• Giurisprudenza
  • Limiti di velocità
  • Dott.ssa Maristella Giuliano

Eccesso di velocità e cause di giustificazione

Corte di Cassazione sez. II civ.
28 gennaio 2010, n. 1910

Infrazioni al Codice della Strada – Eccesso di velocità – Art. 142 c.s., comma 9 – Violazione del segnale di “alt” delle forze dell’ordine - Cause di giustificazione – Timore di un malessere imminente - Necessità e urgenza di recarsi al pronto soccorso – Mezzi di prova – Certificato medico generico - Stato di necessità – Invocabilità – Esclusa.

 

Non può invocare l’esimente dello stato di necessità (di cui agli artt. 54 c.p. e 4 L. 689/81) il conducente di un veicolo che, nel recarsi all’ospedale per il timore di un imminente attacco cardiaco, commetta l’infrazione di cui all’art. 142 c.s., comma 9, percorrendo ad elevata velocità le strade cittadine, con pericolo grave per sé stesso e gli altri utenti della strada, senza fermarsi al segnale di “alt” delle forze dell’ordine cui, peraltro, avrebbe potuto chiedere soccorso e, altresì, presentando, quale mezzo di prova, un certificato medico del tutto generico irrilevante a fini probatori.

FATTO E DIRITTO
(omissis) impugna la sentenza n. 34293 del 2005, depositata il 3 agosto 2005, con la quale veniva respinta la sua opposizione al verbale di contestazione n. prt. 1015000xxx della Polizia stradale di Roma del 24 ottobre 2004 per la  violazione dell’articolo 142/9 del Codice della Strada con la sanzione accessoria della sospensione la patente e della decurtazione di punti 10.
A fondamento dell’opposizione rilevava che si trovava in “uno stato di grave sofferenza fisica lamentando un’improvvisa astenia, forti palpitazioni e sindrome vertiginosa che lasciavano presagire un imminente attacco cardiaco e pertanto si stava urgentemente recando presso il pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli di Roma”, ove poco dopo giungeva e veniva sottoposto alle cure del caso, come risultava dal verbale del pronto soccorso prodotto in atti.
Adduceva quindi di versare nello stato necessità di cui agli articoli 54 codice penale e 4 legge 689 del 1981.
Il Giudice di Pace respingeva l’opposizione, ritenendo che il ricorrente non aveva negato “di aver tenuto la velocità di 163 km orari al momento dell’accertamento e che non si era arrestato il segnale di alt”.
Il ricorrente articola due motivi di ricorso.
Col primo deduce la omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, poiché il Giudice di Pace aveva omesso di esaminare il punto decisivo rappresentato dall’aver il ricorrente invocato l’applicazione al caso di specie della esimente dello stato necessità.
Col secondo motivo deduce la violazione dell’articolo 115 c.p.c. per non avere il Giudice di Pace deciso la causa sulla base delle allegazioni di parte ricorrente, avendo invece ritenuto sussistente la violazione indicata con riferimento a circostanze oggettive relative alla velocità tenuta ed al mancato arresto al segnale di alt “che non hanno formato oggetto di contestazione nel ricorso in opposizione”.
Parte intimata non ha svolto attività difensiva in questa sede.
Attivatasi procedura ex art. 375 CPC, il Procuratore Generale invia requisitoria scritta nella quale, concordando con il parere espresso nella nota di trasmissione, conclude con richiesta di accoglimento del ricorso per la sua manifesta fondatezza.
La richiesta non può essere accolta.
Dalla sentenza impugnata non risulta trattata la questione relativa allo stato di necessità, la cui trattazione in questa sede incontra, quindi, l’ostacolo della novità, con conseguente inammissibilità, che sarebbe stato superabile solo ove la censura fosse stata introdotta non come vizio di motivazione, ma come vizio di omessa pronuncia con specifica riferimento agli artt. 112 e 360 n. 4 cpc e con puntuale trascrizione del pertinente motivo d’opposizione.
Il primo motivo è, pertanto, inammissibile e il secondo, che ne costituisce solo un’esplicitazione in fatto, ne segue la sorte; ciò anche a non voler considerare la palese infondatezza della pretesa giustificazione, non essendo logicamente recepibile la tesi per cui il timore di un attacco cardiaco induca a guidare a 167 Kmh con pericolo per sé e per gli altri, a non fermarsi all’alt delle forze dell’ordine invece di chiedere loro soccorso, a procurarsi ex post un certificato medico irrilevante perché generico e comunque non confermato in udienza.
P.Q.M. la Corte rigetta il ricorso.
Nulla per le spese

 

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