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C 5366 recante “Modifiche all'articolo 49 del codice della navigazione, in materia di opere non amovibili realizzate dai concessionari su aree del demanio marittimo (...)"

Camera dei deputati

 

XVI Legislatura – Camera dei deputati  C 5366
A  cura del Comitato di Redazione ACI del 18.9.2012
L’atto n. C 5366 recante  “Modifiche all'articolo 49 del codice della navigazione, in materia di opere non amovibili realizzate dai concessionari su aree del demanio marittimo, e al decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, in materia di determinazione dei canoni relativi alle concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreative o per la nautica da diporto” presentato alla Camera di iniziativa dell’On. Moffa ed altri, è stato assegnato per l’esame in sede referente alla Commissione VI (Finanze). L’analisi in Commissione non è ancora iniziata e sono stati richiesti i pareri delle commissioni 1ª (Aff. costit.), 2ª (Giustizia), 5ª (Bilancio), 8ª (Ambiente), 9ª (Trasporti), 10ª (Att. produt.), 14ª (Pol. comun.), Questioni regionali.
Si riporta di seguito il testo dell’atto con la relazione di accompagnamento.

PROPOSTA DI LEGGE
d'iniziativa dei deputati
Moffa, Angeli, Barani, Barbieri, Belcastro, Bonino, Calearo Ciman, Carella, Castellani, Catanoso Genoese, Catone, Cesario, Ciccioli, De Corato, Di Cagno Abbrescia, Fabbri, Favia, Vincenzo Antonio Fontana, Iapicca, Lamorte, Landolfi, Pagano, Pelino, Pionati, Porfidia, Raisi, Razzi, Ruvolo, Santori, Scilipoti, Taddei
Modifiche all'articolo 49 del codice della navigazione, in materia di opere non amovibili realizzate dai concessionari su aree del demanio marittimo, e al decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, in materia di determinazione dei canoni relativi alle concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreative o per la nautica da diporto
Presentata il 17 luglio 2012
  Onorevoli Colleghi! — La presente proposta di legge intende realizzare una semplificazione delle norme che stabiliscono le modalità di determinazione dei canoni per le concessioni demaniali marittime, garantendo maggiori entrate all'erario rispetto a quanto introitato a tale titolo negli ultimi anni e perequando le situazioni di soggetti che svolgono attività analoghe, avvalendosi di beni pubblici, ma con canoni di entità notevolmente diversi.
      Per chiarire la portata dell'intervento proposto, si riassume la normativa vigente e come si è ad essa pervenuti.
      Con il decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326 (articolo 32), fu stabilito un aumento dei canoni demaniali marittimi per le concessioni con finalità turistico-ricreative, nella misura prevista dalle tabelle allegate al regolamento di cui al decreto del Ministro dei trasporti e della navigazione 5 agosto 1998, n. 342, rivalutate del 300 per cento. Tale aumento non ha avuto corso, a causa delle forti opposizioni da parte dei concessionari che lamentavano un aumento sperequativo, nel senso che il 300 per cento veniva applicato sia a canoni di basso valore (per esempio 500 euro) sia a quelli più elevati che in tal modo divenivano insostenibili per il concessionario medesimo.
      Per superare tale difficoltà, con la legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), per l'anno 2007 furono stabiliti i nuovi criteri per determinare i canoni demaniali marittimi relativi alle concessioni con finalità turistico-ricreative e per la nautica da diporto e fu contestualmente abrogata la rivalutazione prevista dal citato decreto-legge n. 269 del 2003.
      I criteri introdotti dalla legge finanziaria 2007 prevedono l'applicazione dei valori medi indicati dall'Osservatorio del mercato immobiliare (OMI) dell'Agenzia del territorio per la zona di riferimento, commisurati alla superficie complessiva, abbattuta per scaglioni, delle pertinenze demaniali marittime, qualora, adibite ad attività commerciali, terziario-direzionali o di produzione di beni e di servizi.
      L'importo mensile ottenuto è moltiplicato per un coefficiente pari a 6,5 per tenere conto sia della stagionalità delle strutture che delle opere di manutenzione straordinaria a carico del concessionario.
      L'applicazione di tale norma nella realtà del litorale italiano ha creato numerosi contenziosi e una situazione di incertezza negli operatori del settore, oltre a differenze di trattamento a parità di analoghi utilizzi e di capacità reddituali.
      Infatti, da un lato, tale norma risulta di difficile interpretazione con applicazioni difformi da parte dei comuni e, dall'altro, dà luogo ad una sperequazione tra i canoni demaniali dei manufatti con destinazione commerciale costituiti da opere di facile rimozione e quelli dei manufatti costituiti da opere realizzate in strutture pertinenziali, pur con analoghe potenzialità reddituali.

      Ciò deriva in particolare dal fatto che:
          1) per alcune aree del territorio nazionale l'OMI non ha stabilito valori immobiliari;
          2) sono frequenti i casi in cui l'OMI indica valori relativi a tipologie di realtà commerciali ben distinte da quelle presenti negli impianti balneari. Nel dettaglio, spesso si fa riferimento a negozi di dimensioni ordinarie situati nelle varie località e nei loro centri storici, difficilmente confrontabili con le pertinenze commerciali realizzate sugli arenili;
          3) i valori dell'OMI sono ben lontani da quelli considerati dalle borse immobiliari delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura che, al contrario dei primi, sono sensibilmente più bassi e molto più vicini alla realtà per fasce, dimensioni e tipologie di accertamento;
          4) spesso i canoni demaniali determinati con la media dei valori dell'OMI provocano disparità tra località vicine o confinanti. Per esempio, la media dei valori dell'OMI di Ladispoli risulta di 18 euro, mentre quella di San Felice Circeo risulta di 7 euro, sensibilmente inferiore, o, ancora, quella tra due località della Liguria delle quali una, Cogoleto, in provincia di Genova, con valori dell'OMI i cui minimi e massimi sono esattamente uno il doppio dell'altro (10,2 e 20,4 euro) per un valore medio di 15,3 euro, e la sua confinante Varazze, in provincia di Savona, con un valore medio di 9 euro (tutti i valori citati si riferiscono al secondo semestre del 2011);
          5) i valori dell'OMI sono aggiornati dall'Agenzia del territorio con cadenza semestrale, con la conseguente continua variazione dei canoni di concessione relativi alle pertinenze con destinazione commerciale, pur senza che il mercato apprezzi variazioni della redditività degli impianti turistici ricreativi.
      L'insorgenza del citato corposo contenzioso testimonia l'inadeguatezza della normativa vigente che ha creato e continua a creare una situazione di incertezza, iniquità ed elusione.
      In tale contesto si è inserita la direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, cosiddetta «direttiva Bolkestein» che si propone di «eliminare gli ostacoli alla libertà di stabilimento dei prestatori negli Stati membri e alla libera circolazione dei servizi tra Stati membri nonché garantire ai destinatari e ai prestatori la certezza giuridica necessaria all'effettivo esercizio di queste due libertà fondamentali del trattato».
      A seguito di tale direttiva è stato abolito il cosiddetto «diritto d'insistenza» di cui all'articolo 37 del codice della navigazione, che riconosceva una sorta di diritto di prelazione e di preferenza al concessionario, in fase di rinnovo della concessione, ed è stato previsto che a decorrere dal 1o gennaio 2016 l'assegnazione delle concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreative potrà avvenire solamente mediante procedura ad evidenza pubblica.
      L'attuazione della citata direttiva e dei conseguenti provvedimenti richiede anzitutto che venga semplificata la procedura e che siano ridefiniti i parametri di determinazione del canone, in modo inequivoco e certo, così da inibire eventuali interpretazioni difformi da parte degli enti gestori.
      A tale fine è presentata questa proposta di legge che, nel rispetto delle disposizioni italiane ed europee, contiene norme semplificatrici dei criteri di determinazione dei canoni relativi alle concessioni demaniali marittime, fornendo uno strumento legislativo unitario e organico che, oltre a dare certezza agli operatori istituzionali e ai concessionari, garantisce un introito per lo Stato sensibilmente superiore (del 20 per cento circa) a quello finora realizzato negli ultimi anni e assicura l'economicità dell'azione amministrativa.
      I criteri proposti per la determinazione dei canoni demaniali marittimi consentono di tenere conto della capacità delle opere realizzate di produrre un reddito, che per le strutture turistico-ricreative non si differenzia, sia che esse siano di facile che di difficile rimozione, con riferimento a un preciso parametro delle superfici utili lorde sviluppate da tutti i manufatti.
      Com’è noto per le strutture turistico-ricreative ciò che incide sulla capacità di produrre reddito è la maggior o minore valenza turistica del litorale piuttosto che le modalità di costruzione dei manufatti.
      Secondo la presente proposta di legge, i canoni sono determinati con riguardo a due tipologie di utilizzo delle aree (aree scoperte e aree occupate con impianti) e secondo il parametro delle superfici effettivamente sviluppate, senza tenere conto della particolare destinazione d'uso data dall'imprenditore, in tutto o in parte, ai manufatti a disposizione dell'azienda nel rigoroso rispetto della normativa edilizio-urbanistica di ciascun ente locale.
      Oltre a garantire la certezza del diritto, nonché l'equità, la chiarezza e la trasparenza delle regole di quantificazione dei canoni, che saranno così facilmente applicabili dagli enti gestori del demanio marittimo e intellegibili dagli operatori che dovranno corrispondere tali canoni all'erario, la presente proposta di legge assicura il medesimo livello di entrate erariali, commisurato all'effettivo utilizzo delle strutture, indipendentemente dalla tipologia costruttiva e dalla destinazione.
      Inoltre, resta impregiudicato l'attuale assetto della gestione amministrativa del demanio marittimo che rimane di competenza regionale con delega ai comuni costieri, fatta salva l'attuazione della lettera a) del comma 1 dell'articolo 3 del decreto legislativo n. 85 del 2010 in materia di federalismo demaniale.
      La presente proposta di legge, oltre a una revisione dei parametri da utilizzare per la determinazione dei canoni demaniali, recepisce le istanze contenute nel parere del 21 settembre 2011 del Consiglio superiore dei lavori pubblici laddove «ritiene che sia necessario un momento di superamento della definizione tecnica di facile od in alternativa difficile rimozione perché di fatto la differenza è di altro genere ma non può assolutamente essere tecnica (...) basta richiamare l'attenzione
sul fatto che tale distinzione esiste solo nell'ordinamento italiano e non trova riscontro in altri ordinamenti europei».
      Un ulteriore aspetto di criticità è dato dalla circostanza che le modifiche introdotte con la legge finanziaria 2007 sono state applicate anche ai contratti di concessione già in essere alla data della sua entrata in vigore, con ripercussioni sulla tenuta finanziaria degli operatori che avevano investito nella realizzazione di opere sulla base di un piano economico-finanziario strutturato sulle somme investite, sui ricavi e sul tempo per ammortizzare l'investimento.
      Quest'ultimo aspetto è stato più volte posto all'attenzione della Corte costituzionale. La stessa Corte si è espressa in merito alla legittimità dell'articolo 1, comma 251, della legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria 2007), relativamente alle concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreative ed è stata di recente interessata dal Consiglio di Stato relativamente alla legittimità costituzionale dello stesso articolo 1, comma 252, «nella parte in cui ridetermina il canone per le concessioni per la realizzazione e la gestione di strutture dedicata alla nautica da diporto con riferimento anche ai rapporti concessori in corso».
      Inoltre la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea ha più volte sottolineato che una mutazione dei rapporti di durata deve ritenersi illegittima quando incide sugli stessi in modo improvviso e imprevedibile, senza che lo scopo perseguito dal legislatore ne imponga l'intervento.
      Ma la variazione dei criteri di calcolo dei canoni dovuti dai concessionari di beni demaniali marittimi riferiti solo a utilizzi per finalità turistico-ricreative e non alle strutture dedicate alla nautica da diporto non può ritenersi né improvvisa né imprevedibile, né ingiustificata rispetto allo scopo perseguito di assicurare maggiori entrate all'erario dai soggetti che utilizzano beni pubblici. Infatti un consistente aumento dei canoni in questione era già stato disposto dall'articolo 32 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, recante «Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici». La concreta applicazione degli aumenti disposti dalle norme citate è stata successivamente rinviata fino a quando la legge finanziaria 2007 (articolo 1, comma 256) ha disposto la loro abrogazione, mentre contestualmente introduceva i nuovi criteri di calcolo. Questi ultimi hanno sostituito gli aumenti generalizzati dei canoni annui per concessioni demaniali marittime, disposti con il citato decreto-legge n. 269 del 2003, con un nuovo meccanismo. Non si può dire, pertanto, che l'aumento dei canoni, disposto dalla previsione legislativa abrogata, sia giunto inaspettato, poiché esso si è sostituito a un precedente aumento, non applicato per effetto di successive proroghe, ma rimasto tuttavia in vigore fino ad essere soppresso, a favore di quello vigente, dalla normativa oggetto di modifica da parte della presente proposta di legge.
      Pertanto, secondo i princìpi generali del legittimo affidamento e della certezza del diritto, nel caso in cui non ricorra variazione dell'utilizzo, dovrebbe affermarsi che le misure unitarie dei canoni abbiano applicazione per le concessioni del demanio marittimo rilasciate successivamente al 1o gennaio 2007 se riguardanti la realizzazione e la gestione di infrastrutture per la nautica da diporto e successivamente al 30 settembre 2003 per le concessioni rilasciate o rinnovate con finalità turistico-ricreative.
      In definitiva, nel rispetto del principio di legittimo affidamento, si propone che le concessioni turistico-ricreative rilasciate con atto formale prima del 30 settembre 2003 e le concessioni pluriennali per la realizzazione e la gestione delle infrastrutture per la nautica da diporto già rilasciate alla data del 1o gennaio 2007 conservino il canone stabilito fino alla naturale scadenza, determinata sulla base di un piano economico-finanziario, aggiornate degli indici dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) maturati alla stessa data.
      Inoltre, per rendere automatico l'incameramento dei beni costruiti nelle aree del demanio marittimo e la trasmissione informatica dei relativi dati identificativi catastali, la presente proposta di legge modifica l'articolo 49 del codice della navigazione con la previsione che le opere inamovibili sono automaticamente incamerate senza ulteriori formalità al termine della concessione demaniale, qualora non ne sia stata disposta la demolizione.
      La presente proposta di legge stabilisce anche i criteri per capitalizzare i canoni concessori incassati al fine di aggiornare il conto patrimoniale dello Stato. Ciò risponde alla necessità di dare attuazione a quanto previsto dal decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 18 aprile 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 24 del 30 gennaio 2003, e, nello specifico, a quanto richiesto dall'allegato 3 annesso al citato decreto relativamente all'attribuzione di un valore contabile ai beni del demanio marittimo dati in concessione con la capitalizzazione dei canoni riscossi. A tale fine con la presente proposta di legge si stabiliscono i criteri con i quali il Ministro dell'economia e delle finanze fissa annualmente il saggio di capitalizzazione. In particolare si propone un tasso di capitalizzazione non inferiore a quello medio annuo per operazioni di attualizzazione, fissato ai fini della concessione e dell'erogazione delle agevolazioni in favore delle imprese, tenuto conto che i canoni provengono da attività imprenditoriali seppure insediate nel demanio marittimo. In sede di prima applicazione, per l'anno 2012, il citato tasso è fissato in misura pari al 2,50 per cento.
      Si evidenzia come l'assetto proposto non alteri o modifichi il generale quadro normativo di riferimento vigente, in cui, di contro, si inserisce organicamente, rispettandone i princìpi, potenziandone l'efficacia e rendendone più facile e condivisibile l'applicazione.
      Nello specifico, la normativa comporta, sotto il profilo economico-finanziario:
          1) un incasso superiore a quello percepito negli anni 2007-2011;
          2) l'eliminazione del riferimento all'OMI (oggetto di contenzioso sia per i valori sia per l'attribuzione a determinate strutture di valori locativi commerciali a fronte di sentenze che stabiliscono l'applicazione dei valori locativi del settore terziario);
          3) l'indipendenza della determinazione del canone dalle destinazioni d'uso, rimanendo le strutture soggette esclusivamente alle normative vigenti in materia edilizio-urbanistica;
          4) l'economicità dell'azione amministrativa con riferimento sia ai criteri di determinazione dei canoni sia ai successivi controlli;
          5) la destagionalizzazione degli stabilimenti balneari stabilendo la possibilità di utilizzare le strutture diversamente nei periodi non dedicati alla balneazione, nel rispetto delle disposizioni comunali, con invarianza del canone concessorio da corrispondere per l'intero anno;
          6) la possibilità di utilizzare i manufatti durante tutto l'anno solare favorendo l'ammortamento dei costi delle strutture, incentivando la capacità imprenditoriale e producendo un effetto di calmieramento dei prezzi agli utenti;
          7) la sostanziale deflazione del contenzioso e la possibile chiusura del contenzioso, tramite la previsione di un'apposita istanza di definizione e la contestuale realizzazione di entrate immediate per lo Stato;
          8) la previsione di un canone minimo pari a 1.500 euro.
Incassi previsti.
      Le tariffe di cui alla presente proposta di legge, da applicare dal 1o gennaio 2007, devono essere aggiornate con gli indici dell'ISTAT stabiliti dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti con appositi decreti, con applicazione degli stessi dal 1o gennaio 1999 (base 1998), come esposto nella tabella seguente riferita alle zone classificate nella categoria B (normale valenza turistica).
1998 Indici Istat 0,93  4  0,72  0,52  0,41  0,21
1999 0,65 0,93605  4,026  0,72468  0,52338  0,41267  0,21137
2000 1,3 0,94821  4,07834  0,7341  0,53018  0,41803  0,21411
2001 4,65 0,99231  4,26798  0,76824  0,55484  0,43747  0,22407
2002 1,5 1,00719  4,332  0,77976  0,56316  0,44403  0,22743
2003 1,55 1,0228  4,39915  0,79185  0,57189  0,45091  0,23096
2004 1,75 1,0407  4,47613  0,8057  0,5819  0,4588  0,235
2005 2,8 1,06984  4,60146  0,82826  0,59819  0,47165  0,24158
2006 2,85 1,10033  4,7326  0,85187  0,61524  0,48509  0,24846
2007 3,75 1,4159  4,91008  0,88381  0,63831  0,50328  0,25778
2008 2,55 1,17070  5,03528  0,90635  0,65459  0,51612  0,26435
2009 5,5 1,23509  5,31223  0,95620  0,69059  0,54450  0,27889
2010 -3,4 1,19310  5,13161  0,92369  0,66711  0,52599  0,26941
2011 2,8 1,22651  5,27529  0,94955  0,68579  0,54072  0,27695
2012 3,75 1,27250  5,47312  0,98516  0,71151  0,56099  0,28734
Incassi come da conto patrimoniale dello Stato – Concessioni dei beni di demanio pubblico marittimo
   2007 2008 2009 2010 2011
Totale  € 87.023.000,00 € 103.377.000,00 € 97.715.881,37 € 96.155.178,14 € 98.409.723,46
Canoni relativi a concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreative e per la nautica da diporto
Tipologia concessoria                Anno                Tariffa categoria B
    2012
superfici stimate Arenili e manufatti  Totale
19.000.000,00 area scoperta € 1,2725 € 24.177.500,00
9.000.000,00 area occupata con impianti di facile o di difficile rimozione, comprese le pertinenze demaniali. € 5,47311 € 49.257.990,00
   Specchi acquei   
11.000.000,00 specchi acquei entro 100 metri dalla costa € 0,98516 € 10.836.760,00
750.000,00 specchi acquei oltre 100 ed entro 300 metri dalla costa € 0,71151 € 533.632,50
61.500.000,00 specchi acquei oltre 300 metri dalla costa € 0,56099 € 34.500.885,00
         € 119,306.767,50
      L'impatto della presente proposta di legge è esemplificato e quantificato a partire dalla valutazione preliminare delle superfici attualmente occupate, relative sia ai manufatti di facile o di difficile rimozione che alle pertinenze demaniali marittime e anche agli specchi acquei, per i quali attualmente vengono corrisposti rispettivamente canoni tabellari e canoni di mercato (pertinenze adibite ad attività commerciali terziario-direzionali e di produzione di beni e di servizi).
      Assimilando le tipologie costruttive dei manufatti (facile, difficile rimozione e pertinenze) e attribuendo alle stesse una tariffa tabellare, si ottiene una sostanziale semplificazione delle modalità di calcolo del canone, si risolve la problematica della carenza e dell'incongruenza dei dati dell'OMI in determinate zone territoriali nazionali e si rende possibile un incremento dei canoni concessori stimabile nell'ordine di circa il 20 per cento, con un introito annuo complessivo di circa 119 milioni di euro, considerando tutte le concessioni classificate nella categoria B (normale valenza turistica).
      Quando le regioni avranno terminato la classificazione del territorio individuando le zone ricadenti nella categoria A (alta valenza turistica) gli incassi stimati aumenteranno in relazione alla classificazione più o meno ampia delle zone ricadenti in tale categoria.

PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1.
1. All'articolo 49 del codice della navigazione sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:
      «Qualora, al termine della concessione demaniale, non sia prevista la demolizione o non ne sia stata ordinata la demolizione, le opere non amovibili sono acquisite di diritto tra le pertinenze del demanio marittimo, senza ulteriori formalità.
      L'ente gestore del demanio marittimo competente per territorio provvede a comunicare al Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del Ministero dell'economia e delle finanze i dati identificativi censuari del catasto dei fabbricati delle opere realizzate e incamerate».
Art. 2.
      1. All'articolo 03 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
          a) al comma 1:
              1) la lettera b) è sostituita dalla seguente:
          «b) misura del canone annuo delle concessioni demaniali marittime aventi ad oggetto aree e specchi acquei:
              1) per gli anni 2004, 2005 e 2006 si applicano le misure unitarie vigenti alla data di entrata in vigore della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e non operano le disposizioni maggiorative di cui ai commi 21, 22 e 23 dell'articolo 32 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre
2003, n. 326, e successive modificazioni;
              2) a decorrere dal 1o gennaio 2007, si applicano i seguenti importi aggiornati degli indici ISTAT maturati alla stessa data:
                  2.1) area scoperta: euro 1,86 al metro quadrato per la categoria A; euro 0,93 al metro quadrato per la categoria B. Costituiscono aree scoperte le piattaforme, i piazzali e i percorsi simili anche asfaltati o cementati ovvero ricoperti da altro materiale idoneo allo scopo, su cui non insistono edificazioni che sviluppano una volumetria utilizzabile o praticabile;
                  2.2) area occupata con impianti di facile o di difficile rimozione, ivi comprese le pertinenze demaniali: euro 6,24 al metro quadrato per la categoria A di superficie utile lorda; euro 4,00 al metro quadrato per la categoria B di superficie utile lorda. Per superficie utile lorda di un piano della costruzione si intende, dal punto di vista geometrico, l'area delimitata dal perimetro esterno del piano. La superficie utile lorda della costruzione è la somma delle superfici utili lorde utilizzabili, con qualsiasi destinazione d'uso, di tutti i piani, entro e fuori terra, della costruzione stessa. Sono incluse nel computo della superficie utile lorda le seguenti superfici: portico coperto, nella misura del 20 per cento; logge aventi profondità non superiore a 2 metri, nella misura del 30 per cento; balconi e terrazzi rispettivamente nella misura del 30 per cento e del 20 per cento. Sono escluse dal computo della superficie utile lorda le seguenti superfici: vani tecnici e locali destinati esclusivamente agli impianti tecnici; aree per attrezzature tecnologiche di servizio; sottotetto tecnico; scale aperte di edifici; tettoie poste a protezione di passaggi, di pensiline o di strutture finalizzate a supportare pannelli solari o fotovoltaici; piani seminterrati il cui intradosso del solaio di copertura emerge per un massimo di 1,00 metri dalla linea di spiccato, rispetto ad uno qualunque dei fronti della costruzione; cavedi; spessori di muri perimetrali superiori a 35 centimetri. Per quanto non previsto dal presente numero, per il calcolo della superficie utile lorda si fa riferimento a quanto stabilito dal regolamento edilizio comunale vigente nel comune in cui ricadono le opere inamovibili. Il canone demaniale determinato ai sensi del presente numero resta valido anche nel caso che sia prevista la realizzazione di nuovi impianti da acquisire tra le pertinenze demaniali. In tale caso l'autorità marittima tiene conto, sulla base di un piano economico-finanziario, del tempo necessario per ammortizzare la spesa rilasciando una concessione pluriennale la cui durata non può in ogni caso essere superiore a venti anni. Per le concessioni demaniali rilasciate con atto formale prima del 30 settembre 2003, di durata superiore a sei anni, restano fermi, fino alla naturale scadenza della concessione, i canoni fissati contrattualmente sulla base di un piano economico-finanziario, aggiornati degli indici ISTAT maturati;
                  2.3) euro 0,72 per ogni metro quadrato di mare territoriale per specchi acquei o delimitati da opere che riguardano i porti definite ai sensi dall'articolo 5 del testo unico di cui al regio decreto 2 aprile 1885, n. 3095, e comunque entro 100 metri dalla costa;
                  2.4) euro 0,52 per gli specchi acquei compresi tra 100 e 300 metri dalla costa;
                  2.5) euro 0,41 per gli specchi acquei oltre 300 metri dalla costa;
                  2.6) euro 0,21 per gli specchi acquei utilizzati per il posizionamento di campi boa per l'ancoraggio delle navi al di fuori degli specchi acquei di cui ai numeri 2.3), 2.4) e 2.5);»;
              2) al numero 2, le parole: «con l'esclusione dei manufatti pertinenziali adibiti ad attività commerciali» sono soppresse;
          b) al comma 3 sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Per i rapporti di concessione per la realizzazione e la gestione
di strutture dedicate alla nautica da diporto in corso al 1o gennaio 2007 restano fermi, fino alla naturale scadenza della concessione, i canoni fissati contrattualmente sulla base di un piano economico-finanziario che assicura l'equilibrio economico-finanziario del concessionario. Alla scadenza della concessione le opere realizzate sono acquisite, senza alcun compenso o rimborso, tra le pertinenze demaniali ai sensi dell'articolo 49 del codice della navigazione»;
          c) sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:
      «4-ter. Il canone minimo per concessioni con finalità turistico-ricreative di aree, pertinenze demaniali, impianti di facile o di difficile rimozione e specchi acquei non può essere in nessun caso inferiore a euro 1.500.
      4-quater. Non si dà luogo a rimborsi di eventuali maggiori canoni o indennizzi versati sulla base della normativa vigente prima della data di entrata in vigore della presente disposizione.
      4-quinquies. Le pendenze giudiziarie concernenti il pagamento di canoni per l'utilizzo di beni demaniali marittimi, pendenti innanzi al giudice ordinario o amministrativo in ogni grado e stato del giudizio, possono essere definite, a domanda del soggetto che ha proposto l'atto introduttivo del giudizio, con il pagamento delle somme determinate ai sensi del presente articolo. La domanda di definizione è presentata entro il 30 settembre 2012 e le somme dovute ai sensi del presente comma sono versate entro il 30 novembre 2012 in un'unica soluzione.
      4-sexies. Per consentire la valorizzazione del conto patrimoniale dello Stato relativo al demanio pubblico marittimo, ai sensi di quanto previsto dall'allegato 3 annesso al decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 18 aprile 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 24 del 30 gennaio 2003, il Ministro dell'economia e delle finanze stabilisce con proprio decreto, da emanare entro il 31 gennaio di ciascun anno, il saggio di capitalizzazione dei canoni riscossi nell'anno precedente. Il saggio di capitalizzazione non può essere inferiore a quello medio annuo per operazioni di attualizzazione fissato ai fini della concessione e dell'erogazione delle agevolazioni in favore delle imprese per l'anno precedente a quello in corso. In sede di prima applicazione, per l'anno 2012, il tasso di capitalizzazione è pari 2,50 per cento».

 

 

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