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  • Dott.ssa Maristella Giuliano

Furto di auto

Tribunale di Napoli XI sez. civile
22 marzo 2007, n.3331

Art. 1900 c.c. - colpa grave assicurato – responsabilità assicuratore – insussistente

 

L’assicuratore non è tenuto a rispondere dei sinistri cagionati per dolo o colpa grave dell’assicurato.
Nel caso di furto di auto in cui siano state lasciate le chiavi, la condotta dell’assicurato integra un comportamento colposo, idoneo, in base a un giudizio di regolarità causale ex artt. 40-41 c.p., a determinare l’evento.
Pur in mancanza di clausola contrattuale espressa, il principio di cui all’art. 1900 c.c. trova diretta applicazione, escludendo che l’assicuratore sia tenuto ad indennizzare l’assicurato.


COMMENTO
Nella sentenza in commento viene affrontata dal Tribunale di Napoli la questione relativa alla rilevanza della condotta colposa dell’assicurato ai fini dell’esclusione, da parte della compagnia assicurativa, dell’indennizzo contrattuale.
Nel caso all’attenzione dei giudici di merito, un automobilista avvertito un rumore proveniente dal proprio veicolo arresta la marcia e, nel verificare le condizioni di questo lascia le chiavi inserite nel cruscotto. Il veicolo viene nel frattempo rubato.
L’assicurazione, considerando la dimenticanza delle chiavi una grave negligenza da parte dell’assicurato, nega il pagamento dell’indennizzo; soluzione ritenuta dai giudici pienamente legittima.
Nell’iter argomentativo seguito dal Tribunale è richiamata la norma di cui all’art. 1900 del codice civile in virtù della quale “ l’assicurato non è obbligato per i sinistri dovuti a dolo o colpa grave del contraente, dell’assicurato e del beneficiario”.
 La ratio della norma de qua è incentrata sostanzialmente sulla natura aleatoria del contratto assicurativo e sulla centralità che in esso, pertanto, assume il rischio; l’assicuratore, assume l’obbligo di erogare la prestazione al verificarsi di un sinistro, circostanza futura ed incerta.
Ma quando questo sia dovuto a condotta dolosa o colposa dell’assicurato, viene meno il fondamento dell’aleatorietà del contratto.
Il problema sul quale la giurisprudenza si è interrogata è sostanzialmente quello di stabile quando nella condotta dell’assicurato sussistano gli estremi della colpa grave da giustificare l’esclusione dell’indennizzo.
Il Tribunale di Napoli sembra aderire ad un orientamento, peraltro particolarmente rigoroso, invalso nella giurisprudenza di legittimità ( ex multis cfr. Cass. civ. III sez. 17441/2006) secondo il quale anche nell’ambito della responsabilità civile trova applicazione il principio di equivalenza delle cause di cui agli artt. 40 e 41 c.p.
Dimostrato che l’evento non si sarebbe verificato ove non fossero state lasciate le chiavi nell’autovettura, ciò è sufficiente a ritenere che il sinistro sia stato cagionato dall’assicurato.
La condotta colposa dell’assicurato ha, dunque, dato origine al processo causale, il quale non sarebbe stato interrotto dalla condotta del ladro.
La tesi è alquanto rigorosa.
Nella giurisprudenza di merito ( CFR. Tribunale di Nola 24 gennaio 2004) viceversa l’operatività della garanzia assicurativa è stata riconosciuta ritenendo che la repentinità e soprattutto la imprevedibilità della condotta di un ladro escludono una valutazione in chiave di colpa grave da parte dell’assicurato, tutte le volte in cui questo si sia comportato secondo un modello di comportamento medio di diligenza.
Per quel che attiene il profilo di validità della clausola contrattuale che prevede l’esclusione dell’obbligazione indennitaria a carico dell’assicurazione nei casi di dolo o colpa grave dell’assicurato, si ritiene che non si  tratti di clausole abusive posto che la disciplina consumeristica  ( art. 1469 ter c.c. così come recepito nell’art. 142 del Codice del Consumo) esclude l’abusività nel caso in cui la clausola contrattuale richiami disposizioni previste direttamente dalla legge.


SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con atto di citazione del 19-3-2003 C (omissis) esponeva di essere proprietario dell'autovettura Toyota Yaris , (assicurata) contro il furto con la H.D.I. Assicurazioni s.p.a, (omissis); che il (omissis), sentiva un rumore metallico proveniente dalla parte posteriore, come se avesse urtato qualcosa o avesse perso qualche pezzo dell'auto; che, fermatosi a ridosso del marciapiede, dopo aver spento il motore scendeva dall'autovettura, rilevando un'ammaccatura al parafango posteriore; che sopraggiungeva un'altra auto il cui conducente lo "informava" che aveva perso qualcosa, ovvero un pezzo meccanico alcuni metri più indietro; che, mentre si voltava per vedere cosa avesse perso nel tratto di strada percorso, uno sconosciuto si metteva al volante dell'autovettura Toyota Yaris targata xxxx; allontanandosi verso il Vomero; che aveva presentato denunzia del furto all'autorità di Polizia e la denunzia era stata archiviata dall'autorità giudiziaria, per essere rimasti ignoti gli autori del reato; che, nonostante le sollecitazioni di corresponsione dell'indennizzo rivolte alla società di assicurazioni, questa non aveva provveduto al pagamento ravvisando nella condotta dell'istante una colpa grave ovvero una grave negligenza per non « aver usato tutte le precauzioni necessarie ad impedire l'evento. Ciò premesso l'attore conveniva in giudizio la xxxxx Assicurazioni s.p.a, per sentire dichiarare dovuta ad esso istante la somma di Euro 10.329,14 in conseguenza del furto subito e per l'effetto condannare la convenuta al pagamento del predetto importo oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali. Si costituiva in giudizio la convenuta che impugnava la domanda eccependo in via preliminare l'improponibilità della domanda in virtù della clausola compromissoria di cui all'art. 11 delle condizioni generali di contratto; subordinatamente deduceva l'insussistenza del diritto all'indennizzo ai sensi dell'art. 7 lettera a) delle condizioni generali di contratto nonché dell'art. 1900 c.c., trattandosi di sinistro cagionato o comunque agevolato dalla colpa grave dell'assicurato e, in via ulteriormente gravata, eccepiva la violazione degli obblighi contrattuali in ordine ai termini della denunzia dell'evento all'assicuratore e contestava l'importo così come quantificato unilateralmente dall'attore. Con la memoria ex art. 183, comma 5°, c.p.c. l'attore, "a modifica e precisazione della domanda", chiedeva che la stessa fosse ricondotta all'accertamento del diritto dell'istante a vedersi risarcito il danno, "rinunziando, in questa sede, alla invocata conseguente azione di condanna della convenuta compagnia..". Con la memoria di replica ex art. 183, comma 5°, c.p.c. la H.D.I. Assicurazioni s.p.a, contestava la legittimità di tale rinunzia e dichiarava, comunque, di non accettarla, Svolta l'istruttoria, la causa veniva rinviata per la precisazione delle conclusioni ed all'esito riservata in decisione con l'assegnazione dei termini di cui all'art. 190 c.p.c. per il deposito di comparse conclusionali e memorie di replica.

MOTIVI DELLA DECISIONE   - L'art. 11 delle condizioni generali di assicurazione stabilisce che: "La determinazione dell'ammontare del danno è effettuata dalla società e dall'assicurato mediante accordo concluso direttamente fra loro o, anche se una delle parti ne faccia richiesta, tra due periti che esse nominano, uno per ciascuna, con atto unico ed ai quali conferiscono anche l'incarico di riferire -, sulle circostanze di tempo e di luogo e sulle modalità del sinistro, nonché sulla corrispondenza effettiva del rischio con la descrizione e con le dichiarazioni risultanti dalla polizza. I due periti, se non si accordano tra loro, in tutto o in parte, ne nominano un terzo... le conclusioni cui i due periti pervengono concordemente e quelle che sui punti controversi il Collegio adotta... sono vincolanti per le parti che fin d'ora rinunciano ad ogni impugnativa, impregiudicata ogni questione attinente all'indennizzabililtà del danno... ». Detta clausola integra una perizia contrattuale e non una clausola compromissoria per arbitrato irrituale. Si ha infatti perizia contrattuale quando le parti devolvono al terzo, o ai terzi, scelti per la loro particolare competenza tecnica, non già in risoluzione di una controversia giuridica (come dell'arbitrato libero), ma la formulazione di un apprezzamento tecnico che preventivamente si impegnano ad accettare come diretta espressione della loro determinazione volitiva. In tema di assicurazione contro i danni, qualora le parti affidino ad un terzo l'incarico di esprimere un apprezzamento tecnico sulla entità delle conseguenze di un evento al quale è collegata la prestazione dell'indennizzo, impegnandosi a considerare tale apprezzamento come reciprocamente vincolante, ma escludano dai poteri di detto terzo, esplicitamente od implicitamente, la soluzione delle questioni attinenti alla validità ed operatività della garanzia assicurativa, il relativo patto esula dall'ambito dell'arbitrato, rituale od irrituale, e configura una ipotesi di perizia contrattuale, che non interferisce sull'azione giudiziaria rivolta alla definizione delle indicate questioni (Cass. 21881/04; Cass, 1409/02; Cass. 10554/98-Cass. 9032/95). Nella fattispecie la presente controversia, originata dai contrasto insorto ante causam tra le parti, in via preventiva rispetto alla quantificazione dell'indennizzo, in ordine alla sussistenza del diritto del xxxxx a ricevere l'indennizzo assicurativo, ai sensi dell'art. 7 lettera a) delle condizioni generali di contratto nonché dell'art. 1900 c.c., è dunque proponibile, seppure limitatamente a tale aspetto e non alla consequenziale domanda di condanna. Ciò premesso va osservato che la xxxxx Assicurazioni s.p.a, ha in particolare eccepito l'insussistenza del diritto del xxxxx all'indennizzo, richiamandosi all'art, 7 lettera a) delle condizioni generali di contratto nonché all’art. 1900 ce, assumendo trattarsi di un sinistro cagionato o comunque agevolato dalla colpa grave dello stesso assicurato. In punto di fatto va rilevato che l'attore, in data 7-5-2002, in ordine alle circostanze dell'evento in questione, ha denunziato ai Carabinieri della Stazione di Napoli - Rione Traiano quanto segue: «accostatomi sul margine destro della strada, scendevo dalla mia autovettura, lasciandola con il motore acceso ...e mentre incuriosito cercavo per terra, notavo la mia autovettura allontanarsi a gran velocità in direzione Vomero.." e, in un secondo momento, presso gli stessi Carabinieri, ha dichiarato: «in sede di denuncia, dovuto allo stato confusionale del furto, affermavo di aver lasciato l'auto con il motore acceso, ma in effetti sono sceso dall'auto spegnendo il motore. - L'unico teste escusso in giudizio ha riferito: "(omissis) che era dietro l'auto, guardava la stessa dietro e sotto l'abitacolo. Ho visto nell'immediatezza un giovane salire a bordo e dileguarsi con la stessa.... Non posso riferire se l’auto, allorquando è stata asportata, avesse il motore acceso o spento. Non ricordo se (omissis) allorquando ha parlato con me, avesse o meno  le chiavi tra le mani..." In ogni caso il (omissis) nè in occasione della prima e neppure della seconda e più "meditata" denunzia ai Carabinieri, ha riferito di aver tolto le chiavi dell'auto dal cruscotto e neppure risulta che abbia mai messo a disposizione della società assicurala le predette chiavi (cfr. libero interrogatorio) le quali, in base ai convergenti elementi acquisiti, dovevano essere rimaste inserite nel cruscotto dell'auto, come può desumersi anche dalla repentinità dell'azione, descritta dallo stesso attore e dal teste.
La giurisprudenza ha più volte affamato che il principio di cui all'art. 1900 del nesso causale fra la detta condotta ed il danno trova applicazione il principio della "conditio sine qua non" temperato da quello della regolarità causale, secondo il disposto degli artt. 40 e 41 cod. pen.. Ne consegue che, quando l'evento è derivato da una pluralità di comportamenti commissivi od omissivi, tra cui un comportamento colposo dell'assicurato, è sufficiente per negare l'estensione della polizza accertate che, se detto comportamento non si fosse verificato, l'evento non si sarebbe prodotto. Sulla scorta di quanto innanzi rilevato non appare dubbio che il furto del veicolo è derivato anche da un comportamento gravemente colposo dell'assicurato, consistito nell'aver lasciato incustodita l'auto aperta e con le chiavi inserite, se non addirittura con il motore avviato, tale da incidere casualmente in maniera decisiva nella produzione dell'evento.
Trattandosi di disposizione prevista direttamente dalla legge, appare evidente che la norma contrattuale che ne riproduce il contenuto non assume alcun carattere vessatorio (art. 1469 ter c.c.) atteso che peraltro, il dispositivo normativo sarebbe direttamente applicabile nei sensi predetti anche in mancanza della clausola contrattuale. La domanda va pertanto rigettata. Ogni ulteriore questione è da considerare assorbita nella statuizione predetta.
Ricorrono giusti motivi, attesa la peculiare natura della controversia, per compensare interamente tra le parti le spese processuali.
P.Q.M. Il Tribunale, definitivamente pronunziando, disattesa ogni altra istanza, deduzione ed eccezione, così provvede:
 - rigetta la domanda;
 - dichiara interamente compensate tra le parti le spese processuali

Rubrica e massima a cura del Comitato di Redazione testo della sentenza da www.iussit.it

 

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