• Giurisprudenza
  • Economia dei trasporti e della mobilità, Urbanistica, territorio e infrastrutture
  • Dott.ssa Maristella Giuliano

Accesso a zone a traffico limitato

Tar Lazio II sez.
6 agosto 2007, n. 7703

Zone a traffico limitato – cento storico – accesso – permesso ai residenti – organismo competente – ATAC – natura giuridica – giurisdizione del GA - sussistente Zone a traffico limitato – cento storico – accesso – permesso ai residenti – limite ad un solo veicolo – illegittimità

 

Le controversie afferenti il rilascio di permessi di accesso ai veicoli nei centri storici, rientrano nella giurisdizione del giudice amministrativo, ancorché concessi da organismi di diritto comune, in quanto tale attività si concretizzano nell’esercizio di un servizio pubblico attribuito al soggetto privato dalla p.a., a fronte del quale si configura nel destinatario un situazione di interesse legittimo.

Essendo la ratio della chiusura dei centri storici la necessità di decongestionare il traffico al fine di rendere vivibili zone di particolare pregio della città, a vantaggio dell’intera collettività, appaiono in generale legittime le limitazioni sopportate dai residenti nelle suddette zone.
Tanto premesso, non è, al contrario, ragionevole né utile per l’interesse pubblico de qua, vincolare, il residente proprietario di più veicoli, all’utilizzo del permesso di circolazione per un solo di essi, e costringere al posteggio al di fuori del centro storico gli altri veicoli.
Infatti, se così è disposto, è ragionevole ritenere che il residente, “dovendo scegliere tra un auto più grande ed un auto più piccola è obbligato a richiedere il permesso per l’auto più grande, con maggiore inquinamento ed occupazione di spazi pubblici”.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO – L’istante il cui stato di famiglia è composto da tre persone, il medesimo, moglie e figlia abita insieme ad altro figlio residente a Fano ma domiciliato a Roma  e due collaboratori familiari nell’appartamento di via della Mercede n.21 di proprietà della moglie ed è titolare, in qualità di residente nel centro storico, di un permesso di accesso valido alternativamente per due macchine. Moglie e figlia possiedono altre due macchine con relativi permessi.
Con lettera del 28 nov. 2006 l’ATAC comunicava che il permesso era da considerarsi scaduto e  poteva essere rinnovato solo per una macchina non potendosi più, alla luce della delibera di Giunta Comunale di Roma del 29 luglio 2006, avere permessi validi per più di una autovettura. Veniva così impedito all’istante di usare, seppure alternativamente, una delle macchine di sua proprietà lasciando quella non usata in uno spazio privato. Il nucleo familiare del ricorrente inoltre, per effetto della delibera di cui sopra, ha diritto a non più di tre permessi tutti dietro pagamento (euro 55, 300 e 500) determinandosi così una illegittima compressione dei propri diritti di cittadino per il solo fatto di abitare nel centro storico e di dovere usare l’auto in Roma e fuori.

 

 Deduce il ricorrente i seguenti motivi.
Eccesso di potere per violazione di legge, disparità di trattamento, manifesta ingiustizia, illogicità ed irrazionalità, contraddittorietà e difetto di motivazione. Si è costituito  il Comune di Roma confutando analiticamente le varie tesi difensive sostenute nel ricorso e chiedendo una pronunzia di inammissibilità e nel merito il rigetto dello stesso. Si è costituito altresì ATAC chiedendo una pronunzia di difetto di giurisdizione atteso che l’ATAC è ora una società per azioni di diritto comune, di inammissibilità e nel merito di reiezione del ricorso. In vista della udienza di trattazione il ricorrente ha depositato una memoria difensiva.
La causa  è stata trattenuta per la decisione all’udienza del 4 luglio 2007. 
DIRITTO 1.In primo luogo la Sezione deve farsi carico delle eccezioni di inammissibilità e improcedibilità sollevate dai resistenti Comune di Roma e da ATAC spa. Quanto al difetto di giurisdizione,  si ricorda,  sulla base di principi lungamente consolidati in dottrina ed in giurisprudenza, che per atto amministrativo (la cui impugnazione radica, appunto, la giurisdizione del giudice amministrativo) deve intendersi ogni atto posto in essere da un soggetto della Pubblica amministrazione, nell'esercizio di una potestà amministrativa.
Sennonché la riduttività di una tale definizione è stata da lungo tempo avvertita, essendosi ammesso che in talune circostanze anche i privati possono emanare atti amministrativi, pur agendo in nome proprio, ovverosia non nella qualità di organi diretti della Pubblica Amministrazione, ma in quella di organi indiretti e l’ attività sia rivolta in modo diretto ed immediato a fini pubblici con  traslazione dei poteri amministrativi dal soggetto pubblico a quello privato.
Con l’effetto che la natura delle norme e del potere non muta per la sola circostanza che tali norme e tali poteri siano rispettivamente applicati ed esercitati, non direttamente dalla Pubblica amministrazione, titolare del potere, ma come nel caso che occupa, dall’affidatario  del servizio cui è attribuito l'esercizio del potere medesimo, da attuarsi quale organo indiretto della stessa amministrazione ed in sostituzione di esso. Ne consegue che la posizione soggettiva del terzo, che abbia natura di interesse legittimo nei confronti della Pubblica amministrazione, conserva tale carattere anche nei confronti del privato affidatario del servizio e trova, pertanto, pure in siffatta ipotesi, tutela davanti al giudice amministrativo.
Quanto alla asserita improcedibilità-inammissibilità del ricorso che si assume diretto contro atto non impugnabile, ritiene la Sezione che la nota impugnata, al di là della veste formale utilizzata, si configuri come atto applicativo  e non meramente informativo e che la fattispecie non possa discostarsi dal  principio di ordine generale che gli atti regolamentari vanno impugnati unitamente a quelli applicativi. Il ricorrente era già titolare di un permesso  ZTL nel 2006 mentre  con la nota impugnata vengono fissate alcune concrete modalità procedurali in ordine al conseguimento del permesso ed al suo rinnovo anche per l’anno in corso, 2007, sulla base della presupposta delibera comunale.

 

Pertanto sotto un primo profilo,  si è nell’ambito di una fattispecie riconducibile alla ordinaria attività autorizzatoria della PA gestita da ATAC,  sotto altro profilo si è a fronte di un  atto con effettiva idoneità lesiva,  suscettibile di rimuovere, per finalità di pubblico interesse, limiti e restringimenti alla attività del privato ed attualizzare l' interesse alla contestazione  degli atti presupposti .  2.Nel merito la Sezione osserva quanto segue. Quanto all’aumento delle tariffe  disposto dalla delibera impugnata, come opportunamente evidenziato dalla difesa del Comune di Roma, viene in rilievo nel caso in esame la direttiva  n. 3816 del 21 luglio 1997 del Ministero dei lavori pubblici che ha chiarito come la tariffa rappresenti uno strumento di tutela del Centro Storico considerato come risorsa finita e conseguentemente depauperabile, da salvaguardare attraverso forme di disincentivazione di cui la leva dell’onerosità è uno degli strumenti a disposizione. L’aumento tariffario ed il passaggio da un regime di gratuità ad un regime di onerosità previsto precedentemente per talune categorie, oltre che giustificarsi con la necessità di adeguare le tariffe all’inflazione, costituisce un ulteriore deterrente all’utilizzo dei mezzi di trasporto privati  e, come rilevato nella parte motiva della delibera n. 410 del 2006, si è reso necessario sia per la introduzione dei nuovi sistemi di gestione e controllo degli accessi nelle ZTL (sistema Iride), sia per l’incremento del trasporto pubblico, sia per l’aumento della cogestione del traffico che  comporta per l’Amministrazione comunale nuovi costi.
Pertanto la previsione tariffaria appare rientrare nell’ambito dei poteri latamente discrezionali ed addirittura  nel merito dell’azione dell’Amministrazione. In conclusione la censura, peraltro dedotta in maniera del tutto generica, non appare meritevole di accoglimento. 4. Si duole ancora il ricorrente della previsione di abbinamento ad una sola targa e dunque ad un solo veicolo, del permesso. Tale doglianza  è meritevole di accoglimento. Secondo la normativa già vigente sino alla emanazione della delibera impugnata, i residenti nel centro storico potevano avere un solo permesso di accesso nella ZTL per più autovetture con la possibilità di usarne una sola per volta lasciando le altre in luogo privato.
Tale normativa consentiva ai residenti, possessori di più auto, fatto questo ben frequente nell’attuale contesto socio economico, di potere utilizzare, a propria discrezione ed in alternativa, con l’unico permesso, anche la seconda auto, lasciando ovviamente ferma la prima.  
Tale disciplina si configurava come un parziale ristoro alle forti limitazioni che i residenti del centro storico  erano costretti a subire rispetto a residenti di altre zone cittadine,  limitazioni dettate dalle pur legittime esigenze di pubblico interesse perseguite dalla Amministrazione comunale sopraevidenziate,  di decongestionare il traffico al fine di rendere vivibili zone  di particolare pregio della città, a vantaggio dell’intera collettività non esclusi degli stessi residenti nei centri storici.  Con la delibera  impugnata il Comune limita invece il permesso ad una sola vettura con la conseguenza che chi ne possiede più di una, salvo una limitata utilizzazione nelle ore notturne  in periodi prefissati della settimana, è costretto a tenere ferme le altre, ma fuori del centro storico . 

 

Un tale restringimento non appare ictu oculi ragionevole e di utilità per le finalità pubbliche perseguite, ponendosi come ingiustamente punitivo nei confronti dei residenti del centro senza un apprezzabile interesse pubblico, tanto più nel caso che occupa in cui il ricorrente è in possesso di un garage  sito nel centro storico in largo del Teatro Valle n.6. D’altro canto, il parcheggio in pubblica via fuori dalla ZTL, come a tutti noto, è in zona c.d blu ed a titolo oneroso ed in sostanza  il residente, a meno di non pagare la pesante tariffa giornaliera, se vuole conservare la seconda auto è costretto a reperire un garage a pagamento. La previsione appare contrastante con le stesse finalità perseguite dalla Amministrazione comunale . Infatti la possibilità di usare alternativamente due automobili lasciando quella ferma in luogo privato essendo priva di contrassegni, permette di adoperare una utilitaria in città e per i viaggi un’ auto più grande, senza alcuna influenza sul traffico del centro storico, senza aggravio di inquinamento e senza aumentare il numero delle auto in sosta in quanto l’auto priva di contrassegno non può sostare nella pubblica via. 
Con l’attuale normativa è ragionevole ritenere che il residente,  dovendo scegliere tra un’auto più grande ed un auto più piccola, si trova obbligato a richiedere il permesso per l’auto più grande, con maggiore inquinamento ed occupazione di spazi pubblici.  D’altro canto una tale previsione, fortemente limitativa del diritto dei residenti non può essere motivata da necessità legate al sistema di controllo automatizzato dei varchi di accesso alla ZTL, necessità che possono trovare ragionevole soluzione nelle opportune sedi tecniche .
5. Nei limitati termini di cui sopra il ricorso è meritevole di accoglimento e per l’effetto gli atti impugnati devono essere in parte qua annullati. Spese ed onorari del giudizio possono essere compensati.
P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, Sezione II, definitivamente pronunciando sul ricorso come in epigrafe, lo ACCOGLIE nei limiti di cui in motivazione. Compensa spese ed onorari. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa

 

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