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Informativa del Ministro dei trasporti sulla protesta degli autotrasportatori e sui relativi effetti

Senato della Repubblica
seduta n 268 del 13 dicembre 2007

 

Presidente. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Governo sulla protesta degli autotrasportatori e sui relativi effetti». Ringrazio il Ministro per la sollecitudine con cui ha accolto il nostro invito. Oggi non abbiamo mai avuto votazioni, ma solo la discussione generale; mi dispiace che il Senato sia così scarsamente affollato. Tuttavia, il problema che lei dovrà affrontare è troppo importante e certamente i colleghi presenti (ho già diversi iscritti a parlare) interverranno sulla sua informativa. Come già comunicato questa mattina, dopo l'intervento del Ministro dei trasporti ciascun Gruppo avrà a disposizione cinque minuti; il Gruppo Misto avrà dieci minuti. Ha facoltà di parlare il ministro dei trasporti, professor Bianchi. BIANCHI, ministro dei trasporti. Signor Presidente, onorevoli senatori, cercherò di fare una rapida ricostruzione degli eventi di questi giorni con una breve premessa, cioè che tutti gli argomenti che sono stati discussi nelle ultime ore, che hanno formato l'oggetto della proposta che il Governo ha avanzato alle associazioni interessate e che hanno fatto sì che quella parte di associazioni che aveva proclamato il fermo lo abbia ritirato erano già ampiamente in discussione fin dal mese di febbraio di quest'anno, quando fu sottoscritto un protocollo d'intesa tra il Ministero dei trasporti e le associazioni di categoria, fatta eccezione per la Confartigianato e per il FAI. Quel protocollo prevedeva una serie di impegni che il Governo avrebbe dovuto affrontare, sia sul piano normativo che sul terreno finanziario, per andare incontro alle esigenze esposte dalle associazioni stesse. L'attuazione di questo protocollo è stata seguita con riunioni mensili tra la Direzione generale dell'autotrasporto del Ministero e le associazioni stesse per verificarne, strada facendo, lo stato di attuazione. Posso dire che agli inizi di novembre 2007 (quindi poco più di un mese fa) oltre l'80 per cento dei punti che erano stati indicati erano già risolti. Ne rimanevano ovviamente altri, per alcuni dei quali si stavano predisponendo apposite misure nella finanziaria 2008, attualmente in discussione. Il 15 novembre, nell'ultima di queste riunioni di verifica, Confartigianato, FAI e FITA-CNA (tre delle associazioni rappresentative) hanno dichiarato l'inconsistenza dell'azione svolta dal Governo da febbraio fino a novembre per affrontare i problemi che ho accennato e, conseguentemente, dichiaravano la loro intenzione di proclamare un fermo che sarebbe stato poi successivamente formalizzato il 14 novembre da due di queste associazioni, la FITA-CNA e la Confartigianato. In quell'occasione era stato sollevato anche un problema abbastanza nuovo, maturato solo nell'ultimo periodo. Mi riferisco agli inconvenienti comportati dalla crescita esplosiva negli ultimi mesi del prezzo del gasolio, crescita che ovviamente ha avuto una ricaduta diretta sul costo di esercizio dell'autotrasporto e per la quale è stato chiesto l'intervento governativo. In quella occasione feci presente, con una lettera inviata ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle attività produttive, competenti in materia, che si poneva questo problema e chiedevo di studiare una soluzione nell'ambito delle compatibilità della normativa europea. In sostanza, non si dovevano configurare come aiuti di Stato. Rispetto alla proclamazione del fermo, in data 20 novembre, ho provveduto a convocare tutte le associazioni per il giorno 23, attuando quella che viene normalmente definita la procedura di raffreddamento per tentare di trovare una composizione. Ma le associazioni che avevano programmato lo sciopero, insieme alla FAI e ad altre, hanno dichiarato la loro indisponibilità a partecipare alla discussione, chiedendo che venisse aperto un tavolo separato per discutere della loro piattaforma. Ho ritenuto di non poter convocare detto tavolo, perché ciò avrebbe comportato una delegittimazione di quello già esistente e in corso ormai da vari mesi, anche e soprattutto perché la quasi totalità dei problemi sollevati nella nuova piattaforma rivendicativa erano parte di quelli pattuiti nel protocollo di intesa che via via si stavano risolvendo. In particolare, non potevamo assolutamente riconoscere come vero quanto andavano affermando quelle associazioni, ossia che non era stato fatto alcun progresso nell'ambito di quel protocollo. All'inizio di dicembre, unitamente al sottosegretario Letta che ha seguito sempre molto da vicino la vicenda, ho convocato tutte le associazioni per discutere in quella sede i problemi sollevati dalle due associazioni che avevano proclamato il fermo. Poiché hanno insistito per chiedere un tavolo separato, la riunione è continuata nonostante esse abbiano abbandonato la seduta e riconfermato il fermo a partire dal giorno 10 dicembre. Quasi contemporaneamente, ossia il giorno successivo, il Presidente della Commissione di garanzia ha segnalato due circostanze. La prima circostanza, che ci ha segnalato per conoscenza e che aveva comunicato alle associazioni che avevano indetto il fermo, consisteva nel fatto che occorreva rimanere nel rispetto del codice di autoregolamentazione, un codice che le stesse associazioni si erano date da tempo e che comporta il rispetto di alcuni requisiti. Il principale requisito è consentire in ogni caso la circolazione dei mezzi che portano merci ritenute di stretta necessità, come l'approvvigionamento di materiali agli ospedali e del carburante in genere. Successivamente ci è stato segnalato, anche attraverso informazioni che arrivavano alla Presidenza della Commissione di garanzia, che erano in corso forme di manifestazione all'interno di quello che veniva definito un fermo che erano veri e propri blocchi della circolazione. Generalmente le manifestazioni degli autotrasportatori si attuano attraverso un rallentamento della velocità dei loro mezzi, rallentamento che determina inevitabilmente congestioni. Nel caso specifico ci trovavamo di fronte ad altro, ossia a mezzi che materialmente bloccavano l'accesso, per esempio, ai caselli autostradali o anche ai traghetti nei porti. Questa situazione non poteva comunque essere accettata, perché non solo non rientrava nell'ambito del codice di autoregolamentazione, ma ricadeva addirittura nella fattispecie della violenza privata punita dal codice penale, perché trattasi di violenza che impedisce la libera circolazione dei cittadini. Questo è il motivo per cui alla fine ci siamo determinati, in accordo con la Presidenza del Consiglio, per emanare un'ordinanza che impropriamente è stata chiamata di precettazione, perché la precettazione è un meccanismo che si applica nel caso dei servizi pubblici, nei confronti degli operatori del servizio pubblico. In questo caso, l'ordinanza stabiliva l'arresto del fermo stesso, della manifestazione stessa, a partire dalla mezzanotte di martedì. Ovviamente abbiamo dovuto, a seguito dell'ordinanza, chiedere al Ministero dell'interno e alle prefetture di disporre la presenza sulle strade delle Forze dell'ordine per assicurare il rispetto dell'ordinanza stessa. Nella giornata di mercoledì l'effetto dell'ordinanza e della presenza delle Forze dell'ordine aveva leggermente ma progressivamente allentato la presa di queste situazioni, soprattutto nei punti più caldi, ma era evidente che avremmo avuto diverse altre giornate di grande difficoltà. Questo è il motivo per cui, parallelamente, abbiamo chiesto di nuovo alle associazioni tutte assieme, comprese quelle che avevano proclamato il fermo, di tornare a discutere su quale poteva essere una base di intesa perché venisse revocato in via ufficiale, e non solo contrastato con la nostra ordinanza, il fermo stesso. Questa discussione si è svolta nella notte e ancora nella mattinata di ieri, fino alle ore 14,30 circa, quando, insieme al sottosegretario Letta, abbiamo consegnato a tutte le associazioni una proposta del Governo che era sostanzialmente una messa a punto del vecchio protocollo d'intesa integrato con alcune delle richieste che erano state avanzate negli ultimi giorni, in modo particolare quelle relative alle modalità con cui sterilizzare in qualche modo i costi insorgenti dall'aumento del prezzo del gasolio. Abbiamo formulato questa proposta dicendo che il Governo si sarebbe impegnato a mantenere e ad attuare anche queste ulteriori parti rispetto al protocollo d'intesa di febbraio a condizione che venisse rimosso il fermo. Le associazioni hanno discusso la proposta durante tutta la giornata, dalle ore 14, 30 di ieri fino alle ore 19 quando hanno emesso il comunicato con cui revocavano il fermo. Da ieri, da quell'ora, la situazione si è rapidamente stabilizzata. Direi che, ad oggi, a stasera, a quest'ora in cui siamo, si è completamente risolta e si è risolta anche senza nessun ulteriore episodio di incidenti o di violenza di qualunque tipo. Credo di poter dire che la linea di fermezza, ma contemporaneamente di apertura al dialogo che abbiamo praticato, ha fatto sì che si recedesse da questa forma di protesta che, ripeto, era rapidamente degenerata. Quindi il risultato, in questo momento, è non solo l'avere liberato le strade da quello che stava accadendo ma anche una condizione nuova di lavoro che sarà sancita con un tavolo tecnico che avvieremo subito dopo la pausa di fine anno e con il quale contiamo di fare un'operazione analoga a quella che abbiamo appena condotto in porto per il trasporto pubblico locale, intendo dire l'emanazione di un vero e proprio progetto di riforma complessiva del settore dall'autotrasporto, che nel caso del trasporto pubblico locale ha trovato spazio nel disegno di legge collegato alla finanziaria. Credo realisticamente che nei primi 6-8 mesi del prossimo anno lo potremo mettere a punto, evitando così, com'è stato fatto nell'altro caso, che anno per anno si dovessero mettere a disposizione risorse per coprire esigenze che si rincorrevano sempre, affrontando una volta per tutte il tema di fondo di questo settore che poi è quello della ristrutturazione aziendale. Questo è un settore in cui la stragrande parte, il 90 per cento, delle oltre 130.000 imprese che vi operano sono monoveicolari, cioè con un padrone che possiede un automezzo. In questo modo non si possono attuare politiche d'impresa e la possibilità di confrontarsi con imprese analoghe operanti in altri Paesi europei è inconsistente così come non vi è la capacità di contrastare un fenomeno, quale quello del lavoro nero, sottopagato, non coperto da previdenze sociali che singole persone provenienti molto spesso da Paesi dell'Est o della riva Sud del Mediterraneo offrono, mettendosi alla guida di un camion posseduto da tutt'altro titolare. Come ultima considerazione, voglio aggiungere che con un decreto firmato ieri pomeriggio è stata consentita la circolazione dei mezzi pesanti anche nella giornata di domenica prossima per fare in modo che ci possa essere il più rapidamente possibile una ricostituzione delle scorte esaurite in questi giorni. Questo è quanto ho pensato di riferire. Presidente. Ringrazio il Ministro per il suo intervento.