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  • Dott.ssa Maristella Giuliano

Liquidazione del danno biologico e del danno morale

Corte di Cassazione III sez. civile
12 marzo 2008 n. 6684

Circolazione stradale - Sinistri – Giudizio per il risarcimento dei danni subiti - Quantificazione del danno biologico e morale – Criterio gabellare – Motivazione - Omessa indicazione del criterio logico seguito – Motivazione insufficiente.

 

Il giudice chiamato a pronunciarsi in merito alla liquidazione dei danni biologici e morali subiti dalla vittima di un incidente stradale deve indicare, nella motivazione della sentenza, gli elementi dai quali ha tratto il proprio convincimento nonché il percorso logico seguito per la determinazione della somma in concreto liquidata, essendo insufficiente il mero riferimento alle tabelle locali.   SVOLGIMENTO DEL PROCESSO La corte di appello di Perugia, con sentenza depositata il 9.6.2004, in parziale accoglimento dell’appello proposto da K.N.V., K.S.I., in proprio e quale madre del minore K.P., condannava S. S., C. E. e la Milano Assicurazioni s.p.a., al risarcimento del danno morale nella misura di Euro 40.000,00 alla prima, quale coniuge, e di Euro 25.000,00 alla seconda quale figlia, per il decesso di K.I., ciclista, a seguito di incidente stradale. Avverso questa sentenza hanno proposto ricorso per cassazione le appellanti, attrici. Non hanno svolto attività difensiva le intimate. MOTIVI DELLA DECISIONE 1. Con il primo motivo di ricorso le ricorrenti lamentano il vizio motivazionale dell’impugnata sentenza, ex art. 360 n. 5., c.p.c., in quanto, pur assumendo il giudice di riportarsi alle tabelle in uso presso il tribunale di Perugia, nella misura dei due terzi, aveva poi liquidato il danno morale in Euro 40.000 per il coniuge ed Euro 25.000 per la figlia, a fronte di quella di Euro 75.557 cadauna, se avesse effettuato un’esatta applicazione di tali tabelle. 2. Il motivo è manifestamente fondato. Ricorre il vizio di insufficiente motivazione ove il giudice non indichi gli elementi dai quali ha tratto il proprio convincimento, ovvero il criterio logico e la “ratio decidendi” che lo ha guidato. Il giudice deve delineare il percorso logico seguito, descrivendo il legame, tra gli elementi interni determinanti che conducono necessariamente ed esclusivamente alla decisione adottata; escludere attraverso adeguata critica la rilevanza di ogni elemento esterno al percorso logico seguito, di natura materiale, logica o processuale, ed astrattamente idoneo a delineare conseguenze divergenti dall’adottata decisione (Cass. 12/11/1997, n. 11198). Nella fattispecie, pur avendo il giudice di merito fatto riferimento alle tabelle applicate presso il tribunale di Perugia ed al criterio dei due terzi per la liquidazione del danno morale, non ha indicato né quale fosse il dato di partenza su cui fondare il calcolo liquidatorio né il percorso matematico-argomentativo seguito. 3. Le cd. “tabelle” locali relative alla liquidazione del danno biologico, su cui è poi liquidato anche il danno morale, infatti, non avendo una forma di pubblicazione ufficiale, possono svolgere solo la funzione del cd. “notorio locale”, cioè limitato ad una ristretta cerchia di soggetti (individuabili o geograficamente o sulla base dell’attività espletata). Tale tipo di notorio, se pur esclude il vizio di violazione dell’art. 115 c.p.c., costituendo una deroga al principio dispositivo ed a quello del contraddittorio, nonché a quello del divieto per il giudice di far ricorso alla sua “scienza privata”, deve essere tuttavia riportato nella sentenza nel suo esatto contenuto, in modo che di esso possa averne cognizione anche chi non ha accesso a tale fatto notorio locale. 4. Nella fattispecie, quindi, il giudice, avendo adottato il cd. criterio tabellare per la liquidazione dei danni, avrebbe dovuto indicare quale fosse la base di calcolo che egli riteneva di dover desumere dalla tabelle locali, di cui aveva personale conoscenza per la notorietà delle stesse. Inoltre avrebbe dovuto indicare quale era il percorso argomentativo per cui, partendo da tale dato di base, giungeva alla somma liquidata in concreto. Nella fattispecie, invece, la sentenza impugnata si limita a dire che “parametrando il danno morale del coniuge superstite, ad una misura compresa entro i due terzi del danno morale che sarebbe spettato al defunto, in misura compresa tra un quarto e la metà del danno biologico...”. Ne consegue che tale motivazione non permette un controllo dell’iter argomentativo e di calcolo seguito dalla sentenza impugnata. 5. L’accoglimento del primo motivo comporta l’assorbimento del secondo. Pertanto va cassata l’impugnata sentenza con rinvio, anche per le spese alla corte di appello di Roma. PQM Visto l’art. 375 c.p.c.; Accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo. Cassa l’impugnata sentenza e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla corte di appello di Roma.

 

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