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Falsa dichiarazione di identità in occasione di accertamenti strumentali

Corte di Cassazione VII Sezione Penale - Massima a cura della Dott.ssa Michaela Ercolani
Sentenza n. 42418 del 18 settembre 2017

Guida in stato di ebbrezza: accertamenti strumentali – falsa dichiarazione di identità – reato di cui all’art. 495 c.p.

La falsa dichiarazione sulla propria identità, fornita dal conducente di un veicolo durante un controllo e prima di essere sottoposto alla prova dell’etilometro, costituisce dichiarazione resa a pubblico ufficiale in atto pubblico e configura il più grave reato previsto all’art. 495 cod. pen., ovvero “Falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri” e non già il reato di sostituzione di persona di cui all’art. 494 cod. pen. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso dell’imputato avverso la Sentenza di Appello.

(…)

Ordinanza

 

Fatto e diritto

 1. A. A. ricorre avverso la sentenza in epigrafe con la quale la Corte di Appello di Bologna confermava la sentenza del Tribunale di Rimini del 4.7.2009 di condanna nei suoi confronti alla pena di mesi 8 di reclusione per il reato di cui all'art. 495 c.p. Deduce il ricorrente il vizio di cui all'art. 606, primo comma, lett. b) c.p.p., atteso che nella fattispecie in esame appare configurabile il reato di cui all'art. 494 c.p., invece di quello di cui all'art. 495 c.p.; in ogni caso il reato è prescritto.

 2. Il ricorso è inammissibile, siccome manifestamente infondato. Ed invero la Corte territoriale ha correttamente ritenuto che nella condotta dell'imputato- il quale durante un controllo della Polizia Stradale mentre si trovava a bordo dell'auto del padre, prima di essere sottoposto alla prova dell'etilometro dichiarava di essere non già il figlio del proprietario del veicolo, bensì un amico del figlio di B. B. - fosse ravvisa bile il reato di cui all'art. 495 c. p. Sul punto è sufficiente richiamare i principi affermati da questa Corte, secondo cui in tema di reati contro la pubblica fede, poiché il delitto di sostituzione di persona ex art. 494 cod. pen. ha carattere sussidiario, allorquando l'induzione in errore, al fine di vantaggio o di danno, è commessa mediante l'attribuzione di un falso nome in una dichiarazione resa ad un pubblico ufficiale in un atto pubblico, ovvero all'autorità giudiziaria, è configurabile soltanto il più grave reato previsto dall'art. 495 cod. pen. (Sez. 5, n. 45527 del 15/06/2016).

 3. Manifestamente infondata si presenta la deduzione relativa alla maturata prescrizione del reato, risultando contestata all'imputato la recidiva ed in ogni caso la ritenuta inammissibilità del ricorso risulta impeditiva di una pronuncia di estinzione del reato per prescrizione maturata successivamente alla sentenza impugnata.

 3. Alla inammissibilità del ricorso consegue ex art. 616 c.p.p. la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende che, in ragione delle questioni dedotte, si stima equo determinare in €. 2.000,00.

 

Per questi motivi

 Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla cassa delle ammende.

 

Così deciso il 21 febbraio 2017.

 

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