• Normativa
  • Documenti di circolazione, Norme di riforma del Codice della Strada
  • Dott.ssa Daniela Mascaro e Dott. Andrea Guerci

Decreto sicurezza

Decreto legge - testo coordinato
4 ottobre 2018, n. 113

Testo del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113 (in Gazzetta Ufficiale - Serie generale - n. 231 del 4 ottobre 2018), coordinato con la legge di conversione 1º dicembre 2018, n. 132 (in questa stessa Gazzetta Ufficiale alla pag. 1), recante: «Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonche' misure per la funzionalita' del Ministero dell'interno e l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalita' organizzata.».

 

TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 4 ottobre 2018, n. 113

Testo del decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113 (in Gazzetta Ufficiale
- Serie generale - n. 231 del 4  ottobre  2018),  coordinato  con  la
legge di conversione 1º dicembre  2018,  n.  132  (in  questa  stessa
Gazzetta Ufficiale alla pag. 1), recante:  «Disposizioni  urgenti  in
materia  di  protezione  internazionale  e  immigrazione,   sicurezza
pubblica,  nonche'  misure  per  la   funzionalita'   del   Ministero
dell'interno  e  l'organizzazione  e  il  funzionamento  dell'Agenzia
nazionale  per  l'amministrazione  e   la   destinazione   dei   beni
sequestrati e confiscati alla criminalita' organizzata.». (18A07702)

(GU n.281 del 3-12-2018)
 

 Vigente al: 3-12-2018  

 

Titolo I
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI RILASCIO DI SPECIALI PERMESSI DI SOGGIORNO TEMPORANEI PER ESIGENZE DI CARATTERE UMANITARIO NONCHÉ IN MATERIA DI PROTEZIONE INTERNAZIONALE E DI IMMIGRAZIONE
Capo I
Disposizioni urgenti in materia di disciplina di casi speciali di permesso di soggiorno per motivi umanitari e di contrasto all'immigrazione illegale

 
Avvertenza:
 
    Il testo coordinato qui pubblicato e' stato redatto dal Ministero
della giustizia ai sensi dell'art. 11, comma 1, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione  delle  leggi,  sull'emanazione  dei
decreti  del  Presidente  della  Repubblica  e  sulle   pubblicazioni
ufficiali della Repubblica italiana, approvato con D.P.R. 28 dicembre
1985, n.1092, nonche' dell'art.10, comma 3, del medesimo testo unico,
al solo fine di facilitare la  lettura  sia  delle  disposizioni  del
decreto-legge, integrate con le modifiche apportate  dalla  legge  di
conversione, che di quelle richiamate nel decreto,  trascritte  nelle
note.  Restano  invariati  il  valore  e   l'efficacia   degli   atti
legislativi qui riportati.
 
    Le modifiche apportate dalla legge di conversione  sono  stampate
con caratteri corsivi.
 
    Tali modifiche sono riportate in video tra i segni (( ... )).
 
    A norma dell'art.15, comma 5, della legge 23 agosto 1988, n.  400
(Disciplina dell'attivita' di Governo e ordinamento della  Presidenza
del Consiglio dei Ministri), le modifiche apportate  dalla  legge  di
conversione hanno efficacia dal giorno successivo a quello della  sua
pubblicazione.
 
                               Art. 1
 
Disposizioni in materia di permessi di soggiorno per motivi umanitari
  e disciplina di casi speciali di permessi di  soggiorno  temporanei
  per esigenze di carattere umanitario
 
  1. Al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sono apportate le
seguenti modificazioni:
  a) all'articolo 4-bis, al comma 2, terzo periodo, le parole  «  per
richiesta  di  asilo,  per   protezione   sussidiaria,   per   motivi
umanitari,»  sono  sostituite   dalle   seguenti:   «per   protezione
sussidiaria, per i motivi  di  cui  all'articolo  32,  comma  3,  del
decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25,»;
  b) all'articolo 5:
  1) al comma 2-ter, al secondo  periodo,  le  parole  «  per  motivi
umanitari » sono  sostituite  dalle  seguenti:  «  per  cure  mediche
nonche' dei permessi di soggiorno di cui agli  articoli  18,  18-bis,
20-bis, 22, comma 12-quater, e 42-bis, e del  permesso  di  soggiorno
rilasciato  ai  sensi  dell'articolo  32,  comma   3,   del   decreto
legislativo 28 gennaio 2008, n. 25 »;
  2) il comma 6, e' sostituito dal seguente: « 6.  Il  rifiuto  o  la
revoca del permesso di soggiorno  possono  essere  altresi'  adottati
sulla base di convenzioni o accordi internazionali, resi esecutivi in
Italia, quando lo straniero non soddisfi le condizioni  di  soggiorno
applicabili in uno degli Stati contraenti. »;
  3) al comma 8.2, lettera e), le parole « o per motivi  umanitari  »
sono sostituite dalle seguenti: « e nei casi di cui agli articoli 18,
18-bis, 20-bis, 22, comma 12-quater,  e  del  permesso  di  soggiorno
rilasciato  ai  sensi  dell'articolo  32,  comma   3,   del   decreto
legislativo 28 gennaio 2008, n.  25,  »  e  dopo  la  lettera  g)  e'
aggiunta la seguente: « g-bis) agli  stranieri  di  cui  all'articolo
42-bis.»;
  c) all'articolo 9, comma 3, lettera b), le parole «  o  per  motivi
umanitari » sono sostituite dalle seguenti: « , per  cure  mediche  o
sono titolari dei permessi di soggiorno  di  cui  agli  articoli  18,
18-bis, 20-bis, 22, comma 12-quater, e 42-bis nonche' del permesso di
soggiorno rilasciato ai sensi dell'articolo 32, comma 3, del  decreto
legislativo 28 gennaio 2008, n. 25. »;
  d) all'articolo 10-bis, comma 6, le parole « di cui all'articolo 5,
comma 6, del presente testo unico, » sono sostituite dalle  seguenti:
« di cui all'articolo 32, comma 3, del decreto legislativo 28 gennaio
2008, n. 25, nonche' nelle ipotesi di cui agli articoli  18,  18-bis,
20-bis, 22, comma 12- quater, 42-bis del presente testo unico e nelle
ipotesi di cui all'articolo 10 della legge 7 aprile 2017, n. 47, »;
  e) all'articolo 18, comma 4, dopo le parole « del presente articolo
» sono inserite le seguenti: « reca la dicitura casi speciali, »;
  f) all'articolo 18-bis:
  1) al comma 1 le parole « ai sensi dell'articolo 5, comma 6, » sono
soppresse;
  2) dopo il comma 1, e' inserito il seguente:
  «1-bis. Il permesso di soggiorno rilasciato a  norma  del  presente
articolo reca la dicitura "casi speciali", ha la durata di un anno  e
consente l'accesso ai servizi assistenziali  e  allo  studio  nonche'
l'iscrizione nell'elenco  anagrafico  previsto  dall'articolo  4  del
regolamento di cui al  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  7
luglio 2000, n.  442,  o  lo  svolgimento  di  lavoro  subordinato  e
autonomo, fatti salvi i requisiti minimi di eta'. Alla  scadenza,  il
permesso di  soggiorno  di  cui  al  presente  articolo  puo'  essere
convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro  subordinato
o autonomo, secondo le  modalita'  stabilite  per  tale  permesso  di
soggiorno ovvero in  permesso  di  soggiorno  per  motivi  di  studio
qualora il titolare sia iscritto ad un corso regolare di studi. »;
    g) all'articolo 19, comma 2, del decreto  legislativo  25  luglio
1998, n. 286, dopo la lettera d), e' inserita la seguente:
    «d-bis) degli stranieri che versano in condizioni di salute di ((
particolare  gravita',  accertate  mediante   idonea   documentazione
rilasciata da  una  struttura  sanitaria  pubblica  o  da  un  medico
convenzionato  con  il  Servizio   sanitario   nazionale,   tali   da
determinare un rilevante )) pregiudizio alla salute degli stessi,  in
caso di rientro nel Paese  di  origine  o  di  provenienza.  In  tali
ipotesi, il questore rilascia  un  permesso  di  soggiorno  per  cure
mediche, per  il  tempo  attestato  dalla  certificazione  sanitaria,
comunque non superiore ad un anno, rinnovabile finche' persistono  le
condizioni di  salute  di  ((  particolare  ))  gravita'  debitamente
certificate, valido solo nel territorio nazionale.»;
    h) dopo l'articolo 20, e' inserito il seguente:
  «Art. 20-bis (Permesso di soggiorno  per  calamita').  -  1.  Fermo
quanto previsto dall'articolo 20, quando il Paese verso il  quale  lo
straniero  dovrebbe  fare  ritorno  versa  in   una   situazione   di
contingente ed eccezionale calamita' che non consente il rientro e la
permanenza in  condizioni  di  sicurezza,  il  questore  rilascia  un
permesso di soggiorno per calamita'.
  2. Il  permesso  di  soggiorno  rilasciato  a  norma  del  presente
articolo ha la durata di sei  mesi,  ((  ed  e'  rinnovabile  per  un
periodo  ulteriore  di  sei  mesi  se  permangono  le  condizioni  di
eccezionale calamita' di cui al comma 1; il  permesso  ))  e'  valido
solo nel  territorio  nazionale  e  consente  di  svolgere  attivita'
lavorativa, ma non puo' essere convertito in  permesso  di  soggiorno
per motivi di lavoro.»;
    i) all'articolo 22:
  1) al comma 12-quater, le parole: «ai sensi dell'articolo 5,  comma
6» sono soppresse;
  2) dopo il comma 12-quinquies, e' aggiunto il seguente:
  «12-sexies. Il permesso di soggiorno di cui ai  commi  12-quater  e
12-quinquies  reca  la  dicitura   "casi   speciali",   consente   lo
svolgimento di attivita' lavorativa e puo'  essere  convertito,  alla
scadenza,  in  permesso  di  soggiorno  per  lavoro   subordinato   o
autonomo.»;
  l) all'articolo 27-ter, comma 1-bis, lettera a), le parole  «o  per
motivi umanitari;»  sono  sostituite  dalle  seguenti:  «,  per  cure
mediche ovvero sono titolari dei permessi di soggiorno  di  cui  agli
articoli 18, 18-bis, 20-bis, 22, comma 12-quater e 42-bis nonche' del
permesso di soggiorno rilasciato ai sensi dell'articolo 32, comma  3,
del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25;»;
  m) all'articolo 27-quater, comma 3, lettera a), le  parole  «o  per
motivi umanitari;» sono sostituite dalle seguenti: «per cure  mediche
ovvero sono titolari dei permessi di soggiorno di cui  agli  articoli
18, 18-bis, 20-bis, 22, comma 12-quater, 42-bis nonche' del  permesso
di soggiorno rilasciato ai  sensi  dell'articolo  32,  comma  3,  del
decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25,»;
  n) all'articolo 29, comma 10:
  1) alla lettera  b),  le  parole  «di  cui  all'articolo  20»  sono
sostituite dalle seguenti: «di cui agli articoli 20 e 20-bis»;
  2) la lettera c) e' abrogata;
  (( n-bis) all'articolo 32, comma 1-bis, gli ultimi due periodi sono
soppressi; ))
  o) all'articolo 34, comma 1,  lettera  b),  le  parole  «per  asilo
politico, per asilo umanitario,» sono sostituite dalle seguenti: «per
asilo,  per  protezione  sussidiaria,  ((  per  casi  speciali,   per
protezione speciale, per cure  mediche  ai  sensi  dell'articolo  19,
comma 2, lettera d-bis), ))»;
  p) all'articolo 39:
  1) al comma 5, le  parole  «per  motivi  umanitari,  o  per  motivi
religiosi» sono sostituite dalle seguenti: «per motivi religiosi, per
i  motivi  di  cui  agli  articoli  18,  18-bis,  20-bis,  22,  comma
12-quater, e 42-bis, nonche' ai titolari del  permesso  di  soggiorno
rilasciato  ai  sensi  dell'articolo  32,  comma   3,   del   decreto
legislativo 28 gennaio 2008, n. 25;»;
  2) al comma 5-quinquies,  lettera  a),  le  parole  «o  per  motivi
umanitari» sono sostituite dalle seguenti: «, per cure mediche ovvero
sono titolari dei permessi di soggiorno  di  cui  agli  articoli  18,
18-bis, 20-bis, 22, comma 12-quater, e 42-bis, nonche'  del  permesso
di soggiorno rilasciato ai  sensi  dell'articolo  32,  comma  3,  del
decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25»;
    q) dopo l'articolo 42, e' inserito il seguente:
  «Art. 42-bis (Permesso di soggiorno per atti di particolare  valore
civile). - 1. Qualora lo straniero abbia compiuto atti di particolare
valore civile, nei casi di cui all'articolo 3, della legge 2  gennaio
1958, n. 13, il  Ministro  dell'interno,  su  proposta  del  prefetto
competente,  autorizza  il  rilascio  di  uno  speciale  permesso  di
soggiorno, salvo che ricorrano motivi per ritenere che  lo  straniero
risulti pericoloso per l'ordine pubblico e la sicurezza dello  Stato,
ai sensi dell'articolo 5, comma 5-bis.  In  tali  casi,  il  questore
rilascia un permesso di soggiorno  per  atti  di  particolare  valore
civile della durata di due anni, rinnovabile, che consente  l'accesso
allo studio nonche' di svolgere attivita' lavorativa  e  puo'  essere
convertito in permesso di soggiorno per motivi di lavoro  autonomo  o
subordinato.».
  2. Al decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, sono apportate le
seguenti modificazioni:
    a) all'articolo 32, il comma 3 e' sostituito dal seguente:
  «3.  Nei  casi  in  cui  non  accolga  la  domanda  di   protezione
internazionale e ricorrano i  presupposti  di  cui  all'articolo  19,
commi 1 e 1.1, del decreto legislativo 25 luglio  1998,  n.  286,  la
Commissione territoriale  trasmette  gli  atti  al  questore  per  il
rilascio di un permesso di soggiorno annuale  che  reca  la  dicitura
"protezione speciale",  salvo  che  possa  disporsi  l'allontanamento
verso uno Stato che provvede ad accordare una protezione analoga.  Il
permesso di soggiorno di cui al presente comma e' rinnovabile, previo
parere  della  Commissione  territoriale,  e  consente  di   svolgere
attivita' lavorativa ma non puo' essere  convertito  in  permesso  di
soggiorno per motivi di lavoro.»;
    b) all'articolo 35-bis, comma 1, dopo  le  parole  «articolo  35»
sono inserite le seguenti:  «anche  per  mancato  riconoscimento  dei
presupposti per la protezione  speciale  a  norma  dell'articolo  32,
comma 3,».
  3. All'articolo 3  del  decreto-legge  17  febbraio  2017,  n.  13,
convertito, con modificazioni, dalla legge 13  aprile  2017,  n.  46,
sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) al comma 1:
  1) alla lettera c) le parole «in materia  di  riconoscimento  della
protezione  internazionale  di  cui  all'articolo  35   del   decreto
legislativo 28 gennaio 2008, n. 25» sono sostituite  dalle  seguenti:
«aventi  ad  oggetto  l'impugnazione   dei   provvedimenti   previsti
dall'articolo 35 del decreto legislativo  28  gennaio  2008,  n.  25,
anche relative al  mancato  riconoscimento  dei  presupposti  per  la
protezione speciale a norma dell'articolo 32, comma 3,  del  medesimo
decreto legislativo»;
  2) la lettera d) e' sostituita dalla seguente:
    «d) per le  controversie  in  materia  di  rifiuto  di  rilascio,
diniego di  rinnovo  e  di  revoca  del  permesso  di  soggiorno  per
protezione speciale nei casi di cui all'articolo  32,  comma  3,  del
decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25;»;
      3) dopo la lettera d) e' inserita la seguente:
    «d-bis) per le controversie in materia di rifiuto di rilascio, di
diniego di rinnovo e di revoca dei permessi di soggiorno di cui  agli
articoli 18, 18-bis, 19, comma 2, lettere d) e  d-bis),  20-bis,  22,
comma 12-quater, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286;»;
    b) il comma 4-bis, e' sostituito dal seguente:
  «4-bis.  Le  controversie  aventi  ad  oggetto  l'impugnazione  dei
provvedimenti previsti dall'articolo 35 del  decreto  legislativo  28
gennaio 2008, n. 25, anche relative  al  mancato  riconoscimento  dei
presupposti per la protezione  speciale  a  norma  dell'articolo  32,
comma 3, del medesimo decreto legislativo, e quelle aventi ad oggetto
l'impugnazione dei  provvedimenti  adottati  dall'autorita'  preposta
alla determinazione dello Stato competente all'esame della domanda di
protezione internazionale sono decise dal tribunale  in  composizione
collegiale. Per la trattazione della controversia  e'  designato  dal
presidente della sezione specializzata un componente del collegio. Il
collegio decide in camera di consiglio sul merito della  controversia
quando ritiene che non sia necessaria ulteriore istruzione.».
  4. Dall'attuazione delle disposizioni di cui al  comma  1,  lettera
b), numero 1, e al comma 3, lettera a), non devono derivare  nuovi  o
maggiori oneri a carico della finanza  pubblica.  Le  Amministrazioni
interessate provvedono ai relativi adempimenti con le risorse  umane,
strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
  5. Dopo l'articolo 19-bis  del  decreto  legislativo  1°  settembre
2011, n. 150, e' inserito il seguente:
  «Art. 19-ter (Controversie in materia di diniego o  di  revoca  dei
permessi  di  soggiorno  temporanei   per   esigenze   di   carattere
umanitario). - 1. Le controversie di cui  all'articolo  3,  comma  1,
lettere d) e d-bis), del  decreto-legge  17  febbraio  2017,  n.  13,
convertito, con modificazioni, dalla legge 13  aprile  2017,  n.  46,
sono regolate dal rito sommario di cognizione.
  2. E' competente il tribunale sede della sezione  specializzata  in
materia  di  immigrazione,   protezione   internazionale   e   libera
circolazione dei cittadini dell'Unione europea del luogo  in  cui  ha
sede l'autorita' che ha adottato il provvedimento impugnato.
  3.  Il  tribunale  giudica  in  composizione  collegiale.  Per   la
trattazione della controversia  e'  designato  dal  presidente  della
sezione specializzata un componente del collegio.
  4. Il ricorso e' proposto, a pena di inammissibilita', entro trenta
giorni dalla notificazione del provvedimento, ovvero  entro  sessanta
giorni se il ricorrente risiede all'estero, e puo' essere  depositato
anche a mezzo del servizio postale  ovvero  per  il  tramite  di  una
rappresentanza  diplomatica  o  consolare  italiana.  In   tal   caso
l'autenticazione della  sottoscrizione  e  l'inoltro  alla  autorita'
giudiziaria   italiana   sono   effettuati   dai   funzionari   della
rappresentanza e  le  comunicazioni  relative  al  procedimento  sono
effettuate presso la medesima rappresentanza. La procura speciale  al
difensore e' rilasciata altresi' dinanzi alla autorita' consolare.
  5.  Quando  e'  presentata  l'istanza  di   cui   all'articolo   5,
l'ordinanza e' adottata entro 5 giorni.
  6. L'ordinanza che definisce il giudizio  non  e'  appellabile.  Il
termine per proporre ricorso per cassazione e'  di  giorni  trenta  e
decorre dalla comunicazione dell'ordinanza a cura della  cancelleria,
da effettuarsi anche nei confronti della  parte  non  costituita.  La
procura alle liti per la proposizione del ricorso per cassazione deve
essere conferita, a pena di inammissibilita'  del  ricorso,  in  data
successiva alla comunicazione dell'ordinanza impugnata; a tal fine il
difensore certifica la data di rilascio in suo favore  della  procura
medesima.  In  caso  di  rigetto,  la  Corte  di  cassazione   decide
sull'impugnazione entro sei mesi dal deposito del ricorso.
  7.  Si  applicano  le  disposizioni  di  cui  ai  commi  14  e   15
dell'articolo 35-bis del decreto  legislativo  28  gennaio  2008,  n.
25.».
  6. Al decreto del Presidente della Repubblica 31  agosto  1999,  n.
394, sono apportate le seguenti modificazioni:
  a) all'articolo 11, comma 1, la lettera c-ter) e' abrogata;
  b) all'articolo 13, comma 1, le parole da «, salvo  che  ricorrano»
fino alla fine del comma sono soppresse;
  c) all'articolo 14, comma 1, lettera c), le parole  «,  per  motivi
umanitari» sono soppresse;
  d) all'articolo 28, comma 1, la lettera d) e' abrogata.
  7. Al decreto del Presidente della Repubblica 12 gennaio  2015,  n.
21, sono apportate le seguenti modificazioni:
  a) all'articolo 6, il comma 2 e' abrogato;
  b) all'articolo 14, comma 4, le parole da «, ovvero se ritiene  che
sussistono» fino alla fine del comma sono soppresse.
  8. Fermo restando i casi di conversione, ai titolari di permesso di
soggiorno  per  motivi   umanitari   gia'   riconosciuto   ai   sensi
dell'articolo 32, comma 3, del decreto legislativo 28  gennaio  2008,
n. 25, in corso di validita' alla  data  di  entrata  in  vigore  del
presente decreto,  e'  rilasciato,  alla  scadenza,  un  permesso  di
soggiorno ai sensi dell'articolo 32, comma 3, del decreto legislativo
28 gennaio 2008, n. 25, come modificato dal presente decreto,  previa
valutazione   della   competente   Commissione   territoriale   sulla
sussistenza dei presupposti di cui all'articolo 19, commi  1  e  1.1,
del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.
  9. Nei procedimenti in corso, alla data di entrata  in  vigore  del
presente decreto, per i quali  la  Commissione  territoriale  non  ha
accolto  la  domanda  di  protezione  internazionale  e  ha  ritenuto
sussistenti gravi motivi di carattere umanitario  allo  straniero  e'
rilasciato  un  permesso  di  soggiorno  recante  la  dicitura  «casi
speciali» ai sensi del presente comma,  della  durata  di  due  anni,
convertibile in permesso di soggiorno per motivi di lavoro autonomo o
subordinato. Alla scadenza  del  permesso  di  soggiorno  di  cui  al
presente comma, si applicano le disposizioni di cui al comma 8.

                               Art. 2
 
Prolungamento della durata massima del trattenimento dello  straniero
  nei Centri di permanenza per il rimpatrio  e  disposizioni  per  la
  realizzazione dei medesimi Centri
 
  1. All'articolo 14, al comma 5, del decreto legislativo  25  luglio
1998, n. 286, sono apportate le seguenti modificazioni:
  a) al quinto  periodo  la  parola  «novanta»  e'  sostituita  dalla
seguente: «centottanta»;
  b) al  sesto  periodo  la  parola  «novanta»  e'  sostituita  dalla
seguente: «centottanta».
  2. Al fine di assicurare la tempestiva esecuzione dei lavori per la
costruzione, il completamento, l'adeguamento  e  la  ristrutturazione
dei centri di cui all'articolo 14, comma 1, del  decreto  legislativo
25 luglio 1998, n. 286, per un periodo non superiore  a  tre  anni  a
decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, e per
lavori di importo inferiore alla soglia di rilevanza comunitaria,  e'
autorizzato  il  ricorso  alla  procedura  negoziata   senza   previa
pubblicazione del bando di gara di cui all'articolo  63  del  decreto
legislativo 18 aprile 2016, n.  50.  Nel  rispetto  dei  principi  di
trasparenza,   concorrenza   e   rotazione,    l'invito    contenente
l'indicazione dei criteri di  aggiudicazione  e'  rivolto  ad  almeno
cinque operatori economici, se sussistono  in  tale  numero  soggetti
idonei.
  ((  2-bis.  Nell'ambito  delle  procedure  di  cui  al   comma   2,
l'Autorita' nazionale anticorruzione  (ANAC)  svolge  l'attivita'  di
vigilanza collaborativa ai sensi dell'articolo 213, comma 3,  lettera
h), del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50.
  2-ter. Dall'attuazione delle disposizioni di cui al comma 2-bis non
devono derivare  nuovi  o  maggiori  oneri  a  carico  della  finanza
pubblica. L'ANAC provvede allo svolgimento dell'attivita' di  cui  al
medesimo comma  con  le  risorse  umane,  strumentali  e  finanziarie
disponibili a legislazione vigente.
  2-quater. Il soggetto gestore dei centri di cui agli articoli  9  e
11 del decreto  legislativo  18  agosto  2015,  n.  142,  dei  centri
previsti dal decreto-legge 30 ottobre 1995, n. 451,  convertito,  con
modificazioni, dallalegge 29 dicembre 1995, n. 563, e dei  centri  di
cui agli articoli 10-ter e 14 del decreto legislativo 25 luglio 1998,
n. 286, pubblica, con cadenza semestrale, nel proprio sito internet o
portale  digitale  la  rendicontazione  delle  spese   di   gestione,
effettuata  sulla  base  delle  disposizioni  vigenti   in   materia,
successivamente alle verifiche operate dalla prefettura ai fini della
liquidazione.   Gli   stessi   dati   sono   resi   disponibili   nel
sitointernetdelle prefetture territorialmente  competenti  attraverso
un link di collegamento al sito internet o al  portale  digitale  del
soggetto gestore. ))
  3. Dall'attuazione delle disposizioni di cui al comma 1 non  devono
derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza  pubblica.  Le
Amministrazioni interessate provvedono ai relativi adempimenti con le
risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili  a  legislazione
vigente.

                               Art. 3
 
Trattenimento per la determinazione o la  verifica  dell'identita'  e
              della cittadinanza dei richiedenti asilo
 
  1. All'articolo 6, del decreto legislativo 18 agosto 2015, n.  142,
sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) dopo il comma 3, e' inserito il seguente:
  «3-bis. Salvo le ipotesi di cui ai commi 2 e 3, il richiedente puo'
essere altresi' trattenuto, per il tempo strettamente  necessario,  e
comunque non superiore a trenta giorni, in appositi locali presso  le
strutture  di  cui  all'articolo  10-ter,  comma   1,   del   decreto
legislativo 25 luglio 1998,  n.  286,  per  la  determinazione  o  la
verifica dell'identita' o  della  cittadinanza.  Ove  non  sia  stato
possibile determinarne o verificarne l'identita' o  la  cittadinanza,
il richiedente puo' essere trattenuto nei centri di cui  all'articolo
14 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, con  le  modalita'
previste dal comma 5 del medesimo articolo 14, per un periodo massimo
di centottanta giorni.»;
  b) al comma 7, le parole «2 e 3» sono  sostituite  dalle  seguenti:
«2, 3 e 3-bis, secondo periodo»;
  c) al comma 9, le parole «2, 3 e 7» sono sostituite dalle seguenti:
«2, 3, 3-bis e 7».
  2. Al decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, sono apportate le
seguenti modificazioni:
  a) all'articolo 23-bis, comma 1, dopo le parole  «alla  misura  del
trattenimento» sono inserite le  seguenti  «nelle  strutture  di  cui
all'articolo 10-ter del decreto legislativo 25 luglio 1998,  n.  286,
ovvero»;
  b) all'articolo 28, comma 1, letterac), dopo le  parole  «e'  stato
disposto  il  trattenimento»  sono  inserite  le   seguenti:   «nelle
strutture di cui all'art. 10-ter del decreto  legislativo  25  luglio
1998, n. 286
ovvero»;
    c) all'articolo  35-bis,  comma  3,  lettera  a),  le  parole  da
«provvedimento  di  trattenimento»  fino  alla  fine  della  medesima
lettera   sono   sostituite   dalle   seguenti:   «provvedimento   di
trattenimento nelle strutture di cui all'articolo 10-ter del  decreto
legislativo 25  luglio  1998,  n.  286,  ovvero  nei  centri  di  cui
all'articolo 14 del medesimo decreto legislativo 25 luglio  1998,  n.
286;».
  (( 2-bis. All'articolo 7, comma 5, lettera e), del decreto-legge 23
dicembre 2013, n. 146, convertito, con modificazioni, dalla legge  21
febbraio 2014, n. 10, dopo le parole: «del  testo  unico  di  cui  al
decreto  legislativo  25  luglio   1998,   n.   286,   e   successive
modificazioni,» sono inserite le seguenti: «nonche' presso  i  locali
di cui all'articolo  6,  comma  3-bis,  primo  periodo,  del  decreto
legislativo 18 agosto 2015, n. 142,» )).
  3. Dall'attuazione delle disposizioni di cui al  presente  articolo
non devono derivare nuovi o maggiori oneri  a  carico  della  finanza
pubblica.  Le  Amministrazioni  interessate  provvedono  ai  relativi
adempimenti  con  le  risorse  umane,   strumentali   e   finanziarie
disponibili a legislazione vigente.

                               Art. 4
 
 Disposizioni in materia di modalita' di esecuzione dell'espulsione
 
  1. All'articolo 13, comma 5-bis, del decreto legislativo 25  luglio
1998, n. 286, dopo le parole «centri  disponibili»  sono  inseriti  i
seguenti periodi: «,  ovvero  salvo  nel  caso  in  cui  non  vi  sia
disponibilita' di posti nei Centri di cui all'articolo 14 ubicati nel
circondario del Tribunale  competente.  In  tale  ultima  ipotesi  il
giudice di pace,  su  richiesta  del  questore,  con  il  decreto  di
fissazione dell'udienza di convalida, puo' autorizzare la  temporanea
permanenza dello straniero, sino alla definizione del procedimento di
convalida  in  strutture  diverse  e  idonee   nella   disponibilita'
dell'Autorita' di pubblica sicurezza. Qualora le condizioni di cui al
periodo precedente permangono anche dopo l'udienza di  convalida,  il
giudice puo' autorizzare  la  permanenza,  in  locali  idonei  presso
l'ufficio   di    frontiera    interessato,    sino    all'esecuzione
dell'effettivo allontanamento e comunque non oltre le quarantotto ore
successive all'udienza di convalida. (( Le strutture ed i  locali  di
cui ai periodi precedenti garantiscono  condizioni  di  trattenimento
che assicurino il rispetto della dignita' della persona. ))».
  2. Dall'attuazione delle disposizioni di cui al comma  1,  primo  e
secondo periodo, non devono derivare nuovi o maggiori oneri a  carico
della finanza pubblica. Le Amministrazioni interessate provvedono  ai
relativi adempimenti con le risorse umane, strumentali e  finanziarie
disponibili a legislazione vigente. Agli oneri derivanti dal comma 1,
terzo periodo, pari a 1.500.000 euro per l'anno 2019, si  provvede  a
valere sulle risorse  del  Fondo  Asilo,  Migrazione  e  Integrazione
(FAMI),  cofinanziato  dall'Unione  europea   per   il   periodo   di
programmazione 2014-2020.

                               Art. 5
 
          Disposizioni in materia di divieto di reingresso
 
  1. All'articolo 13, comma 14-bis, del decreto legislativo 25 luglio
1998, n. 286, le parole «di  cui  alla  Convenzione  di  applicazione
dell'Accordo di Schengen, resa esecutiva con legge 30 settembre 1993,
n. 388.» sono sostituite dalle seguenti: «di cui al regolamento  (CE)
n. 1987/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del  20  dicembre
2006 e comporta il divieto di ingresso  e  soggiorno  nel  territorio
degli Stati membri della Unione  europea,  nonche'  degli  Stati  non
membri cui si applica l'(( acquis )) di Schengen.».

                            (( Art. 5-bis
 
Disposizioni in materia di convalida del respingimento  disposto  dal
  questore e di registrazione nel sistema di informazione Schengen
 
  1. All'articolo 10 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n.  286,
sono apportate le seguenti modificazioni:
  a) dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti:
  «2-bis. Al provvedimento di respingimento di  cui  al  comma  2  si
applicano le  procedure  di  convalida  e  le  disposizioni  previste
dall'articolo 13, commi 5-bis, 5-ter, 7 e 8.
  2-ter. Lo straniero destinatario del provvedimento di respingimento
di cui al comma 2 non puo' rientrare nel territorio dello Stato senza
una speciale autorizzazione del Ministro  dell'interno.  In  caso  di
trasgressione lo straniero e' punito  con  la  reclusione  da  uno  a
quattro  anni  ed  e'  espulso  con  accompagnamento  immediato  alla
frontiera. Si applicano altresi' le disposizioni di cui  all'articolo
13, comma 13, terzo periodo.
  2-quater. Allo straniero che, gia' denunciato per il reato  di  cui
al comma 2-ter ed espulso,  abbia  fatto  reingresso  nel  territorio
dello Stato si applica la pena della reclusione da uno a cinque anni.
  2-quinquies. Per i reati previsti dai commi  2-ter  e  2-quater  e'
obbligatorio l'arresto dell'autore del fatto anche fuori dei casi  di
flagranza e si procede con rito direttissimo.
  2-sexies. Il divieto di cui al comma 2-ter opera per un periodo non
inferiore a tre anni e non superiore a cinque anni, la cui durata  e'
determinata tenendo conto di  tutte  le  circostanze  concernenti  il
singolo caso.»;
  b) dopo il comma 6 e' inserito il seguente:
  «6-bis. Il divieto di cui  al  comma  2-ter  e'  inserito,  a  cura
dell'autorita' di pubblica sicurezza,  nel  sistema  di  informazione
Schengen di  cui  alregolamento  (CE)  n.  1987/2006  del  Parlamento
europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, e comporta il  divieto
di ingresso e soggiorno nel territorio degli Stati membri dell'Unione
europea, nonche' degli Stati non membri cui si  applica  l'acquis  di
Schengen.» )).

                               Art. 6
 
                 Disposizioni in materia di rimpatri
 
  1. All'articolo 1, comma 1122, della legge  27  dicembre  2017,  n.
205, la lettera b) e' sostituita dalla seguente:
    «b) al fine di potenziare le misure di rimpatrio, il Fondo di cui
all'articolo 14-bis, comma 1, del decreto legislativo 25 luglio 1998,
n. 286, e' incrementato di 500.000 euro per  il  2018,  di  1.500.000
euro per il 2019 e di 1.500.000 euro per il 2020;».

                            (( Art. 6-bis
 
Regolazione e controllo del lavoro dei  familiari  del  personale  di
  rappresentanze diplomatico-consolari straniere e di  organizzazioni
  internazionali
 
  1. Gli stranieri notificati come  familiari  conviventi  di  agenti
diplomatici, di membri del personale  amministrativo  e  tecnico,  di
funzionari e  impiegati  consolari  o  di  funzionari  internazionali
possono, previa comunicazione tramite i canali diplomatici,  svolgere
attivita' lavorativa nel territorio della Repubblica, a condizioni di
reciprocita' e limitatamente al periodo in cui possiedano  in  Italia
la condizione di familiare  convivente  ai  sensi  dell'articolo  37,
paragrafi 1 e 2,  della  Convenzione  sulle  relazioni  diplomatiche,
fatta a Vienna il 18 aprile 1961, dell'articolo 46 della  Convenzione
sulle relazioni consolari, fatta a Vienna il 24 aprile 1963, o  delle
pertinenti disposizioni degli  accordi  di  sede  con  organizzazioni
internazionali.
  2. Tra i soggetti conviventi di cui al comma  1  sono  compresi  il
coniuge non legalmente separato di eta'  non  inferiore  ai  diciotto
anni, la parte di un'unione civile tra persone dello stesso sesso,  i
figli minori, anche del coniuge, o nati  fuori  del  matrimonio,  non
coniugati, a condizione  che  l'altro  genitore,  qualora  esistente,
abbia dato il suo consenso, i figli di eta' inferiore ai  venticinque
anni qualora a carico, i figli con disabilita'  a  prescindere  dalla
loro eta', nonche' i minori di cui all'articolo 29, comma 2,  secondo
periodo, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286,  adottati  o
affidati o sottoposti a tutela. Il Ministero degli  affari  esteri  e
della  cooperazione  internazionale  accerta  l'equivalenza  tra   le
situazioni regolate da ordinamenti stranieri e  quelle  di  cui  alla
legge 20 maggio 2016, n. 76.
  3. Fermo restando il rispetto della normativa italiana  in  materia
fiscale,  previdenziale  e  di  lavoro  e  fatte  salve  le   diverse
disposizioni previste dagli accordi internazionali,  i  familiari  di
cui  al   presente   articolo   non   godono   dell'immunita'   dalla
giurisdizione civile e amministrativa,  se  prevista,  per  gli  atti
compiuti nell'esercizio dell'attivita' lavorativa.
  4. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare  nuovi
o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. ))

Capo II
Disposizioni in materia di protezione internazionale

                               Art. 7
 
Disposizioni  in  materia  di  diniego  e  revoca  della   protezione
                           internazionale
 
  1. Al decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251, sono  apportate
le seguenti modificazioni:
  a) all'articolo 12, al comma 1, lettera c), le parole  «del  codice
di procedura penale» sono sostituite dalle seguenti: «del  codice  di
procedura penale ovvero dagli articoli 336, 583, 583-bis, 583-quater,
624 nell'ipotesi aggravata di  cui  all'articolo  625,  primo  comma,
numero 3), e (( 624-bis, primo comma )), del codice penale.  I  reati
di cui all'articolo 407, comma 2, lettera a), numeri 2), 6) e 7-bis),
del  codice  di  procedura  penale,  sono   rilevanti   anche   nelle
fattispecie non aggravate»;
  b) all'articolo 16, al comma  1,  lettera  d-bis)  le  parole  «del
codice di procedura penale»  sono  sostituite  dalle  seguenti:  «del
codice di procedura penale ovvero dagli articoli 336,  583,  583-bis,
583-quater, 624 nell'ipotesi aggravata di cui all'articolo 625, primo
comma, numero 3), e (( 624-bis, primo comma )), del codice penale.  I
reati di cui all'articolo 407, comma 2, lettera a), numeri 2),  6)  e
7-bis), del codice di procedura penale, sono  rilevanti  anche  nelle
fattispecie non aggravate.».

                            (( Art. 7-bis
 
Disposizioni in materia  di  Paesi  di  origine  sicuri  e  manifesta
  infondatezza della domanda di protezione internazionale
 
  1. Al decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, sono apportate le
seguenti modificazioni:
  a) dopo l'articolo 2 e' inserito il seguente:
  «Art. 2-bis (Paesi  di  origine  sicuri).  -  1.  Con  decreto  del
Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale,  di
concerto con i Ministri dell'interno e della giustizia,  e'  adottato
l'elenco dei Paesi di origine sicuri sulla base dei criteri di cui al
comma  2.  L'elenco  dei  Paesi  di  origine  sicuri  e'   aggiornato
periodicamente ed e' notificato alla Commissione europea.
  2. Uno  Stato  non  appartenente  all'Unione  europea  puo'  essere
considerato  Paese  di  origine  sicuro  se,  sulla  base   del   suo
ordinamento giuridico, dell'applicazione della legge  all'interno  di
un sistema democratico e della situazione politica generale, si  puo'
dimostrare che, in via generale e costante, non  sussistono  atti  di
persecuzione quali definiti dall'articolo 7 del  decreto  legislativo
19 novembre 2007, n. 251,  ne'  tortura  o  altre  forme  di  pena  o
trattamento inumano o degradante, ne' pericolo a  causa  di  violenza
indiscriminata  in  situazioni  di   conflitto   armato   interno   o
internazionale. La designazione di un Paese di  origine  sicuro  puo'
essere fatta con l'eccezione di parti del territorio o  di  categorie
di persone.
  3. Ai fini della valutazione di cui al comma 2 si tiene conto,  tra
l'altro,  della  misura  in  cui  e'  offerta  protezione  contro  le
persecuzioni ed i maltrattamenti mediante:
  a) le pertinenti disposizioni legislative e regolamentari del Paese
ed il modo in cui sono applicate;
  b) il  rispetto  dei  diritti  e  delle  liberta'  stabiliti  nella
Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle
liberta' fondamentali del 4 novembre 1950, ratificata ai sensi  della
legge 4 agosto 1955, n. 848, nel  Patto  internazionale  relativo  ai
diritti civili e politici, aperto alla firma  il  19  dicembre  1966,
ratificato ai sensi della legge 25 ottobre  1977,  n.  881,  e  nella
Convenzione delle Nazioni Unite contro la  tortura  del  10  dicembre
1984, in particolare dei diritti ai quali  non  si  puo'  derogare  a
norma dell'articolo  15,  paragrafo  2,  della  predetta  Convenzione
europea;
  c)  il  rispetto  del  principio  di  cui  all'articolo  33   della
Convenzione di Ginevra;
  d) un sistema di ricorsi effettivi contro  le  violazioni  di  tali
diritti e liberta'.
  4. La valutazione volta ad accertare che uno Stato non appartenente
all'Unione europea e' un  Paese  di  origine  sicuro  si  basa  sulle
informazioni fornite dalla Commissione nazionale per  il  diritto  di
asilo, che si avvale anche delle  notizie  elaborate  dal  centro  di
documentazione di cui all'articolo 5, comma 1, nonche' su altre fonti
di informazione, comprese in  particolare  quelle  fornite  da  altri
Stati  membri  dell'Unione  europea,   dall'EASO,   dall'UNHCR,   dal
Consiglio  d'Europa  e   da   altre   organizzazioni   internazionali
competenti.
  5. Un Paese designato di  origine  sicuro  ai  sensi  del  presente
articolo puo' essere considerato  Paese  di  origine  sicuro  per  il
richiedente solo se questi ha la cittadinanza di quel Paese o  e'  un
apolide che in precedenza soggiornava abitualmente in  quel  Paese  e
non ha invocato gravi motivi per  ritenere  che  quel  Paese  non  e'
sicuro per la situazione particolare in cui lo stesso richiedente  si
trova»;
  b) all'articolo 9, dopo il comma 2 e' aggiunto il seguente:
  «2-bis. La decisione con cui e' rigettata la domanda presentata dal
richiedente di cui all'articolo 2-bis, comma  5,  e'  motivata  dando
atto  esclusivamente  che  il  richiedente  non  ha   dimostrato   la
sussistenza  di  gravi  motivi  per  ritenere  non  sicuro  il  Paese
designato di origine sicuro in relazione alla situazione  particolare
del richiedente stesso»;
  c) all'articolo 10:
  1) al comma 1 e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «L'ufficio
di polizia informa il richiedente che, ove proveniente  da  un  Paese
designato di origine sicuro ai sensi dell'articolo 2-bis, la  domanda
puo' essere rigettata ai sensi dell'articolo 9, comma 2-bis»;
  2) al comma 2, dopo la lettera d) e' aggiunta la seguente:
  «d-bis) l'elenco dei Paesi designati di  origine  sicuri  ai  sensi
dell'articolo 2-bis»;
  d) all'articolo 28, comma 1, dopo la lettera c-bis) e' aggiunta  la
seguente:
  «c-ter) la domanda e' presentata da un richiedente  proveniente  da
un Paese designato di origine sicuro ai sensi dell'articolo 2-bis»;
  e) all'articolo 28-bis, comma 2, la lettera a) e' sostituita  dalla
seguente:
  «a)  il  richiedente  rientra  in  una   delle   ipotesi   previste
dall'articolo 28-ter»;
  f) dopo l'articolo 28-bis e' inserito il seguente:
  «Art. 28-ter (Domanda manifestamente infondata). - 1. La domanda e'
considerata manifestamente  infondata,  ai  sensi  dell'articolo  32,
comma 1, lettera b-bis), quando ricorra una delle seguenti ipotesi:
  a) il richiedente ha sollevato  esclusivamente  questioni  che  non
hanno alcuna attinenza con i presupposti per il riconoscimento  della
protezione  internazionale  ai  sensi  del  decreto  legislativo   19
novembre 2007, n. 251;
  b) il richiedente proviene da un Paese designato di origine  sicuro
ai sensi dell'articolo 2-bis;
  c)  il  richiedente   ha   rilasciato   dichiarazioni   palesemente
incoerenti e contraddittorie o palesemente false,  che  contraddicono
informazioni verificate sul Paese di origine;
  d) il richiedente ha indotto in  errore  le  autorita'  presentando
informazioni o documenti falsi o omettendo informazioni  o  documenti
riguardanti la sua identita'  o  cittadinanza  che  avrebbero  potuto
influenzare  la  decisione  negativamente,  ovvero   ha   dolosamente
distrutto o fatto sparire un documento di identita' o di viaggio  che
avrebbe permesso di accertarne l'identita' o la cittadinanza;
  e) il richiedente e' entrato illegalmente nel territorio nazionale,
o vi ha prolungato illegalmente il soggiorno,  e  senza  giustificato
motivo non ha presentato la  domanda  tempestivamente  rispetto  alle
circostanze del suo ingresso;
  f) il richiedente ha rifiutato di adempiere all'obbligo del rilievo
dattiloscopico  a  norma  del  regolamento  (UE)  n.   603/2013   del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013;
  g) il richiedente si trova nelle condizioni di cui all'articolo  6,
commi 2, lettere a), b) e c), e 3, del decreto legislativo 18  agosto
2015, n. 142»;
  g) all'articolo 32, comma 1, lettera b-bis), le parole:  «nei  casi
di cui all'articolo 28-bis, comma  2,  lettera  a)»  sono  sostituite
dalle seguenti: «nei casi di cui all'articolo 28-ter». ))

                               Art. 8
 
                Disposizioni in materia di cessazione
                   della protezione internazionale
 
  1. All'articolo 9 del decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251,
dopo il comma 2-bis, e' inserito il seguente:
  «2-ter. Per l'applicazione del comma 1, lettera  d),  e'  rilevante
ogni rientro nel Paese di origine, (( ove non giustificato da gravi e
comprovati motivi. ))».
  2. All'articolo 15 del decreto legislativo  19  novembre  2007,  n.
251, dopo il comma 2-bis, e' aggiunto il seguente:
  «2-ter. Ai fini di cui al comma 2, e' rilevante  ogni  rientro  nel
Paese di origine, (( ove  non  giustificato  da  gravi  e  comprovati
motivi. ))».

                               Art. 9
 
Disposizioni in materia di domanda reiterata e di domanda  presentata
                           alla frontiera
 
  1. Al decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, sono apportate le
seguenti modificazioni:
  (( 0a) all'articolo 2, comma 1, dopo la lettera b) e'  inserita  la
seguente:
  «b-bis) "domanda reiterata":  un'ulteriore  domanda  di  protezione
internazionale presentata dopo che e' stata  adottata  una  decisione
definitiva su una domanda  precedente,  anche  nel  caso  in  cui  il
richiedente  abbia  esplicitamente  ritirato  la  domanda  ai   sensi
dell'articolo 23 e nel caso in cui la Commissione territoriale  abbia
adottato una decisione di estinzione del procedimento  o  di  rigetto
della domanda ai sensi dell'articolo 23-bis, comma 2;» ));
  a) all'articolo 7 il comma 2 e' sostituito dal seguente:
  «2. La previsione di cui al comma 1 non si applica a coloro che:
  a) debbono essere estradati verso un altro Stato  in  virtu'  degli
obblighi previsti da un mandato di arresto europeo;
  b) debbono essere consegnati ad una Corte o ad un Tribunale  penale
internazionale;
  c)  debbano  essere  avviati  verso  un  altro  Stato   dell'Unione
competente per l'esame dell'istanza di protezione internazionale;
  d) hanno presentato una prima domanda reiterata al  solo  scopo  di
ritardare  o  impedire  l'esecuzione  di   una   decisione   che   ne
comporterebbe l'imminente allontanamento dal territorio nazionale;
  e) manifestano la volonta' di presentare un'altra domanda reiterata
a seguito di una decisione definitiva che considera inammissibile una
prima domanda reiterata ai sensi dell'articolo 29, comma  1,  o  dopo
una decisione definitiva che respinge la prima domanda  reiterata  ai
sensi dell'articolo 32, comma 1, lettere b) e b-bis).»;
  b) all'articolo 28-bis:
      1) dopo il comma 1, sono inseriti i seguenti:
  «1-bis. Nel caso previsto dall'articolo ((  28,  comma  1,  lettera
c-ter), e dall'articolo )) 29,  comma  1,  lettera  b),  la  questura
provvede  senza  ritardo  alla  trasmissione   della   documentazione
necessaria alla Commissione  territoriale  che  adotta  la  decisione
entro cinque giorni.
  1-ter. La procedura di cui al comma 1 si applica anche nel caso  in
cui il richiedente presenti la domanda di  protezione  internazionale
direttamente alla frontiera o nelle zone di transito di cui al  comma
1-quater, dopo essere stato fermato per  avere  eluso  o  tentato  di
eludere i relativi controlli(( , e nei casi di cui  all'articolo  28,
comma 1, lettera c-ter) )). In tali casi  la  procedura  puo'  essere
svolta direttamente alla frontiera o nelle zone di transito.
  1-quater. Ai fini di cui al comma 1-ter, le zone di frontiera o  di
transito sono individuate con decreto del Ministro dell'interno.  Con
il medesimo decreto possono essere istituite fino a cinque  ulteriori
sezioni delle Commissioni territoriali di cui all'articolo  4,  comma
2, per l'esame delle domande di cui al medesimo comma 1-ter.»;
  2) al comma 2, la lettera b) e' abrogata;
  3) al comma 2, lettera c), le parole «dopo essere stato fermato per
avere eluso o tentato di eludere i  controlli  di  frontiera  ovvero»
sono soppresse;
  c) all'articolo 29, comma 1-bis, l'ultimo periodo e' abrogato;
  d) dopo  l'articolo  29  e'  inserito  il  seguente:  «Art.  29-bis
(Domanda reiterata in fase  di  esecuzione  di  un  provvedimento  di
allontanamento). - 1. Nel caso in cui lo straniero  abbia  presentato
una  prima  domanda  reiterata  nella  fase  di  esecuzione   di   un
provvedimento che ne  comporterebbe  l'imminente  allontanamento  dal
territorio nazionale, la  domanda  e'  considerata  inammissibile  in
quanto presentata al solo scopo di ritardare o impedire  l'esecuzione
del provvedimento stesso. In tale caso non si procede all'esame della
domanda ai sensi dell'articolo 29.»;
  e) all'articolo 35-bis:
  1) al comma 3, lettera d), le parole «di cui all'art. 28-bis, comma
2,» sono sostituite dalle  seguenti:  «di  cui  all'articolo  28-bis,
commi 1-ter e 2,»;
  2) al comma 5 le parole: «, per la seconda volta,» sono soppresse.
  2. Per le finalita' di cui al comma 1, lettera b),  e'  autorizzata
la spesa di 1.860.915 euro a decorrere dall'anno  2019.  Ai  relativi
oneri si provvede ai sensi dell'articolo 39.
  ((  2-bis.  Al  fine  di  velocizzare  l'esame  delle  domande   di
protezione  internazionale  pendenti,  con   decreto   del   Ministro
dell'interno possono essere istituite, dal 1° gennaio 2019 con durata
massima  di  otto   mesi,   ulteriori   sezioni   delle   Commissioni
t