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Delega al Governo per la riforma del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285

Dott.ssa Maristella Giuliano – Comitato di redazione della Rivista Giuridica della Circolazione e dei Trasporti
4.12.2014

 

Delega al Governo per la riforma del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285
 
Dott.ssa Maristella Giuliano – Comitato di redazione della Rivista Giuridica della Circolazione e dei Trasporti
4.12.2014


Il disegno di legge S 1638 recante “Delega al Governo per la riforma del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285” è passato all’esame del Senato il 13 ottobre 2014. L’atto proviene dal disegno di legge C. 1588, presentato alla Camera il 17 settembre 2013 ed approvato (in un testo unificato, perché trattato congiuntamente all’atto C 731) lo scorso 9 ottobre 2014. L’iniziativa è governativa, del Ministro dei Trasporti Maurizio Lupi.
Attualmente è stato assegnato per l’esame in sede referente alla VIII Commissione del Senato (lavori pubblici e comunicazioni) ed è stato proposto un ciclo di audizioni informative di organismi tecnici, associazioni ed esperti nel settore.
Il disegno di legge  prevede una delega al governo per l'adozione entro dodici mesi dall'entrata in vigore della legge, di decreti legislativi di modifica  del codice della strada. I criteri direttivi a cui dovrà attenersi l’esercizio della delega puntano essenzialmente alla riorganizzazione,  semplificazione del codice, passando necessariamente anche dalla delegificazione di alcune disposizioni. L’obiettivo è giungere all’articolazione di un testo più comprensibile e coerente, soprattutto al fine di aumentare i livelli di sicurezza stradale, rendendo accessibile a tutti gli utenti la comprensione delle regole che disciplinano i comportamenti corretti da adottare su strada. Tali obiettivi di aumento dei livelli di sicurezza stradale sono coerenti con il piano d'azione adottato  dalla Commissione europea per dimezzare entro il 2020 il numero dei morti su strada rispetto al 2010. Il piano tende ad incentivare l’adozione di misure da applicare a vari livelli come la formazione, o la redazione di nuove leggi, come le infrastrutture e la ricerca applicata ai veicoli, al fine di innalzare gli standard di sicurezza stradale negli Stati membri.
Sul piano legislativo, in Italia forse più che in altri paesi europei, è necessario riorganizzare le disposizioni del codice rendendole più semplici, comprensibili e coerenti. Il codice della strada del ’92 si ispirava al principio della omnicomprensività, raccogliendo in un unico testo (composto da sette titoli per 230 articoli) tutta la disciplina attinente alla circolazione stradale nella sua accezione più ampia. Sulla base di un testo già in origine complesso e di difficile lettura, in questi 22 anni di vita del codice, si sono succeduti più di 100 interventi legislativi di modifica, spesso settoriali e parziali, che hanno contribuito a generare una normativa disorganica  e di difficile lettura.
E’ necessario quindi puntare alla razionalizzazione delle norme del codice ed alla armonizzazione delle stesse  con  altre norme di settore, come quelle dell'Unione europea,  quelle derivanti da accordi internazionali, e dalle specifiche competenze  delle regioni e degli enti locali.
Altrettanto fondamentale per la redazione di un testo coerente e comprensibile è la semplificazione che deve puntare alla riduzione delle materie trattate dal codice,  circoscrivendone il contenuto esclusivamente alla disciplina dei comportamenti che gli utenti devono adottare su strada, prevedendo le  conseguenze sanzionatorie nel caso di violazioni e disciplinando la regolamentazione dello spazio stradale.
Infine, ma non meno importante ai fini  della coerenza e della semplificazione è la delegificazione della disciplina riguardante l'attuazione della normativa europea armonizzata con conseguente adozione di regolamenti di delegificazione, nelle materie più tecniche e specifiche, che sono spesso oggetto di modifiche anche parziali, quali possono essere le previsioni in tema di caratteristiche della segnaletica stradale; la classificazione, la destinazione, le caratteristiche costruttive, di equipaggiamento e di identificazione dei veicoli; le caratteristiche dei veicoli eccezionali; i procedimenti di ammissione, immatricolazione e cessazione della circolazione dei veicoli a motore .


A livello contenutistico le norme di modifica del codice della strada devono incentivare la maturazione di una cultura della mobilità orientata alle esigenze dell’altro, che tenga conto soprattutto delle persone più svantaggiate, e che aumenti i livelli di responsabilità del singolo per le azioni e i comportamenti scorretti.
Il nuovo codice non può prescindere da una maggiore attenzione all’utenza vulnerabile attraverso la revisione e il rafforzamento delle misure finalizzate allo sviluppo della mobilità sostenibile. In particolare per utenza vulnerabile si intendono  bambini, disabili, anziani, pedoni, ciclisti, conducenti di ciclomotori e motoveicoli. L’esigenza di una maggiore tutela di questa utenza vulnerabile, è ravvisabile soprattutto nelle aree urbane, pertanto risultano indispensabili misure come la pianificazione della viabilità per incentivare la mobilità ciclistica (con particolare attenzione ai ciclisti di età inferiore a 14 anni) e pedonale, la progettazione stradale e la riduzione dei limiti di velocità, soprattutto sulle strade extraurbane, rivedendo i limiti secondo criteri di ragionevolezza, che consentano di adeguarli alle reali esigenze di mobilità e di sicurezza nella circolazione. Sempre in tema di strade extraurbane principali e  autostrade, si prevede anche la possibilità di consentire l'accesso alle stesse ai motocicli di cilindrata non inferiore a 120 cc, se guidati da maggiorenni.
Altra novità è l’introduzione nel codice dei concetti di "spazio condiviso" e di "zona d'incontro"  già introdotti in altri Paesi europei, finalizzati alla incentivazione della coesione urbana,  consentendo e favorendo la precedenza all’utenza vulnerabile, attraverso l’integrazione delle funzioni residenziali e commerciali con quelle di mobilità. A tal fine si prevedono disposizioni che favoriscono l'accesso delle biciclette, dei ciclomotori e dei motocicli alle corsie riservate ai mezzi pubblici; la previsione della facoltà per i comuni di riservare appositi spazi per il parcheggio delle donne in stato di gravidanza e di coloro che trasportano bambini di età non superiore a due anni; il rafforzamento del trasporto pubblico e l'interconnessione tra questo e le altre modalità di trasporto.
Sempre in tema di spazio condiviso si prevede l’introduzione di una definizione normativa di car pooling da qualificare come uso condiviso di veicoli privati tra persone che devono percorrere un medesimo itinerario, in sostanza un servizio trasporto non remunerato ma organizzato tramite servizi dedicati, forniti da intermediari pubblici o privati, anche attraverso l'utilizzo di strumenti informatici.
In merito allo spazio stradale e alla segnaletica si prevede la revisione della disciplina della classificazione delle strade e la semplificazione della disciplina relativa alla segnaletica stradale, soprattutto al fine della limitazione dell’uso della stessa, in particolar modo di quella a bordo strada  come ad es. la segnaletica commerciale.
Nel testo del disegno di legge è contemplato anche il riordino dei compiti della polizia stradale, attraverso la specializzazione delle funzioni dei diversi corpi, e il potenziamento del ricorso ai servizi ausiliari di polizia stradale, nonché attraverso l’introduzione di disposizioni che rafforzino l'efficacia dei controlli anche attraverso la diffusione e l’incentivazione dei sistemi telematici .
Atro punto di fondamentale importanza consiste nella revisione dell'apparato sanzionatorio, attraverso la semplificazione e la riduzione del numero delle classi sanzionatorie e la modifica dell’entità delle sanzioni. I principi da perseguire in tema di riordino dell’assetto sanzionatorio sono quelli di ragionevolezza, proporzionalità, effettività e non discriminazione. In particolare occorre puntare alla graduazione delle sanzioni in funzione della gravità, della reiterazione e dell'effettiva pericolosità del comportamento, prevedendo, eventualmente anche vari meccanismi premiali per incentivare i comportamenti virtuosi o introducendo degli inasprimenti delle sanzioni per comportamenti  lesivi dell'incolumità e della sicurezza degli utenti della strada.
Altro punto nodale riguarda la disciplina dell’ omicidio colposo con violazione delle norme sulla circolazione stradale.  In particolare occorre puntare all’introduzione del reato di "omicidio stradale", con la conseguente introduzione del principio di revoca perpetua della patente di guida e di inibizione perpetua alla guida sul territorio nazionale. Tale previsione comporterà anche delle modifiche al codice penale prevedendo differenti  grado di colpevolezza.
La revoca  perpetua della patente dovrebbe essere applicata in caso di omicidio colposo, di una o più persone, commesso da soggetto alla guida con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l ovvero sotto l'effetto di sostanze psicotrope. In ordine alla coerenza di tale previsione con il principio sancito dall'articolo 16 della Costituzione e relativo alla libertà di circolazione, si richiama il principio sancito dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 6 del1962, la quale ha affermato che "poiché nessuna norma costituzionale assicura indistintamente a tutti i cittadini il diritto di guidare veicoli a motore, non viola la Costituzione la legge ordinaria che consente l'esercizio del diritto solo a chi abbia certi requisiti: di modo che la patente, come è concessa caso per caso in applicazione d'una norma di legge ordinaria, così può essere tolta, in virtù di un'altra norma di legge ordinaria, senza che ne soffra la libertà di circolazione costituzionalmente garantita".
Oltre l’introduzione dell’omicidio stradale, la delega fornisce altri settori di intervento in tema di sanzioni, come: l’introduzione di misure per rafforzare l'efficacia delle sanzioni per violazioni dell'obbligo di RC auto; prevedere espressamente l'applicabilità degli istituti della decurtazione di punteggio, del ritiro, della sospensione e della revoca della patente di guida anche nei confronti dei conducenti minorenni; qualificare la decurtazione dei punti dalla patente di guida come sanzione amministrativa accessoria.
Il legislatore vuole approdare anche alla revisione e semplificazione del sistema dei ricorsi amministrativi e giurisdizionali. In particolare per il ricorso al prefetto si prevede l’introduzione della presentazione del ricorso esclusivamente all'organo accertatore con successiva trasmissione del ricorso, previa istruttoria, al prefetto per la decisione; l'eliminazione dell'obbligo di procedere all'audizione dell'interessato che ne abbia fatto richiesta; l'allineamento del termine per il ricorso al prefetto a quello previsto per il ricorso al giudice di pace; l'obbligo per i dipendenti delle prefetture e per i loro parenti di ricorrere nella sede limitrofa a quella di appartenenza.
Per ciò che concerne la disciplina relativa al conseguimento della patente di guida, già tanto modificata dal legislatore in questi ultimi anni, è necessario approdare alla predisposizione da parte del Ministero della salute, di linee guida cogenti per garantire l’uniformità nell'operato delle commissioni mediche locali e dei medici monocratici in sede di esame teorico e pratico  finalizzato al conseguimento o al rinnovo della patente di guida. Inoltre si prevede anche la modifica temporale della validità della patente di guida in caso di  rinnovo per gli ultraottantenni: la durata del rinnovo passerebbe dagli attuali due anni ad un anno.
La delega comprende anche la previsione della definizione dei criteri di classificazione dei veicoli atipici, compresi i veicoli di interesse storico e collezionistico. L’obiettivo è di giungere alla definizione dei requisiti minimi per la circolazione dei predetti veicoli. Attualmente il codice della strada, non stabilisce una vera e propria definizione dei veicoli atipici, individuando piuttosto una categoria residuale e generica, demandando ad un decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti la previsione delle procedure per l'iscrizione dei veicoli di interesse storico e collezionistico nei registri, nonché per la loro riammissione in circolazione e per la revisione periodica.