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Gare di velocità

Corte di Cassazione IV sez. penale
11 marzo 2008, n. 10828

Gare in velocità – art. 141 cod. strad. - accertamento del fatto – dichiarazione resa in assenza del difensore – rilevanza penale del fatto

 

Costituisce reato, ai sensi dell’art. 141 del codice della strada, gareggiare in velocità lungo le vie cittadine.
Costituisce prova inconfutabile del fatto, l’accertamento effettuato direttamente dagli agenti di polizia, mentre non rileva che l’imputato abbia rilasciato agli stessi dichiarazioni in assenza del proprio difensore.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO  -  Il 21 settembre 2007 la Corte d'Appello di Roma ha confermato la sentenza del Tribunale locale, che il 1^ febbraio 2006 aveva condannato alla pena di due mesi di arresto e 200,00 Euro d'ammenda Francesco C. , ritenuto colpevole del reato di cui all'art. 141 D. L. vo n. 285 del 1992, perché, alla guida dell'autovettura Opel Corsa targata … omissis … di sua proprietà, gareggiava in velocità lungo le vie cittadine con altra autovettura. 
Ricorre il difensore deducendo due motivi. 
Con il primo rappresenta la violazione degli artt. 63 e 546 cod. proc. pen. e dell'art. 141 C. d. S..
Assume che la corte territoriale ha considerato utilizzabili le dichiarazioni rese, in assenza di difensore, dall'imputato agli agenti operanti subito dopo il fermo, perché si trattava di giudizio abbreviato.
Osserva che l'inutilizzabilità menzionata è rilevabile anche in questa sede, poiché avrebbe carattere patologico, e sarebbe, quindi, insanabile e rilevabile d'ufficio. Aggiunge che la corte avrebbe anche omesso di motivare sul valore ed il contenuto delle predette dichiarazioni. Critica, poi, anche l'affermazione del giudice romano, il quale ha ritenuto provata la responsabilità anche perché i verbalizzanti avrebbero constatato le circostanze esposte da C.
Con il secondo motivo si duole della mancanza di motivazione sulla ritenuta congruità della pena. 
Motivi della decisione  Il ricorso è inammissibile. 
L'interessante questione prospettata dal ricorrente in ordine all'utilizzabilità delle sue dichiarazioni rese alla polizia giudiziaria nella specie non ha rilevanza ai fini del decidere.
Infatti la pronunzia di condanna è già in sé congruamente motivata con riferimento all'annotazione di servizio, nella quale s'evidenzia che gli stessi agenti avevano personalmente constatato che l'imputato gareggiava in velocità con altra autovettura guidata da tal S.
Le critiche alla motivazione svolta sul tema della sentenza della corte territoriale non colgono, pertanto, nel segno perché incomprensibili: gli agenti hanno direttamente controllato l'accaduto ed hanno correttamente riferito nella loro relazione di servizio le osservazioni eseguite.
Tale prova è inconfutabile e coerentemente è stata posta a base della decisione assunta.
Anche la doglianza sulla determinazione della pena è manifestamente infondata.
I giudici territoriali hanno richiamato la gravità del fatto, che ha ingenerato pericolo per la pubblica incolumità, in quanto la gara ha comportato numerose violazioni del codice della strada, tra i quali vanno annoverati i sorpassi azzardati e l'elevata velocità. 
Consegue la condanna al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro mille alla Cassa delle ammende, atteso l'elevato grado di colpa processuale, derivante dalla riproposizione di questioni che già aveva ricevuto completa risposta in sede di merito. 
P.Q.M.  La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 1000,00 in favore della Cassa delle ammende   

 

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