• Giurisprudenza
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  • Dott.ssa Maristella Giuliano

Natura demaniale di una strada

Consiglio di Stato VI sez.
4 giugno 2013, n. 3489

Strada comunale – demanialità – acquisto della strada da parte dell’ente locale – iscrizione della via in pubblici registri - insussistenza

 

Consiglio di Stato VI sez. – 4 giugno 2013, n. 3489 – Pres. Severini – est.
Lageder

Strada comunale – demanialità – acquisto della strada da parte dell’ente locale – iscrizione della via in pubblici registri - insussistenza

L’attribuzione del carattere di demanialità comunale ad una via privata richiede la destinazione della strada all’uso pubblico mediante acquisto, da parte dell’ente locale, della proprietà del suolo relativo o di altro diritto reale immobiliare (per effetto di un contratto, in conseguenza di un procedimento d’esproprio, per effetto di usucapione o dicatio ad patriam, ecc.).
Non è, altrimenti sufficiente, in difetto dell’appartenenza della sede viaria al Comune, l’iscrizione della via negli elenchi delle strade comunali, giacché tale iscrizione non può pregiudicare le situazioni giuridiche attinenti alla proprietà del terreno e connesse con il regime giuridico della medesima.

1. Con la sentenza in epigrafe, il Tribunale regionale di giustizia amministrativa, Sezione autonoma di Bolzano, pronunciava definitivamente sul ricorso n. 72 del 2013, proposto dalla Provincia autonoma di Bolzano avverso i seguenti atti:
(i) il provvedimento della Giunta comunale di Silandro n. 252 del 15 maggio 2012, con cui era stato deliberato l’avvio della procedura per l’esproprio, senza indennizzo, di alcune particelle fondiarie in C.C. Monte Tramontana, nell’interesse dell’Amministrazione separata beni dei beni di uso civico di Covelano, ai sensi dell’art. 32 l. prov. 15 aprile 1991, n. 10 (Espropriazione per causa di pubblica utilità per tutte le materie di competenza provinciale);
(ii) il successivo decreto d’esproprio n. 8/2012 del 17 maggio 2012, emesso dal Comune di Silandro ed avente ad oggetto: “Acquisto terreno per l’Amministrazione separata usi civici di Covelano per la ‘strada Kohlplätz - marmo’ in C.C. Monte Tramontana”;
(iii) la deliberazione del Consiglio Comunale di Silandro n. 22 del 24 maggio 2012, avente ad oggetto: “Patrimonio - classificazione di un sentiero C.C. Monte Tramontana come strada comunale in base alla L.P. 24/1991”, con il quale la strada di collegamento tra la cava di marmo di Covelano e la strada pubblica era stata classificata come strada comunale;
(iv) l’ordinanza del Sindaco del Comune di Silandro n. 36 dell’8 giugno 2012, con la quale era stato emanato “il divieto di circolazione per tutti i veicoli sulla strada del marmo”, con esclusione delle “macchine agricole”, degli “automezzi delle forze dell’ordine, degli organi di vigilanza e di soccorso”, e dei “veicoli che sono in possesso di una regolare autorizzazione” (v. così, testualmente, l’impugnata ordinanza sindacale).
In particolare, l’adito Tribunale regionale di giustizia amministrativa provvedeva come segue:
(a) dichiarava il difetto di legittimazione passiva in capo alle parti intimate Associazione ‘Freunde der Schrägbahn/Amici della funicolare inclinata’ ed Amministrazione separata dei beni di uso civico di Lasa;
(b) dichiarava l’inammissibilità del ricorso, per quanto proposto avverso gli atti sub 1.(i) e 1.(ii), per carenza di legittimazione attiva in capo alla Provincia ricorrente, non essendo la stessa proprietaria dei beni oggetto della procedura ablativa;
(c) accoglieva il ricorso, per quanto proposto avverso gli atti sub 1.(iii) e 1.(iv), ritenendo l’insussistenza dei presupposti di legge per la qualificazione della strada in questione come strada comunale, ai sensi dell’art. 4 l. prov. 19 agosto 1991, n. 24 (Classificazione delle strade di interesse provinciale), nonché la contraddittorietà intrinseca del divieto di circolazione imposto con il provvedimento sub 1.(iv), incompatibile con l’uso pubblico proprio di una strada comunale;
(d) dichiarava le spese di causa interamente compensate tra le parti.
2. Avverso tale sentenza interponeva appello il soccombente Comune di Silandro, deducendo i seguenti motivi:
a) erroneo rigetto dell’eccezione di carenza di legittimazione attiva e d’interesse ad agire in capo alla Provincia anche con riguardo all’azione impugnatoria proposta avverso l’atto consiliare di classificazione della strada in questione come strada comunale e dell’ordinanza sindacale di divieto di circolazione;
b) in via subordinata, “violazione ed errata applicazione dell’art. 4 della l.p. n. 24/1991 ad opera della sentenza impugnata, motivazione errata e comunque insufficiente in tale punto decisivo e assoluta infondatezza del 3° motivo del ricorso di primo grado; violazione dei principi in materia di autonomia degli enti locali (art. 114 Cost. e d.P.Reg. TAA 1.2.2005 n. 3/L); violazione e falsa applicazione della legge provinciale di Bolzano n. 16/1980 ad opera della sentenza impugnata; error in iudicando – motivazione errata e contraddittoria del giudice di 1° grado in merito alla valutazione circa la qualificazione della cava di marmo come istituzione essenziale per la comunità comunale”, ed il conseguente erroneo accoglimento del ricorso proposto avverso gli atti sub 1.(iii) e 1.(iv).
Il Comune appellante chiedeva dunque, previa sospensione della provvisoria esecutorietà dell’appellata sentenza e in sua riforma, la reiezione dell’avversario ricorso di primo grado, con rifusione di spese.
3. Costituendosi in giudizio, l’appellata Provincia autonoma di Bolzano contestava la fondatezza dell’appello, chiedendone la reiezione.
Non si costituivano, invece, in giudizio le altre parti appellate, meglio indicate in epigrafe.
4. All’udienza camerale del 4 giugno 2013, fissata per la trattazione dell’istanza incidentale di sospensiva proposta dall’Amministrazione appellante, le parti comparse venivano avvisate della possibilità di una definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata, sicché la causa veniva trattenuta in decisione, con contestuale pronuncia sull’istanza cautelare, respinta con ordinanza n. 2122/2013 per carenza di fumus boni iuris, per le ragioni che sarebbero state esposte nella sentenza.
5. Premesso che non risultano investite di specifici motivi d’appello, né in via principale, né in via incidentale, le statuizioni sub 1.(a) e 1.(b), sicché ogni relativa questione esula dall’ambito del devolutum, si osserva che l’appello è infondato.
5.1. Destituito di fondamento è il motivo d’appello sub 2.a), avendo il Tribunale regionale di giustizia amministrativa correttamente ravvisato la sussistenza, in capo alla Provincia, della legittimazione e dell’interesse a ricorrere avverso la deliberazione del Consiglio comunale, con la quale la strada di collegamento tra la cava di marmo di Covelano e la rete delle strade pubbliche è stata classificata come strada comunale, ed avverso l’ordinanza sindacale disciplinante la circolazione su tale strada, in quanto:
- la strada in questione, per larghi tratti, è costituita da una strada forestale, insistente su aree sottoposte a vincoli di tutela paesaggistico-ambientale ai sensi della legge provinciale 25 luglio 1970, n. 16 (in quanto ubicata in zona boschiva, a tratti ad un’altitudine superiore ai 1.600 m s.l.m., nonché rientrante nel perimetro del Parco Nazionale dello Stelvio), ed è, dunque, assoggettata a un regime limitativo della circolazione, che esclude il transito pubblico indifferenziato con veicoli a motore, riservandolo a categorie ben delimitate di soggetti, tendenzialmente a limitati fini agricolo-forestali, previa autorizzazione della competente amministrazione provinciale [(v. l. prov. 8 maggio 1990, n. 10 (Norme sulla circolazione con veicoli a motore in territorio sottoposto a vincolo idrogeologico)];
- la strada è stata chiusa al transito pubblico con decreto dell’Assessore provinciale alle foreste del 12 marzo 2004, ai sensi del citato art. 4, comma 1, l. prov. n. 10 del 1990 (che testualmente recita: “L'assessore provinciale competente può vietare la circolazione con qualsiasi tipo di veicolo a motore su strade non comprese tra quelle classificate come statali, provinciali o comunali ai sensi della normativa sulla classificazione”);
- negli anni 2005 - 2011, il transito con mezzi pesanti sulla strada in questione per l’accesso (d)alla cava di marmo di Covelano e per i trasporto del materiale estrattivo era stato, tuttavia, autorizzato, ai sensi della citata legge provinciale n. 10 del 1990, su istanza del Comune di Silandro e dell’Amministrazione separata dei beni di uso civico di Covelano (quest’ultima, proprietaria tavolare della cava, oggetto di concessione di sfruttamento trentennale in favore della Tiroler Marmorwerke s.r.l. corrente in Laces, sulla base di concessione-contratto del 24 settembre 2003) in via provvisoria e con prescrizioni, di anno in anno, con correlativi decreti del Presidente della Giunta provinciale, adottati previa acquisizione del parere dell’Ufficio tecnico per l’agricoltura e le foreste e tenuto conto del nulla-osta dell’Amministrazione del Parco Nazionale dello Stelvio, mentre per l’anno 2012 tale autorizzazione provvisoria è stata negata;
- risulta dunque manifesta la sussistenza della legittimazione e dell’interesse dell’Amministrazione provinciale ad impugnare le delibere comunali incidenti sul regime di circolazione della strada – per di più, ricadente nel perimetro del Parco Nazionale dello Stelvio –, riservato dalla citata legge provinciale n. 10 del 1990 alla propria gestione.
5.2. In reiezione del secondo, complesso motivo d’appello, è sufficiente rilevare che:
- la natura di strada forestale, propria di lunghi tratti della strada in questione, non incide sull’assetto dominicale dei fondi attraversati dal tracciato stradale, nel caso di specie in parte di proprietà di soggetti privati;
- come accertato con la sentenza, che definisce il giudizio parallelo trattenuto in decisione all’udienza del 4 giugno 2013 (ricorso in appello n. 3282 del 2013), l’impugnata deliberazione di classificazione della strada in questione come strada comunale deve ritenersi illegittima sulla base dell’assorbente rilievo dell’insussistenza del presupposto della proprietà pubblica o di una servitù di uso pubblico sulle aree interessate dal tracciato stradale, alla luce dell’ivi richiamato consolidato orientamento giurisprudenziale, secondo cui per l’attribuzione del carattere di demanialità comunale ad una via privata è necessario che con la destinazione della strada all’uso pubblico concorra l’intervenuto acquisto, da parte dell’ente locale, della proprietà del suolo relativo o di altro diritto reale immobiliare (per effetto di un contratto, in conseguenza di un procedimento d’esproprio, per effetto di usucapione o dicatio ad patriam, ecc.), non valendo, in difetto dell’appartenenza della sede viaria al Comune, l’iscrizione della via negli elenchi delle strade comunali, giacché tale iscrizione non può pregiudicare le situazioni giuridiche attinenti alla proprietà del terreno e connesse con il regime giuridico della medesima (v. sul punto, per tutte, Cass. civ., sez. II, 28 settembre 2010, n. 20405; Cass. civ., sez. I, 26 agosto 2002, n. 12540; Cass. civ., Sez. II, 7 aprile 2006, n. 8204);
- la contestazione dell’illegittimità ab imis dell’impugnata deliberazione di classificazione, per difetto del presupposto di una strada di uso pubblico, deve ritenersi insita nell’impianto difensivo della Provincia, ricavabile da un’interpretazione sistematica del ricorso di primo grado, nonché riproposta in appello nei relativi atti difensivi (v. anche le difese svolte dall’appellata Provincia in replica al primo motivo d’appello), con la conseguenza che, sotto un profilo processuale, la questione in esame rientra nei limiti dell’oggetto del presente giudizio.
La rilevata insussistenza della presupposta situazione giuridica reale impone la conferma dell’appellata statuizione annullatoria dell’impugnata delibera di classificazione stradale, con sequela di caducazione dell’ordinanza sindacale recante la disciplina della circolazione sulla strada medesima, sul presupposto (insussistente) della sua natura comunale.
5.3. Considerata la natura della presente controversia, si ravvisano i presupposti di legge per dichiarare le spese del presente grado di giudizio interamente compensate tra tutte le parti.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sul ricorso in appello, come in epigrafe proposto (ricorso n. 3489 del 2013), lo respinge e, per l’effetto, conferma l’impugnata sentenza nei sensi di cui in motivazione; dichiara le spese del presente grado di giudizio interamente compensate tra tutte le parti.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

 

 

 

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