finanze, della Consap, dell'Isvap, delle imprese di assicurazione e dei consumatori. Il Fondo per le vittime della strada, ai sensi dell'art. 283 del d.lgs n. 209 del 7 settembre 2005, assolve allo scopo di provvedere al risarcimento dei danni causati da:

a)      veicoli o natanti non identificati, per soli danni alla persona dal 24 novembre 2007, a seguito del decreto legislativo n. 198 del 6 novembre 2007, il risarcimento è dovuto anche per i danni alle cose, con una franchigia di euro 500,00, in caso di danni gravi alla persona;

 b)      veicoli o natanti non assicurati, per danni alla persona nonché per danni alle cose con una franchigia, per quest'ultimi, di euro 500,00 dal 24 novembre 2007, a seguito del decreto legislativo n. 198 del 6 novembre 2007, i danni alle cose sono risarciti integralmente;

c)      veicoli o natanti assicurati con Imprese poste in liquidazione coatta amministrativa, sia per i danni alla persona che per i danni alle cose;

d)      veicoli posti in circolazione contro la volontà del proprietario, sia per i danni alla persona che per i danni alle cose.

Il Fondo di garanzia per le vittime della strada, a seguito del decreto legislativo n. 198 del 6 novembre 2007, che modifica l'art. 283 D.lgs n. 209/2005, provvede al risarcimento del danno nei seguenti casi:

-         sinistri causati da veicoli spediti nel territorio della Repubblica Italiana da un altro Stato dello Spazio Economico Europeo (Paesi della UE, Islanda, Norvegia e Lichtenstein) avvenuti nel periodo intercorrente dalla data di accettazione della consegna del veicolo e lo scadere del termine di trenta giorni (art. 283, comma 1, lett. d-bis), sia per i danni alla persona che per i danni alle cose;

 -         sinistri causati da veicoli esteri con targa non corrispondente o non più corrispondente allo stesso veicolo (art. 283, comma 1, lett. d) ter), sia per i danni alla persona che per i danni alle cose. L'intervento del Fondo, nei casi sopracitati, è limitato al massimale di legge vigente al momento del sinistro[10]. L'istruttoria e la liquidazione dei danni per i sinistri di cui all'art. 283 lett. a), b), d), d-bis) e d-ter) è quindi, per legge, di esclusiva competenza dell'Impresa designata, individuata in base al luogo di accadimento del sinistro, alla quale va inviata la richiesta di risarcimento dei danni per l'apertura della pratica e nei cui confronti, in caso di mancata definizione transattiva, deve essere esercitata l'eventuale azione giudiziaria. La designazione delle Imprese, valida per un triennio, avviene per legge tramite provvedimento dell'Isvap (l'ultimo attualmente in vigore è il provv. n. 2496 del 28.12.2006). Nei casi a), b) e d) l’impresa designata, che ha pagato per conto del Fondo di garanzia, ha azione di regresso verso i terzi responsabili del danno; nell’ipotesi di liquidazione coatta dell’impresa assicuratrice l’impresa designata è invece surrogata nei diritti dell’assicurato e del danneggiato verso l’impresa posta in liquidazione, con gli stessi privilegi stabiliti dalla legge a favore dei medesimi (art. 292 cod. ass.). Si discute in dottrina[11] se il Fondo di garanzia abbia natura assicurativa. La tesi positiva sembra avvalorata, quanto meno nell’ipotesi di veicolo assicurato presso impresa in liquidazione coatta, dagli artt. 288 e 295 cod. ass., che consentono all’assicurato di far valere, nei confronti dell’impresa designata ovvero del Fondo, i diritti derivanti dal contratto di assicurazione, nei limiti dei massimali minimi previsti dall’art. 128 cod. ass.  

 

4. Risarcimento del danno in caso di sinistri avvenuti in Italia con veicoli immatricolati all’estero ovvero avvenuti all’estero.  

In caso di incidente con un veicolo immatricolato all’estero, la procedura per la richiesta di risarcimento danni è diversa a seconda che il sinistro si sia verificato in Italia oppure all’estero.

  4.1 Sinistri avvenuti in Italia.  

 Nel caso di incidente avvenuto in Italia, è necessario inviare la richiesta di risarcimento danni, a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, all’Ufficio Centrale Italiano (UCI)[12], fornendo tutti i dati relativi alla controparte estera e al mezzo. Ciascuna Compagnia estera nomina in Italia una compagnia corrispondente che gestisce, per suo conto, i sinistri avvenuti tra i propri assicurati e i cittadini italiani. L’UCI pertanto, in base ai dati forniti, darà incarico per la trattazione del sinistro alla Corrispondente in Italia nominata dalla Compagnia di Assicurazione estera. Se i dati forniti nella richiesta di risarcimento non permettono di individuare chiaramente la Compagnia di assicurazione del veicolo estero che ha causato il danno, l'UCI svolgerà accertamenti nel Paese di immatricolazione del veicolo, sia per rintracciare la Compagnia assicuratrice e sia per verificare se, in mancanza di un ente assicuratore, esistano i presupposti per applicare la Direttiva 72/166/CEE del Consiglio, del 24 aprile 1972[13].  

4.2 Sinistri avvenuti all’estero.  

Il risarcimento dei sinistri avvenuti all’estero è regolato da norme particolari di origine comunitaria dirette ad agevolare l’esercizio dei diritti del danneggiato. A tal proposito è prevista una disciplina in parte diversa per i sinistri causati dalla circolazione di un veicolo assicurato da uno stabilimento situato in uno Stato membro diverso da quello di residenza del danneggiato e ivi abitualmente stazionante e, rispettivamente, per i sinistri causati da veicoli di Stati terzi i cui uffici nazionali di assicurazione hanno aderito al sistema della carta verde (art. 151 cod. ass.). In entrambi i casi è riconosciuto al danneggiato il diritto di agire direttamente nei confronti dell’impresa di assicurazione del responsabile del danno[14]. Le imprese di assicurazione devono designare in ciascuno degli stati membri un mandatario per la liquidazione dei sinistri, incaricato di adottare tutte le misure necessarie per gestire la liquidazione (art. 152 cod. ass.). Ciò in ottemperanza alla Quarta Direttiva Auto 2000/26/CE – a tal proposito talvolta questi sinistri vengono anche definiti “sinistri Quarta Direttiva”. I danneggiati residenti in Italia, vittime di sinistri causati da veicoli stazionanti abitualmente e assicurati in un altro stato membro, verificatisi in uno stato aderente al sistema della carta verde, possono richiedere il risarcimento del danno anche al mandatario dell’impresa di assicurazione del responsabile oppure, in caso di mancata designazione del mandatario o di inadempimento dell’obbligo di comunicare un’offerta di risarcimento motivata ai sensi dell’art. 152 cod. ass., al Fondo di garanzia vittime della strada, gestito dalla Consap nell’esercizio della funzione di organismo di indennizzo italiano (art. 296 cod. ass.). Il Fondo di garanzia delle vittime della strada è anche tenuto a risarcire i danneggiati residenti in Italia da sinistri avvenuti in un altro stato membro e causati da veicolo non identificato ovvero per il quale sia impossibile identificare l’impresa di assicurazione (art. 297 cod. ass.). Qualora il veicolo sia regolarmente assicurato, l’intervento del Fondo è sussidiario rispetto alla richiesta nei confronti del responsabile (o impresa di assicurazione o del suo mandatario) e devono essere rispettate, per al determinazione della responsabilità e per la quantificazione del danno, le norme applicabili nello stato ove è avvenuto il sinistro (art. 298 cod. ass.). Il Fondo che ha risarcito il danno acquisisce un credito nei confronti dell’Organismo di indennizzo dello stato membro ove ha sede l’impresa di assicurazione del responsabile per quanto anticipato e per le spese di liquidazione sostenute (art. 299 cod. ass.). In caso di veicolo non identificato o non assicurato, il Fondo di garanzia ha diritto di richiedere il rimborso al Fondo di garanzia dello stato membro in cui il veicolo staziona abitualmente (veicolo non assicurato) oppure al Fondo dello stato membro in cui si è verificato il sinistro (veicolo non identificato o veicolo non assicurato di uno stato terzo – art. 300 cod. ass.). Una norma speculare all’art. 300 cod. ass. regola l’obbligo di rimborso di garanzia per i risarcimenti del danno effettuati da organismi di indennizzo degli altri stati membri nei quali risiede il danneggiato (art. 301 cod. ass.).

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[1] L’assicuratore deve offrire al danneggiato una somma congrua entro 60 giorni dalla richiesta del risarcimento in caso di danni  a cose ed entro 90 giorni dalla richiesta in caso di lesioni. Se la richiesta è incompleta, le necessarie integrazioni devono essere richieste entro 30 giorni. [2] Convenzione Assicuratori per il Risarcimento Diretto – CARD. [3] La garanzia rc auto non è operante se: -          il conducente non è abilitato alla guida; -          non è presente un istruttore abilitato in caso di veicolo adibito a scuola-guida; -          il veicolo ha una targa prova senza l’osservanza delle disposizioni in materia; -          il trasporto di terzi non è stato effettuato in conformità alle disposizioni in vigore o alle indicazioni della carta di circolazione; -          il conducente guidava in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. In questi casi, se l’impresa di assicurazione ha dovuto pagare somme a terzi danneggiati, potrà esercitare azione di rivalsa nei confronti dell’assicurato. [4] Sul concetto di terzo trasportato, l’art. 129 cod. ass. limita, ai fini dell’assicurazione obbligatoria per la RC auto il concetto di terzo trasportato. In particolare, non è considerato terzo e non ha diritto ai benefici derivanti dal contratto di assicurazione obbligatoria il solo conducente del veicolo responsabile del sinistro. Limitatamente ai danni alle cose, non sono considerati terzi e non hanno diritto ai benefici derivanti dai contratti di assicurazione obbligatoria: -          il proprietario del veicolo, o in sua vece, l’usufruttuario oppure l’acquirente con patto di riservato domino; -          il coniuge non legalmente separato, il convivente more uxorio, gli ascendenti e i discendenti legittimi, naturali o adottivi del conducente del veicolo responsabile del sinistro o del proprietario del veicolo nonché i loro affiliati e gli altri parenti e affini sino al terzo grado, quando convivano con questi o siano a loro carico; -          ove l’assicurato sia una società, i soci a responsabilità illimitata e le persone che si trovano con questi in uno dei rapporti suindicati. [5] Complesso di regolazioni contabili dei rapporti economici tra le imprese partecipanti al sistema del risarcimento diretto. [6] Per un approfondimento vedasi D. Chindemi, Micropermanenti nel codice delle assicurazioni e profili di incostituzionalità, in Resp. civ. e prev., 4, 2010, 930 e ss. [7] La giurisprudenza di legittimità ha più volte dubitato delle tabelle normative delle micropermanenti, che emanate con atto amministrativo, appaiono in contrasto con la definizione ampia del danno biologico dell’art. 139, comma II, cod. ass. che determina la struttura complessa del danno biologico nelle sue quattro componenti essenziali (fisica, psichica, quale perdita della vita attiva e di relazione). Così da determinare gli stessi tribunali a ritenerle come orientative e non vincolanti in attesa di una loro riformulazione nel rispetto della forma regolarmente e per decreto presidenziale (vedasi Cass. Civ., 13.05.2009 n. 11048). [8] Conseguenze di un certo rilievo per la liquidazione dei danni da micropermanenti sono invece da evidenziarsi a seguito delle sentenze della Corte di Cassazione depositate l’11 novembre 2008 e cioè quelle di cui ai n. 26972, 26973, 26974 e 26975 con le quali si sono approfonditi i presupposti ed il contenuto della nozione di danno non patrimoniale, visto come categoria ampia ed omnicomprensiva. La prima ed immediata considerazione che si può fare è legata al fatto che se si ritiene, come da più parti rilevato, che gli attuali sviluppi giurisprudenziali abbiano escluso la liquidazione del danno morale per certe determinate situazioni tra le quali rientrerebbe anche la valutazione dei danni da micropermanenti, si arriverebbe ad una non trascurabile riduzione delle liquidazioni di tale tipologia di danni. Infatti, l‘art 139 del d.l.vo 7.09.2005 n. 209 detta al comma 1 i criteri per la determinazione del danno biologico per le lesioni di lieve entità facendo riferimento alla nota tabella ed al comma 3 precisa che l’ammontare del danno biologico così determinato può essere aumentato dal giudice in misura non superiore ad un quinto, con equo e motivato apprezzamento delle condizioni soggettive del danneggiato. Tuttavia la successiva normativa prevede la possibilità di riconoscere il danno morale autonomo rispetto al danno biologico, ad es. l’art. 5 D.P.R. n. 37/2009 prevede che la determinazione della percentuale del danno morale viene effettuata, caso per caso, tenendo conto dell’entità della sofferenza e del turbamento dello stato d’animo, oltre che della lesione alla dignità della persona connessi all’evento dannoso. [9] Ciò in quanto in virtù della recente e innovativa della sentenza Corte Cost. n. 180/2009: quest’ultima ha solennemente affermato che la procedura di indennizzo diretto si affianca, senza sostituirla, alla procedura ordinaria.   [10] dall'11.12.2009 euro 2.500.000,00 per danni a persona per sinistro ed euro 500.000,00 per danni a cose per sinistro. [11] Vedasi A. Donati, G. Volpe Putzolu, Manuale di diritto delle assicurazioni, Milano, 2009, 247. [12] Costituito nel 1953, opera come Bureau per l'Italia nell'ambito del sistema della Carta Verde istituito in Europa dal Sottocomitato dei Trasporti su strada della Commissione per l'Europa dell'ONU. L’attività dell’UCI è disciplinata dagli articoli 125 e 126 del decreto legislativo 7 settembre 2005, numero 209 (Codice delle assicurazioni private). L'UCI si occupa di gestire le problematiche relative al risarcimento dei danni causati sul territorio italiano da veicoli immatricolati o registrati in Stati esteri che circolano temporaneamente in Italia e, con alcune particolarità, anche degli incidenti subiti all'estero da veicoli italiani. Tutto questo avviene sulla base di convenzioni stipulate con gli omologhi Uffici Nazionali di Assicurazione (Bureaux) costituiti negli altri paesi aderenti al sistema della Carta Verde. L'UCI è abilitato a provvedere al risarcimento dei danni causati da veicoli esteri che temporaneamente si trovano sul territorio italiano, nella Repubblica di San Marino e nella Città del Vaticano. L'impegno comporta per l'UCI l'obbligo di liquidare i danni e di pagare agli aventi diritto i relativi indennizzi. [13] Ravvicinamento delle legislazioni degli Stati Membri in materia di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli e di controllo dell'obbligo di assicurare tale responsabilità. [14] La sentenza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee C-463/06 del 13 dicembre 2007 ha stabilito che il rinvio effettuato nell'art. 11 n. 2 del Regolamento CE n. 44/2001 (Regolamento concernente la  competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale) all'art. 9 n.1 lett. b) del regolamento stesso deve essere interpretato nel senso che la persona lesa può proporre un'azione diretta contro l'assicuratore del responsabile civile dinanzi al giudice de luogo dello Stato membro in cui è domiciliata, qualora una siffatta azione diretta sia consentita e l'assicuratore sia domiciliato nel territorio di uno stato membro.

 

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