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  • Dott.ssa Maristella Giuliano

Contraffazione ed uso di polizza contraffatta

Corte di Cassazione II sez. penale
10 gennaio 2008, n. 1146

Contraffazione polizza rcauto – utilizzo – art. 648 c.p. – ricettazione – non configurabilità – falsità in scrittura privata – art. 485 c.p. – configurabilità

 

La contraffazione e l’uso di polizza assicurativa contraffatta integra gli estremi della falsità in scrittura privata e non della ricettazione.
Quest’ultima fattispecie, infatti, non è configurabile nel caso in cui si concentrino nella stessa persona l’autore del reato presupposto e l’agente della ricettazione.
E’, pertanto, escluso il concorso formale tra le due fattispecie.
 


SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con sentenza del 28/3/2001, il Tribunale di Napoli dichiarò A. G. responsabile del reato di ricettazione e, con le attenuanti di cui all'art. 648, II comma e 62 bis c.p., lo condannò alla pena di mesi quattro di reclusione e £. 600.000 di multa. Avverso tale pronunzia l'imputato propose gravame ma la Corte d'appello di Napoli, con sentenza del 25/2/2003, confermò la decisione di primo grado.   Ricorre per cassazione il difensore dell'imputato sollevando tre motivi di gravame.  Con il primo deduce la nullità della sentenza impugnata per inosservanza di norme processuali stabilite a pena di nullità, in relazione agli artt. 178, 179, 161, 171 e 601 del codice di rito. Al riguardo eccepisce la nullità della citazione dell'imputato nel giudizio d'appello, in quanto il relativo decreto veniva notificato al difensore, ex art. 161, IV comma, malgrado l'imputato non avesse mai provveduto ad eleggere o dichiarare il proprio domicilio nelle forme previste dal codice di rito. Al riguardo precisa che l'imputato dichiarò ai verbalizzanti il proprio domicilio, ma non fu avvisato dell'obbligo di comunicare ogni mutamento di domicilio, come previsto, a pena di nullità dall'art. 161 del codice di rito.  Con il secondo motivo il ricorrente deduce la violazione della legge penale, in relazione agli artt. 648 e 489 del codice penale e la conseguente contraddittorietà o illogicità della motivazione sul punto. Al riguardo il ricorrente oppone che, nel caso concreto, il reato di ricettazione sarebbe stato assorbito da quello di uso di atto falso, con la conseguenza che la Corte avrebbe dovuto dichiarare improcedibile l'azione penale per mancanza di querela e denunzia come contraddittorie ed illogiche le osservazioni in merito della Corte territoriale.   Con il terzo motivo deduce il difetto della motivazione in ordine alla ritenuta sussistenza di un danno patrimoniale in capo alla parte offesa "XXXXX Assicurazioni", eccependo che la ricettazione di un modulo firmato in bianco non è atto potenzialmente idoneo a causare un danno patrimoniale alla società intestataria della falsa polizza utilizzata dall'agente. MOTIVI DELLA DECISIONE  E' fondato il secondo motivo di ricorso relativo alla doglianza di violazione della legge penale, in relazione agli art. 648 e 489 c.p., con conseguente contraddittorietà ed illogicità della motivazione della sentenza impugnata sul punto. Il fatto contestato all'imputato riguarda il possesso e l'uso di un falso certificato di assicurazione per la rea, effettuato attraverso la contraffazione di un modulo in bianco della Società assicurativa XXXXX.  La Corte territoriale assume che: "l'imputato acquistò un modulo già contraffatto, riempendolo poi con l'apposizione delle proprie generalità." Pertanto la Corte attribuisce all'agente il concorso (con ignoti) nel reato di cui all'art. 485 c.p. (falsità in scrittura privata), ma, in contraddizione con tale assunto, qualifica come ricettazione il comportamento dell'agente che ha fatto uso dell'atto da sé stesso contraffatto.  Tale comportamento non rientra nella fattispecie legale tipica della condotta del reato di ricettazione che punisce l'azione di colui che "fuori dei casi di concorso nel reato, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto..." Ne' è possibile concepirsi, il concorso formale fra il reato di falsità in scrittura privata e quello di ricettazione in quanto la struttura del reato di ricettazione esclude che si possano concentrare nella stessa persona l'autore del reato presupposto e l'agente della ricettazione. 
 Di conseguenza il fatto contestato deve essere qualificato come concorso nel reato di cui all'art. 485, reato non procedibile per mancanza di querela. Ciò comporta l'annullamento, senza rinvio, della sentenza impugnata, ai sensi dell'art. 620 cpv, lett. a) del codice di rito, restando così assorbito ogni altro motivo di ricorso.
PQM La Corte annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché, qualificato il fatto come concorso nel reato di cui all'art. 485 c.p., non può procedersi per mancanza di querela.   

 

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